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Stalking e divieto di avvicinamento alla vittima: ultime sentenze

30 Maggio 2020
Stalking e divieto di avvicinamento alla vittima: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: contestazione del reato di stalking; divieto di avvicinamento alla persona offesa; individuazione dettagliata dei luoghi oggetto del divieto di avvicinamento; violazione del diritto di avvicinamento; revoca del divieto di avvicinamento.

Stalking e maltrattamenti in famiglia 

In materia di delitti commessi con violenza alla persona, la vittima, i cui diritti sono stati fissati con d.lg. n. 212 del 2015, deve essere avvertita dell’eventuale provvedimento di revoca del divieto di avvicinamento imposto per i reati di stalking e maltrattamenti in famiglia.

Cassazione penale sez. VI, 09/02/2016, n.6864

Reato di stalking: il divieto di avvicinamento

Il reato di stalking risponde alla ratio di tutela della tranquillità della vita quotidiana personale da comportamenti che producano ansie, preoccupazioni, paure o altre influenze perturbatrici. Rispetto a tale fattispecie, la violenza privata costituisce un’ipotesi speciale per la cui configurazione non è sufficiente che nella vittima sia stato procurato uno stato di ansia e di timore per l’incolumità, bensì rileva come elemento specializzante lo scopo di costrizione a fare, tollerare od omettere qualcosa, impedendo la libera determinazione della persona offesa con una condotta immediatamente produttiva di una situazione idonea ad incidere sulla sua libertà psichica (riconosciuta la responsabilità per tentata violenza privata nei confronti dell’imputato, il quale con un singolo atto aveva tentato di sottrarre alla madre il figlio del quale, l’odierno imputato, aveva perso la potestà parentale e verso il quale esisteva il divieto di avvicinamento).

Cassazione penale sez. V, 24/03/2015, n.20968

Arresto in flagranza e divieto di avvicinamento alla vittima

Qualora le condotte persecutorie siano connotate dalla reiterazione protrattasi per un apprezzabile lasso di tempo, fino all’arresto in flagranza dell’imputato e all’applicazione del divieto di avvicinamento alla vittima, e abbiano determinato nella persona offesa timore e stato di ansia persino sul posto di lavoro, risulta integrato il delitto di stalking (art. 612 bis c.p.).

Tribunale Catania sez. II, 22/04/2014, n.1044

Richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare

In tema di revoca o sostituzione della misura cautelare,  il gip è obbligato a interrogare l’indagato qualora vi siano elementi nuovi nella richiesta di revoca o sostituzione della misura.

(Nel caso di specie, l’indagato era stato sottoposto originariamente alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla parte offesa a fronte della contestazione del reato di stalking e danneggiamento, ed era stato sottoposto ad un primo aggravamento della misura a fronte di una violazione del diritto di avvicinamento, successivamente era stata nuovamente attenuata  e a seguito dell’attenuazione vi era stato poi una nuova segnalazione della polizia giudiziaria di un incontro tra l’indagato e la persona offesa, il gip procedeva all’interrogatorio che riteneva non convincente confermando la misura cautelare).

Tribunale La Spezia sez. uff. indagini prel., 27/09/2019, n.657

Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla parte offesa

In tema di stalking dovuto a continue telefonate e sms inviate dall’imputato alla vittima, deve essere annullato il provvedimento che respinge la richiesta di applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla parte offesa, allorchè tale provvedimento escluda la sussistenza di quello stato di ansia e paura manifestato dalla parte offesa, richiamando a tal fine l’esistenza di chiamate della vittima dirette all’imputato e il contesto conflittuale originato dalla crisi della relazione di coppia tra i due.

Cassazione penale sez. III, 20/11/2013, n.6384

Misure cautelari coercitive nei confronti di imputati e indagati

In tema di applicazione della misura coercitiva del divieto di avvicinamento, laddove ricorra il reato di cui all’art. 612 bis c.p. e la condotta oggetto della temuta reiterazione abbia i connotati della persistente ed invasiva ricerca di contatto con la vittima in qualsiasi luogo in cui la stessa si trovi, è prevista la possibilità di individuare anche la stessa persona offesa, e non solo i luoghi da essa frequentati, come riferimento centrale del divieto di avvicinamento. In tal caso, pertanto, diviene irrilevante l’individuazione di luoghi di abituale frequentazione della vittima, atteso che dimensione essenziale della misura è invero il divieto di avvicinamento alla persona offesa nel corso della sua vita quotidiana ovunque essa si svolga.

Cassazione penale sez. V, 27/02/2013, n.14297

Appostamenti nel luogo di lavoro

L’atteggiamento molesto ed inosservante degli obblighi di non avvicinamento alla vittima di reato di stalking, già accertato con sentenza anche se non passata in giudicato, costituisce ulteriore reato di stalking. (Nel caso di specie l’imputato, già condannato per stalking con sentenza, anche se non ancora passata in giudicato, e con divieto di avvicinamento alla moglie e al figlio continuava con comportamenti molesti quali appostamenti nel luogo di lavoro, vari sms culminati in un’aggressione fisica per intimorire la donna, continuando così nel suo illecito comportamento che costituisce un ulteriore reato).

Corte appello Torino sez. III, 20/07/2012

Luoghi determinati frequentati dalla persona offesa

La misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa, per effetto dell’integrazione effettuata con l’introduzione dell’art.282 ter c.p.p., ha assunto una dimensione articolata in più fattispecie applicative, graduate in base alle esigenze di cautela del caso concreto.

L’indicazione originaria dei luoghi determinati frequentati dalla persona offesa assume significato nel caso in cui le modalità della condotta criminosa si limitino ai luoghi nei quali la vittima trascorra una parte apprezzabile del proprio tempo o a quelli che costituiscono il punto di riferimento della propria quotidianità di vita, quali quelli indicati dall’art. 282 bis c.p.p. nel luogo di lavoro o di domicilio della famiglia di provenienza.

Mentre se la condotta oggetto della reiterazione abbia i connotati della persistente ed invasiva ricerca di contatto con la vittima in qualsiasi luogo in cui la stessa si trovi, è prevista la possibilità di individuare la stessa persona offesa, e non i luoghi da essa frequentati, come riferimento centrale del divieto di avvicinamento. In tal caso diviene irrilevante l’individuazione di luoghi di abituale frequentazione della vittima.

Cassazione penale sez. V, 16/01/2012, n.13568

Dichiarazioni della persona offesa

In materia di stalking, ai fini dell’applicazione della misura cautelare (nella specie, quella del divieto di avvicinamento all’abitazione della persona offesa, ai sensi dell’art. 282 ter c.p.p.) i gravi indizi di reato possono essere ricavati anche dalle sole dichiarazioni della persona offesa, di cui si apprezzi la coerenza intrinseca e la relativa logica interna, essendo sufficiente il raggiungimento della cosiddetta probatio minor circa gli elementi costitutivi del reato.

(Da queste premesse, nella specie, è stato rigettato il ricorso avverso l’ordinanza applicativa della misura, ritenendo congruamente motivata l’abitualità propria della fattispecie incriminatrice con il richiamo alla pluralità delle querele presentate e parimenti adeguata la motivazione sullo stato di paura determinato nella vittima con il riferimento al rappresentato timore circa la supposta detenzione di un’arma da fuoco da parte dell’indagata).

Cassazione penale sez. V, 22/09/2011, n.42953

Revoca di una misura cautelare senza acquisire il parere del pm

La revoca di una misura cautelare – nella specie costituita dal divieto di avvicinamento alla persona offesa ex art. 282 bis c.p.p., per il reato di stalking, ancora efficace, non essendo scaduto il relativo termine, “per la mancanza del fascicolo d’ufficio” – senza acquisire il parere del P.M., salvo poi ripristinarla, a seguito del ritrovamento del fascicolo, su istanza della parte civile, sia pure richiedendo il parere al P.M., costituisce violazione grave e inescusabile relativa a comportamenti abnormi, non previsti da alcuna normativa e connotati da inescusabile negligenza, non risultando neanche che fossero state disposte presso la cancelleria le dovute ricerche, ed essendosi dovuta attivare la parte offesa per chiedere il ripristino della misura cautelare, segnalando che il fascicolo era stato rinvenuto in cancelleria.

Cassazione civile sez. un., 12/04/2018, n.9156



8 Commenti

  1. Dopo che io e il mio ex ci siamo lasciati, per colpa sua perché lui mi trascurava e faceva quello che voleva uscendo sempre con amici e facendo il simpatico con le amiche… lui ha iniziato ad ossessiornarmi di telefonate, dicendo che aveva bisogno di stare con me, la povera scema che lo aspettava a casa, mentre lui faceva le ore piccole in discoteca e chissà cos’èaltro faceva… E poi, dopo che finalmente mi sono decisa a lasciarlo, ha scoperto che a detta sua non poteva vivere senza di me… Sembrava un pazzo quando veniva a trovarmi sotto casa. E allora poi l’ho “minacciato” di chiamare i carabinieri. Ero sfinata dalla situazione…non dormivo più, avevo ansia perenne…una situazione che non auguro a nessuno

  2. Ho lasciato la mia ex dopo aver scoperto che mi tradiva con il mio miglior amico. Che persone false e viscide… Insomma, dopo che è successo un caos, entrambi si sono messi a stalkerarmi. Cioè ero stressato da tutti e due che volevano riappacificarsi e cercare di rimediare, ma per me era finito tutto e non c’era alcuna speranza di perdono.. Allora un giorno entrambi mi aspettano da lavoro sotto casa…. Non immaginate il disagio e la vergogna con i vicini che mi guardavano dal balcone. Uno di loro ha pensato bene di chiamare i carabinieri sapendo quello che stavo passando… Ora, per fortuna, ho ripreso la mia vita in mano…

  3. Ho divorziato con il mio ex marito… Lui soffriva di alcolismo ed era manesco quando si ubriacava. Io lo giustificavo sempre, ma poi finalmente mi sono decisa a denunciarlo. Certo non si trattava di stalking..quello è venuto in un secondo momento. Ha violato tutti gli ordini dei giudici.. Insomma, ho temuto per la mia vita

  4. Avevo uno spasimante… IO non lo conoscevo, ma lui sapeva tutto di me. Chi ero, che auto avevo, quando andavo a messa… Qualcuno gli aveva dato il mio numero… E mi scriveva cose inquietanti del tipo: quanto sei bella con il tuo cappellino nell’auto (modello e targa)… Io avevo paura. Non sapevo chi diamine fosse e cosa volesse da me. Una volta si è presentato all’università accompagnato con un suo amico. Per fortuna, io ero in compagnia della mia amica che nel frattempo, per parcheggiare, mi aveva lasciato a piedi…Lui ne approfitta per avvicinarsi in auto, scende e si presenta… Sono io quello dei messaggi…Mi dice. Era più grande di me. IO ero spaventatissima. Era inquitante. E dopo avergli detto che non volevo conoscere gente o frequentare nessuno, dico che devo scappare a lezione…Nei giorni successivi, mi scrive ancora e mi segue in un negozio. Da lì, mi sono incavolata seriamente. Prima non volevo essere scortese, poi, ho fatto il tono di voce grossa e gli ho detto di lasciarmi in pace. Poi, ho bloccato il numero e non si è fatto più vivo…io per un po’ di tempo non volevo più uscire da sola…Ero spaventata. Ma ho evitato di fare denuncia. Alcuni dicevano: prima di questi telefonini ci si conosceva così. Mah, a me è sembrato un corteggiamento anomalo… Fatto sta che era una situazione che mi ha creato parecchio disagio…

  5. Quante donne non denunciano i propri stalker per paura delle conseguenze peggiori??? E quante poi vengono uccise anche dopo aver fatto denuncia? Le vittime di stalking sono poco tutelate. Ammettiamolo. Ecco perché le donne si spaventano. E lo dico da uomo che lavora nei centri antiviolenza e conosce tante, troppe, brutte storie.

  6. Quanto è brutto sentirsi privati della propria serenità, sentirsi pedinate, poco sicure nei luoghi che abitualmente si frequentano. Perché? per una storia andata male, per una persona rifiutata, per un incontro mai avvenuto.. E questi uomini si permettono di imporre la loro presenza nella tua vita. Anche se hai espresso più volte il tuo rifiuto, manifestato le tue paure, comunicato il tuo essere impegnata con un’altra persona… E qui nessuno può consolarti. neppure le persone che ti voglionio bene. Quando la paura è così grande, ti senti disarmata, vulnerabile, non sai a cosa può essere disposta l’altra persona pur di averti o di impedirti di essere felice con qualcun altro… Questo fa paura…

  7. Ma cosa posso fare se mi rendo conto che si tratta di stalking? Come me ne rendo conto che tizio mi ha chiamato oltre il “consentito”? è più insistente del normale?

    1. Per sussistere lo stalking telefonico non c’è un limite di telefonate superato il quale scatta tale contravvenzione. Questo ce lo spiega bene la Corte di Cassazione che ha affermato che rischia la condanna per molestie telefoniche colui che ripetutamente chiama una ragazza sul cellulare. E ciò anche se le telefonate sono poche e pure concentrate nel tempo, purché si dimostri il dolo generico dell’agente, inteso come volontà e consapevolezza di arrecare disturbo alla persona offesa. Pertanto integrano la contravvenzione di stalking telefonico anche pochissime telefonate disturbatrici specie se di contenuto riprovevole ed odioso.

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