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Si può cambiare famiglia?

3 Maggio 2020
Si può cambiare famiglia?

Come passare da un nucleo familiare ad un altro: lo stato di adottabilità del minorenne, l’adozione in casi particolari e l’adozione dei maggiorenni. 

Più di un lettore ci ha chiesto se, in Italia, si può cambiare famiglia. Le ragioni sono quasi sempre collegate a una situazione di degrado familiare, violenze, vessazioni da parte dei genitori. Quando non ci si riconosce più come membri di un nucleo familiare e si viene invece accolti da un altro si vorrebbe modificare i documenti all’Anagrafe e risultare, anche ai fini legali, facenti parte di quest’ultimo. 

Non si può certo cambiare la storia e il fatto di essere figli naturali di determinate persone. Ma, a determinate condizioni, si può cambiare famiglia tramite il meccanismo dell’adozione. Esistono, in particolare, due tipi di adozione: quella di minori e quella di maggiorenni. Qui di seguito proveremo a fornire alcuni pratici chiarimenti per spiegare come cambiare nucleo familiare.

Stato di adottabilità e adozione di un minore

Prima di poter essere adottati da un’altra famiglia (che dovrà comunque seguire il normale iter previsto dalla legge) bisogna uscire dalla propria. Per i minori non è cosa facile. Si passa, innanzitutto, per la dichiarazione giudiziale dello stato di adottabilità. 

In particolare un bambino minorenne viene dichiarato «adottabile» se viene accertato, tramite i servizi sociali delegati dal tribunale, che i suoi genitori non si occupano di lui. È necessario verificare lo stato di abbandono, la privazione di assistenza morale e materiale da parte del padre, della madre e dei parenti tenuti a provvedervi.

Tale mancanza di assistenza non deve però essere dovuta a causa di forza maggiore di carattere transitorio (si pensi a un genitore ricoverato per diversi mesi in un ospedale a causa di una grave malattia).

Per privazione di assistenza materiale si intende la mancanza di quei sostegni economici che assicurano al bambino il soddisfacimento delle sue esigenze di alimentazione, di abitazione, di abbigliamento, di igiene e gli altri mezzi necessari al suo normale sviluppo.

Invece la privazione di assistenza morale si verifica quando il bambino non riceve le cure affettive ed educative necessarie al normale sviluppo della sua personalità. 

Per avviare la procedura che culmina con la dichiarazione di adottabilità è necessario inviare una segnalazione alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni. Lo può fare chiunque: un vicino di casa, un parente alla lontana, i servizi sociali, lo stesso interessato. 

A seguito della segnalazione, il tribunale avvia degli accertamenti sulla condizione reale del minore, svolti con la collaborazione dei servizi socio-sanitari del territorio, cui è affidata la funzione di svolgere indagini approfondite «sulle condizioni giuridiche e di fatto del minore e sull’ambiente in cui ha vissuto e vive».

I servizi sociali e, se del caso, anche quelli sanitari, predispongono e inviano al Procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, una relazione dettagliata sulla situazione del minore e del suo nucleo familiare, oltre che sugli interventi effettuati, affinché i magistrati possano disporre di tutti gli elementi necessari per una valutazione approfondita della situazione.

All’esito delle verifiche, il tribunale dei minorenni prende una decisione. A tal fine può:

  • imporre degli ordini nei confronti dei genitori e dei parenti del minore affinché adempiano ai doveri familiari nel rispetto delle esigenze del bambino; viene previsto un controllo periodico per verificare il rispetto di tali adempimenti;
  • disporre l’affidamento familiare, nell’ipotesi in cui vi sia la concreta possibilità di un recupero dei genitori del minore, sia pur supportato da un temporaneo intervento esterno;
  • dichiarare lo stato di adottabilità se il rapporto tra il minore e i genitori risulta irrimediabilmente compromesso ed il minore versa in situazione di privazione di assistenza materiale e morale che si ripercuote sul suo sviluppo psico-fisico e sociale.

Dalla successiva dichiarazione di adottabilità può conseguire poi la domanda di adozione presentata da un’altra famiglia.

In alcuni casi tassativamente previsti dalla legge, i minori possono essere adottati anche in mancanza di una dichiarazione di adottabilità e di uno stato di abbandono. È la cosiddetta adozione di minori in casi particolari. Ciò ricorre nelle seguenti ipotesi:

  • orfano di padre e di madre: può essere adottato da parenti fino al 6° grado del minore o da terze persone unite al minore da rapporto stabile e duraturo preesistente alla perdita dei genitori. L’adottante deve avere almeno 18 anni in più dell’adottato;
  • orfano di padre e madre e affetto da handicap: può essere adottato da coniugi (in tal caso l’adozione è possibile solo se vi è richiesta di entrambi i coniugi), da conviventi o da singole persone;
  • figlio, anche adottivo, di solo uno dei due coniugi: può essere adottato dall’altro coniuge.

Adozione di un maggiorenne

Il secondo caso in cui è possibile cambiare famiglia è quando ricorrono gli estremi dell’adozione di un maggiorenne.

L’adozione di un maggiorenne segue regole completamente diverse da quelle previste per i minori. Essa attribuisce all’adottato lo status di figlio adottivo, che va ad aggiungersi – e non a sostituirsi – al suo stato familiare precedente. Questa forma di adozione ha come finalità, non tanto la realizzazione degli scopi tipici degli istituti familiari (non essendo prevista l’assistenza morale e materiale del maggiorenne) quanto piuttosto quella di garantire all’adottante senza discendenti la continuità del nome e del patrimonio, o quella di supplire a un’esigenza di solidarietà formalizzando un rapporto di stabile assistenza. Dunque, non è propriamente un modo per uscire dalla famiglia precedente ma per far parte anche di un’altra famiglia.

L’adottato conserva tutti i diritti e i doveri verso la sua famiglia di origine.

Per poter adottare un maggiorenne sono richieste le seguenti condizioni:

  • consenso dell’adottante e dell’adottando (o del legale rappresentante di quest’ultimo);
  • assenso dei genitori dell’adottando;
  • assenso del coniuge dell’adottante e dell’adottando se coniugati e non legalmente separati;
  • assenso degli (eventuali) figli maggiorenni dell’adottante.

La richiesta si presenta con una domanda in carta semplice, diretta al presidente del tribunale del luogo di residenza dell’adottante.

Il tribunale, assunte le opportune informazioni, verifica se tutte le condizioni richieste sono state adempiute e, se l’adozione conviene all’adottando, provvede con sentenza decidendo di far luogo o non far luogo all’adozione.

Per effetto dell’adozione, l’adottato:

  • assume il cognome dell’adottante e lo antepone al proprio, anche quando la filiazione è accertata o riconosciuta successivamente all’adozione. Se l’adozione è compiuta da coniugi, l’adottato assume il cognome del marito, sempre che di comune accordo i genitori non decidano di attribuire il cognome materno, se è compiuta da una donna maritata, l’adottato, che non sia figlio del marito, assume il cognome della famiglia di lei;
  • acquista il diritto a succedere all’adottante nella stessa posizione dei figli, mentre all’adottante non spetta alcun diritto di successione;
  • acquista il diritto agli alimenti.


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