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Si può chiudere una ditta individuale con debiti

4 Maggio 2020
Si può chiudere una ditta individuale con debiti

Rischi per l’imprenditore individuale che non può pagare i creditori: cosa fare per evitare il fallimento?

È tutt’altro che infrequente che un piccolo imprenditore, che esercita la propria attività in forma individuale, sia sommerso dai debiti coi fornitori, con le banche, le finanziarie e, soprattutto con il fisco: Iva, contributi Inps e soprattutto le famigerate cartelle esattoriali costituiscono delle voci di spesa costanti che non si può ignorare, comportando, in alcuni casi, anche rischi di carattere penale. 

Non è facile però arrendersi all’idea di dover chiudere la propria azienda in nome della crisi economica o delle tasse. Quando però le passività superano di gran lunga l’attivo non c’è altra soluzione se non si vuole rischiare una dichiarazione di fallimento.

Di qui il dubbio che spesso si pone all’imprenditore in difficoltà economiche: si può chiudere una ditta individuale con debiti? In caso affermativo, chi risponde di tali obbligazioni non adempiute e cosa possono fare i creditori per  tutelare i propri diritti? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione nel seguente articolo.

Chi risponde dei debiti di una ditta individuale?

Prima di spiegare se si può chiudere una ditta individuale con debiti è bene spiegare quali sono le ripercussioni di tali debiti sul patrimonio personale. 

La ditta individuale non possiede, come le società di capitali (ad esempio le Srl), un’autonomia giuridica rispetto all’imprenditore. Detto in parole povere, dei debiti contratti per l’attività risponde sia il patrimonio della ditta (ad esempio il conto corrente “dedicato”, i beni strumentali dell’ufficio, il magazzino, la cassa, ecc.), sia il patrimonio personale dell’imprenditore. Imprenditore quindi che non è un soggetto distinto dalla sua stessa ditta e su cui, pertanto, i creditori potranno rivalersi. 

Mariano ha una piccola azienda che vende prodotti locali. Il tutto esercitato in forma individuale. Mariano è proprietario di una casa ove vive con la famiglia, acquistata in comunione dei beni con la moglie. Oltre a ciò, l’azienda non ha nulla intestato se non un piccolo veicolo per le consegne. I creditori di Mariano potranno pignorargli il 50% dell’immobile familiare.

Si può fallire con una ditta individuale?

Anche la ditta individuale può fallire e, con essa, fallisce anche la persona fisica, ossia l’imprenditore. Si tratta di una conseguenza assai grave che pregiudica la possibilità, per il fallito, di proseguire la propria attività lavorativa, dovendo cedere tutti i propri beni – anche quelli personali – al tribunale che provvederà alla vendita per soddisfare i creditori.

Solo il piccolo imprenditore non fallisce. Si considerano piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

In ogni caso, per la dichiarazione di fallimento sono previste delle condizioni e dei limiti basati sul fatturato e sull’esposizione debitoria.

Si può chiudere una ditta individuale con debiti?

La legge consente di chiudere una ditta anche se questa ha ancora debiti non saldati. Come detto in precedenza, però, l’estinzione della ditta e della partita Iva non chiude i rapporti con i creditori che hanno ancora la garanzia dell’imprenditore. In altri termini, l’imprenditore continua a rispondere dei debiti con il proprio patrimonio personale. Se questi infatti ha dei beni intestati, i creditori potranno rivalersi su di essi, tramite un pignoramento, per tutelare le proprie ragioni. 

L’eventuale presenza di immobili, ad esempio, consente di avviare il pignoramento immobiliare. Se vi è una situazione di contitolarità – come ad esempio nel caso di comunione dei beni con il coniuge o di conti cointestati – il pignoramento avverrà entro la misura massima del 50%.

È anche possibile chiudere il conto corrente, nonostante la passività accumulata. Il che evita che sullo stesso vengano addebitati ulteriori costi di gestione ma non cancella il debito con la banca.

Che succede se l’imprenditore è nullatenente?

Ma che succede se l’imprenditore non dovesse avere beni intestati? Se si tratta di un nullatenente, i creditori non avranno alcuna arma nei suoi confronti, né di carattere civile, penale o amministrativa. Insomma non ci sono sanzioni per chi non paga i debiti. Si tenga tuttavia conto che, per i debiti con le banche, c’è sempre la segnalazione nella Centrale Rischi interbancaria, con impossibilità di richiedere ulteriori finanziamenti, aprire conti o emettere assegni.

I debiti del nullatenente si possono trasferire agli eredi, al momento della sua morte, solo se questi decidono di accettare l’eredità.

Una soluzione per chiudere la ditta con debiti

Chi non vuol rischiare il fallimento e tuttavia non ha soldi a sufficienza per pagare i crediti può valutare la possibilità di presentare un concordato preventivo con i creditori per ottenere, tramite l’avallo del tribunale, una sorta di “saldo e stralcio”. Si tratta di un accordo con i creditori rivolto a pagare in misura proporzionale tutti i creditori chirografari e integrale quelli privilegiati (ad esempio con ipoteca). 

Se l’imprenditore non rientra nei parametri della legge fallimentare, al posto del concordato preventivo è possibile presentare la procedura di sovraindebitamento, nella forma della proposta ai creditori: si tratta di una istanza al tribunale sulla quale devono votare i creditori. Per maggiori informazioni leggi Sono pieno di debiti come fare?



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