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La polizia può perquisire zaini e borse per strada?

3 Maggio 2020 | Autore:
La polizia può perquisire zaini e borse per strada?

Perquisizione in strada: quando la polizia può procedere senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria? Perquisizione d’urgenza e in flagranza: come funziona?

Stai passeggiando in strada con gli amici; all’improvviso degli ufficiali di polizia vi fermano e chiedono di poter controllare nelle vostre borse. Inizialmente pensi di opporti a un comportamento che ti pare ingiusto e arbitrario ma poi, per evitare di contraddire le autorità, obbedisci all’ordine. Un altro esempio. Di rientro dalle lezioni universitarie, una volante della polizia si accosta e, dopo averti chiesto di fermarti, uno degli ufficiali ti chiede di dargli lo zaino per una perquisizione. È legittimo questo comportamento? La polizia può perquisire zaini e borse per strada?

È cosa nota che alle autorità sono concesse condotte che ai normali cittadini sono vietate. Ciò non significa, però, che gli appartenenti alle forze dell’ordine possano fare ciò che vogliano: la legge è uguale per tutti e non ammette prevaricazioni da parte di alcuno. Per tale ragione, la polizia può perquisire soltanto al ricorrere di determinate condizioni. Quali? Se avrai la pazienza di seguirmi, lo scoprirai nei prossimi paragrafi. Vedremo insieme se alla polizia è concesso perquisire in strada.

Perquisizione: cos’è e a cosa serve?

La perquisizione è un mezzo di ricerca della prova [1]; essa consiste in un atto di indagine volto a  rinvenire il corpo del reato o le cose pertinenti al reato.

Per corpo del reato deve intendersi l’oggetto per mezzo del quale è stato commesso un crimine (pensa al coltello utilizzato per uccidere una persona oppure al grimaldello impiegato per un furto con scasso); corpo del reato può essere pure la cosa che è il prodotto del delitto (pensa a un panetto di droga o al portafogli rubato).

Per cose pertinenti al reato deve intendersi tutto ciò che, anche indirettamente, può riguardare la commissione di un crimine: pensa ad esempio ai guanti utilizzati per non lasciare impronte.

La perquisizione può avere come scopo anche il ritrovamento di una persona: pensa alla perquisizione effettuata in un’abitazione ove si ha fondato motivo di credere che si nasconda un evaso o un latitante.

È dunque ben possibile che la perquisizione possa avere ad oggetto anche borse e zaini, in quanto si tratta di cose in cui si può nascondere il corpo del reato oppure cose pertinenti al reato.

Perquisizione: quando si può fare?

Possiamo affermare che la polizia può procedere a perquisizione solamente in tre circostanze:

  • quando vi sia espressa autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria;
  • nei casi di flagranza di reato o, comunque, quando vi sia assoluta urgenza di procedere, anche senza autorizzazione del giudice;
  • nei casi tassativamente previsti dalla legge, senza decreto dell’autorità giudiziaria.

Perquisizione disposta dal giudice

Il primo caso, cioè la perquisizione autorizzata da decreto dell’autorità giudiziaria, rappresenta la regola: ogni perquisizione dovrebbe essere disposta dal giudice.

Ciò significa che la persona perquisita ha diritto di vedere il provvedimento del giudice e, se immediatamente reperibile, di farsi assistere da un avvocato o da altra persona di fiducia (ad esempio, da un familiare).

La perquisizione deve avvenire sempre nel rispetto della dignità personale della persona perquisita: ciò vuol dire che bisogna rispettare, per quanto possibile, la privacy e il decoro del perquisito, impiegando per effettuare l’operazione il tempo strettamente necessario e, se possibile, un ufficiale di sesso uguale a quello della persona perquisita.

Perquisizione in flagranza e nei casi d’urgenza

Penso che se stai leggendo questo articolo è perché vuoi sapere non tanto se sei costretto a sottostare alla perquisizione della polizia quando questa sia autorizzata dal giudice, quanto piuttosto come devi comportarti se, mentre sei in strada, la polizia ti chiede di punto in bianco di mettere il naso nella tua borsa o nel tuo zaino. La polizia può perquisire borse e zaini in una pubblica via?

La risposta è affermativa, se le forze dell’ordine hanno il fondato sospetto che nella borsa vi sia il corpo del reato o una cosa pertinente al reato, e non vi sia il tempo di chiedere l’autorizzazione del magistrato.

In pratica, una perquisizione personale compiuta per strada che abbia ad oggetto anche borse e zaini è legittima solamente in flagranza di reato o, comunque, nei casi d’urgenza, quando la polizia non può perdere tempo perché, altrimenti, le indagini verrebbero vanificate.

Nei casi di flagranza, la polizia giudiziaria è legittimata a procedere in deroga alle limitazioni accennate nel paragrafo precedente (decreto del giudice, facoltà di nominare un avvocato, ecc.) poiché si ritiene che, in questi casi, la tempestività sia fondamentale.

La polizia sta intercettando la conversazione che avviene all’interno di un locale. Dalle voci captate si capisce che c’è in atto un’importante cessione di danaro sporco. Dopo un po’, dal locale esce Tizio con una valigetta. Pensando che dentro vi possano essere i soldi oggetto di riciclaggio, la polizia ferma Tizio e lo sottopone a perquisizione.

Nei casi di perquisizione d’urgenza, l’intervento dell’autorità giudiziaria non è escluso ma semplicemente posticipato: la perquisizione compiuta, infatti, deve comunque essere convalidata dal pubblico ministero competente.

Se il pm ritiene che le operazioni siano state eseguite in assenza dei necessari presupposti (ad esempio, non v’era flagranza di reato oppure il verbale è stato trasmesso dopo le quarantotto ore previste dalla legge), la convalida sarà negata e tutte le indagini compiute saranno inutilizzabili.

Perquisizione negli altri casi previsti dalla legge

Esistono poi casi eccezionali in cui la legge consente agli ufficiali di polizia di procedere a perquisizione, anche di borse e zaini, in assenza di decreto dell’autorità giudiziaria.

Si tratta di norme speciali pensate per combattere particolari reati, ad esempio quelli legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, alla detenzione di armi ed esplosivi e alla commissione di atti di terrorismo.

Dunque, la polizia potrebbe procedere a perquisire zaini e borse anche se ci si trova in una pubblica via se ha fondato motivo di ritenere che al loro interno possa esservi della droga oppure delle armi.

Sequestro dopo la perquisizione di borse e zaini

Se la perquisizione avvenuta su borse e zaini dovesse dare esito positivo, la polizia sarebbe autorizzata a porre sotto sequestro l’eventuale corpo del reato o le cose pertinenti al reato rinvenute e ad avvertire immediatamente il magistrato del pubblico ministero per ottenere la convalida delle operazioni.

Perquisizione borsa dell’avvocato: come funziona?

Un caso assolutamente eccezionale è rappresentato dalla perquisizione della borsa dell’avvocato.

Secondo la giurisprudenza [2], la borsa che utilizza l’avvocato per il proprio lavoro è equiparabile al suo studio, costituendone, di fatto, una sorta di estensione o di prolungamento.

Da ciò deriva una conseguenza importantissima: per procedere alla perquisizione della borsa di un avvocato occorre seguire la complessa procedura che la legge prevede per la perquisizione del suo ufficio.

Dunque, la polizia che intende procedere alla perquisizione della borsa da lavoro di un avvocato dovrà:

  • dare avviso dell’operazione al consiglio dell’ordine forense di appartenenza;
  • procedere a mezzo del giudice o del magistrato del pubblico ministero espressamente delegato dall’autorità giudiziaria, e solamente nei casi e per i motivi indicati dalla legge, con divieto di sequestro di fascicoli o di corrispondenza con clienti, salvo che essi non costituiscano corpo del reato.

note

[1] Art. 247 cod. proc. pen.

[2] Cass., sent. n. 8031 del 20.02.2017.

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