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Dubbio sulla paternità biologica di un figlio

4 Maggio 2020
Dubbio sulla paternità biologica di un figlio

Può un padre obbligare legalmente il suo presunto figlio a fare un test del Dna per avere la certezza che sia suo figlio biologico?

Se un padre dovesse avere dei fondati sospetti che il bambino nato durante l’unione con una donna non è il proprio figlio, potrebbe disconoscerlo anche se è passato molto tempo dalla sua nascita? Cosa prevede la legge in caso di dubbio sulla paternità biologica di un figlio? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

In particolare, nel corso del seguente articolo, parleremo dell’azione di disconoscimento della paternità, del suo scopo e soprattutto dei termini entro cui può essere esercitata. Con questa preliminare precisazione: se la coppia ha fatto ricorso alla procreazione assistita, il padre non può contestare la paternità mediante l’azione di disconoscimento. Solo il ricorso all’inseminazione eterologa all’insaputa del marito è, come l’adulterio, un valido motivo sul quale fondare l’azione in commento.

Ecco dunque tutto ciò che c’è da sapere in caso di dubbio sulla paternità biologica di un figlio.

Disconoscimento della paternità

Se mai dovesse sorgere il dubbio sulla propria paternità, è sempre possibile avviare un giudizio di disconoscimento del figlio. Non c’è bisogno di avere le prove già prima del giudizio: l’accertamento del Dna, infatti, avviene proprio per il tramite del giudice che accerta se vi è il legame di sangue. È solo il giudice che può ordinare il prelievo del sangue, non potendo il presunto padre avere alcun potere di coercizione in merito se c’è l’opposizione della madre o (se maggiorenne) del figlio.

Lo scopo dell’azione di disconoscimento della paternità è quello di negare che il padre del soggetto concepito o nato durante il matrimonio sia il marito della madre, superando in tal modo la presunzione di paternità che scatta in automatico per tutti i bambini nati da una coppia sposata (per le coppie invece “di fatto”, il vincolo di paternità nasce solo a seguito del riconoscimento del padre).

L’azione può essere esercitata dal marito, dalla madre e dal figlio entro determinati termini.

Termini per il disconoscimento della paternità

Come anticipato, l’azione di disconoscimento della paternità è soggetta a termini di decadenza; una volta scaduti, quindi, non è più possibile mettere in discussione la paternità e il bambino, anche se naturalmente non è il proprio, sarà per sempre considerato, ai fini legali, come figlio del presunto padre. 

Vediamo dunque quali sono i termini entro cui il padre può agire per il disconoscimento.

Se il padre si trovava nel luogo della nascita del figlio al momento in cui essa è avvenuta, il termine per avviare il disconoscimento della paternità è di 1 anno dal giorno della nascita. Dunque, non è possibile agire nei confronti del figlio ormai divenuto adulto o maggiorenne. 

Se, invece, il padre era lontano al momento del parto, l’azione per il disconoscimento ha un termine più ampio: 1 anno dal giorno del suo ritorno nel luogo della nascita del figlio o da quello in cui ritorna nella residenza familiare (il termine decorre dal ritorno anche se ha avuto conoscenza della nascita in un momento precedente).

Se il padre dimostra di non aver avuto alcuna notizia della nascita nel giorno del ritorno, il termine per il disconoscimento è di 1 anno dal giorno in cui ha in ogni caso avuto notizia della nascita.

Se il padre scopre che la moglie lo ha tradito e, nello stesso tempo, dimostra di avere ignorato l’adulterio della moglie al tempo del concepimento o la propria impotenza di generare al momento del concepimento, il termine è di 1 anno dal giorno in cui è venuto a conoscenza dell’adulterio. Per “giorno in cui ha avuto conoscenza dell’adulterio” si intende il momento in cui il marito ha certezza (e non il mero sospetto) che esiste una relazione extraconiugale o che c’è stato un incontro sessuale che ha permesso il concepimento del figlio che vuole disconoscere. Non è sufficiente la mera infatuazione, la relazione sentimentale o la frequentazione della moglie con un altro uomo. Il termine non decorre dal momento in cui il padre diventa certo dell’incompatibilità genetica con il figlio [1]. 

In tutti i casi appena visti, la legge prevede comunque un termine massimo entro il quale agire, termine che non può mai superare 5 anni dal giorno della nascita.

Dunque, in qualsiasi situazione si versi (padre presente, padre lontano, padre non informato, tradimento, impotenza), una volta che il figlio ha compiuto 5 anni non è più possibile disconoscerlo. Ne deriva l’impossibilità di disconoscere un figlio maggiorenne.

Tuttavia, il figlio maggiorenne può sempre agire, senza limiti di tempo, per disconoscere la paternità. Se invece ha meno di 14 anni, il Pm o l’altro genitore deve presentare istanza al tribunale ai fini della nomina di un curatore speciale che eserciti l’azione. Invece, il figlio che ha compiuto i 14 anni ma non è ancora maggiorenne può fare istanza al giudice per nominare un curatore speciale. 


note

[1] Cass. 2 luglio 2010 n. 15777, Cass. 25 febbraio 2005 n. 4090.


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1 Commento

  1. In pratica per il solo motivo di essere maschio, un cornuto dovrà sborsare mediamente 100k euro a figlio illegittimo. Nessuna conseguenza per la madre fredifraga. Perfetto.

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