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Prescrizione ingiunzione di pagamento

2 Agosto 2020 | Autore:
Prescrizione ingiunzione di pagamento

Procedimento d’ingiunzione: cos’è e come funziona? Prescrizione e decadenza del decreto ingiuntivo. Cartella di pagamento: quando si prescrive?

Quando si parla di ingiunzione si pensa immediatamente a un debito da saldare. Ciò è vero: l’ingiunzione consiste infatti in un atto che, notificato al debitore, gli intima di adempiere alla propria obbligazione entro un determinato lasso di tempo. L’ingiunzione è quindi un avvertimento, una sorta di ultimatum che precede l’esecuzione coattiva, cioè l’espropriazione forzata dei beni del debitore. Con questo articolo vedremo nel dettaglio cos’è un’ingiunzione di pagamento e dopo quanto tempo si prescrive.

Come ti spiegherò nel corso dei prossimi paragrafi, quando si parla di ingiunzione di pagamento c’è il rischio di fare confusione, in quanto l’ingiunzione è, in generale, un’intimazione rivolta a un determinato soggetto al quale si chiede di adempiere ai suoi obblighi. Ad esempio, anche l’atto di precetto è una sorta di ingiunzione di pagamento, in quanto di dice al debitore che, se non adempie entro dieci giorni, si procederà con il pignoramento. Quando la legge parla di ingiunzione, però, si riferisce essenzialmente a uno strumento ben preciso, e cioè al decreto ingiuntivo. Per certi versi, poi, anche la cartella esattoriale può essere equiparata a un’ingiunzione di pagamento.

Con questo articolo vedremo insieme in cosa consiste il procedimento d’ingiunzione, come si fa e dopo quanto tempo si prescrive. Se l’argomento ti interessa, prosegui pure nella lettura: ti basteranno solo dieci minuti per saperne di più.

Ingiunzione di pagamento: cos’è?

Come anticipato in premessa, l’ingiunzione di pagamento consiste in un’intimazione rivolta per iscritto al debitore. Con l’ingiunzione si chiede categoricamente alla persona obbligata di saldare i propri debiti, pena l’inizio di una proceduta forzosa di recupero degli stessi.

Un esempio di ingiunzione di pagamento può essere la cartella esattoriale: si tratta di uno strumento, e contemporaneamente di un titolo esecutivo, attraverso il quale la pubblica amministrazione italiana attiva un procedimento di riscossione coattiva del credito vantato nei confronti del contribuente. Ma sul tema delle cartelle di pagamento torneremo sul finire dell’articolo.

Di norma, quando la legge parla di procedimento di ingiunzione si riferisce alla ben nota procedura che porta all’emissione di un decreto ingiuntivo.

Possiamo dunque affermare, senza tema di smentita, che l’ingiunzione di pagamento altro non è che il decreto ingiuntivo emesso dal giudice e notificato al debitore. Approfondiamo questo argomento.

Procedimento d’ingiunzione: cos’è?

Secondo la legge [1], il procedimento d’ingiunzione è una procedura speciale che consente al creditore di ottenere, in poco tempo, un titolo giudiziale col quale far valere il proprio diritto.

Si tratta di un procedimento sommario perché caratterizzato dalla celerità con cui il giudice decide sulla richiesta del creditore.

Il procedimento d’ingiunzione non contempla, almeno inizialmente, la partecipazione del debitore, il quale avrà conoscenza della procedura in atto solamente dopo la notifica del decreto ingiuntivo.

Decreto ingiuntivo: cos’è?

Il decreto ingiuntivo è il frutto del procedimento d’ingiunzione. In buona sostanza, il decreto ingiuntivo è l’ingiunzione di pagamento stessa, poiché all’interno di tale provvedimento v’è indicata la somma che il debitore deve pagare al creditore entro 40 giorni dalla notifica.

In alternativa al pagamento, al debitore è concessa la possibilità di difendersi proponendo opposizione al decreto ingiuntivo. Così facendo, si instaurerà un vero e proprio giudizio civile a tutti gli effetti, in cui le parti potranno esporre al giudice le proprie ragioni.

Decreto ingiuntivo: quando viene emesso?

Come già ricordato, il decreto ingiuntivo è un provvedimento emanato dal giudice allorquando ricorrono alcune condizioni legate alla particolarità del credito azionato.

Detto in altri termini, il decreto ingiuntivo è uno strumento che la legge mette a disposizione di coloro che sono creditori di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili, ovvero di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata.

In buona sostanza, si ricorre al decreto ingiuntivo quando il credito è certo nel suo ammontare poiché già quantificato; pensa, ad esempio, al prestito che è stato fatto a una persona: se questa non restituisce quanto dovuto nei termini pattuiti, il creditore potrà agire con decreto ingiuntivo perché la somma di denaro che gli spetta è già determinata nella scrittura privata intercorsa tra le parti.

Il decreto ingiuntivo può altresì essere invocato nel caso in cui il credito abbia ad oggetto cose fungibili ugualmente determinate (ad esempio, dieci chili di grano; ricorda infatti che le cose fungibili sono quelle che possono essere scambiate o sostituite facilmente con altre dello stesso genere), oppure la restituzione di un bene mobile ugualmente determinato (un quadro, una macchina, ecc.).

Procedimento d’ingiunzione: come si fa ricorso?

Per chiedere al giudice l’emissione di un’ingiunzione di pagamento nella forma di decreto ingiuntivo occorre fare un apposito ricorso al quale allegare una prova scritta del proprio credito (ad esempio, se sei un professionista, il contratto di conferimento incarico o la fattura non pagata).

Se il giudice ritiene che sussistano i presupposti previsti dalla legge, emette un decreto ingiuntivo, cioè un provvedimento assunto senza contraddittorio tra le parti con il quale viene riconosciuto il diritto ad ottenere quanto ti spetta.

Una volta emesso il decreto ingiuntivo, a pena di decadenza del medesimo, dovrai notificarlo al debitore entro il termine di sessanta giorni. Dal momento in cui ha ricevuto tale notificazione, il debitore ha quaranta giorni di tempo per adempiere spontaneamente, cioè per pagare quanto riportato nel decreto, oppure per presentare opposizione.

Di conseguenza, a seguito della notifica effettuata entro sessanta giorni dall’emissione del decreto ingiuntivo, si potrà avere una delle seguenti situazioni:

  • il debitore paga entro il termine previsto dalla legge;
  • il debitore, entro quaranta giorni dalla notifica del decreto, non si oppone né adempie: in questa circostanza, il decreto ingiuntivo diviene esecutivo e potrai procedere coattivamente;
  • il debitore propone opposizione al decreto ingiuntivo entro quaranta giorni. È questo l’aspetto che ci interessa.

Procedimento d’ingiunzione: quanto costa?

Se vuoi sapere quanto costa un decreto ingiuntivo, cioè un’ingiunzione di pagamento emanata direttamente dal giudice, ti rinvio alla lettura dell’articolo dedicato a questo specifico tema.

Decreto ingiuntivo: dopo quanto tempo decade?

Veniamo ora all’argomento centrale di questo articolo: la prescrizione dell’ingiunzione di pagamento, ovvero del decreto ingiuntivo.

Ebbene, devi sapere che, una volta emanato il provvedimento, il decreto ingiuntivo va notificato al debitore, a pena di decadenza, entro sessanta giorni che decorrono dal momento in cui il decreto è stato depositato in cancelleria.

Secondo la legge [2], il decreto d’ingiunzione diventa inefficace qualora la notificazione non sia eseguita nel termine di sessanta giorni dalla pronuncia, se deve avvenire nel territorio della Repubblica, e di novanta giorni negli altri casi.

Se il creditore dimentica di effettuare la notificazione, la domanda per ottenere una nuova ingiunzione di pagamento (cioè, un nuovo decreto ingiuntivo) può essere comunque riproposta.

Dunque, la legge fa salva la possibilità del creditore di poter ottenere un nuovo decreto ingiuntivo nel caso in cui il primo sia decaduto per mancanza di notifica al debitore nei termini previsti. Pertanto, il proprio credito non andrà perduto.

Decreto ingiuntivo: dopo quanto tempo di prescrive?

Diverso è il discorso riguardante la prescrizione del proprio diritto di credito una volta eseguita la notifica del decreto ingiuntivo.

Il creditore che abbia validamente fatto ricorso secondo le regole del procedimento d’ingiunzione e abbia ottenuto il decreto ingiuntivo è tenuto, a pena di decadenza, a notificare il provvedimento al debitore entro sessanta giorni. Se non lo fa, il decreto decade, come se non fosse mai stato emanato.

Se però il creditore adempie tempestivamente al proprio obbligo di notifica, potrà stare certo che il proprio diritto non si prescriverà se non dopo dieci anni. In altre parole, una volta notificato e, dunque, scongiurato il rischio di decadenza, il decreto ingiuntivo è valido per dieci anni.

Possiamo pertanto affermare che l’ingiunzione di pagamento, nella forma di decreto ingiuntivo, si prescrive solamente dopo dieci anni di inattività.

Dunque, se il creditore evita la decadenza del decreto ingiuntivo perché lo notifica entro sessanta giorni, ma per i successivi dieci anni non fa nulla per recuperare il credito sancito nell’ingiunzione di pagamento, allora scatterà la prescrizione, con conseguente impossibilità di poter chiedere un nuovo decreto ingiuntivo: la prescrizione, infatti, cancella per sempre il diritto dell’istante.

Decreto ingiuntivo: decadenza e prescrizione

Ricapitolando quanto detto sino a questo momento, l’ingiunzione di pagamento, quando assume la forma del decreto ingiuntivo, è soggetto ai seguenti termini:

  • 60 giorni per la notifica a pena di decadenza;
  • 10 anni, pena la prescrizione.

Cartella di pagamento: cos’è?

Finora abbiamo illustrato l’ingiunzione di pagamento nella sua forma classica o canonica: il decreto ingiuntivo. Tuttavia, un’ingiunzione di pagamento può essere rappresentata anche da un altro atto: la cartella di pagamento. Di cosa si tratta?

La cartella di pagamento (o cartella esattoriale) è l’atto che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione invia ai contribuenti per recuperare i crediti vantati dagli enti creditori (Agenzia delle Entrate, Inps, Comuni, ecc.).

La cartella di pagamento contiene la descrizione delle somme dovute, l’invito a provvedere al pagamento entro 60 giorni dalla notifica, a pena di avvio dell’esecuzione forzata, le istruzioni sulle modalità di pagamento (dove, come), sulle modalità per richiedere la rateazione, sulle modalità per proporre ricorso, l’indicazione del nominativo del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notifica della cartella.

Cartella pagamento non pagata: cosa succede?

In caso di mancato pagamento della cartella esattoriale nel termine di 60 giorni, sulle somme iscritte a ruolo sono dovuti gli interessi di mora maturati giornalmente dalla data di notifica della stessa, gli oneri di riscossione (compensi) dovuti all’agente della riscossione, nella misura piena (calcolato sul capitale e sugli interessi di mora) e tutte le eventuali ulteriori spese derivanti dal mancato (o ritardato) pagamento della cartella.

Trascorso il termine di 60 giorni senza che il contribuente abbia eseguito il pagamento, l’agente della riscossione può mettere in atto le azioni cautelari e conservative e le procedure per la riscossione coattiva su tutti i beni del creditore e dei suoi coobbligati (ad esempio, il fermo amministrativo di beni mobili registrati e il pignoramento dei beni).

Ecco perché, come ricordato in apertura di questo articolo, la cartella esattoriale è un’idonea ingiunzione di pagamento: costituendo di per sé un titolo esecutivo, l’Agenzia delle Entrate potrà procedere con l’esecuzione coattiva nei confronti del debitore inadempiente senza nemmeno passare per l’autorità giudiziaria, cioè senza richiedere alcun decreto ingiuntivo.

Cartella di pagamento: prescrizione

Non è possibile indicare un unico termine di prescrizione per l’ingiunzione di pagamento contenuta nella cartella esattoriale: ciò perché dipende dal tipo di tributo per il quale l’Agenzia delle Entrate agisce.

In linea di massima, i termini di prescrizione di una cartella esattoriale di Agenzia Entrate Riscossione variano da 10 a 3 anni a seconda del tipo di tributo o sanzione di cui si chiede il pagamento.

Se vuoi conoscere tutti i termini di prescrizione della cartella di pagamento, ti rinvio alla lettura degli articoli Quando una cartella esattoriale va in prescrizione e Cartelle esattoriali: prescrizione.


note

[1] Artt. 633 ss. cod. proc. civ.

[2] Art. 644 cod. proc. civ.

Autore immagine: Canva.com


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