Liquidità col contagocce, cresce il business dell’usura

4 Maggio 2020 | Autore:
Liquidità col contagocce, cresce il business dell’usura

La criminalità organizzata approfitta delle difficoltà delle imprese e finanzia soprattutto le attività turistiche e della ristorazione, arrivando a controllarle.

La crisi provocata dal Coronavirus ha indebolito molte famiglie e imprese italiane, in tutti i settori economici e di qualsiasi dimensione. I prestiti alle imprese garantiti dallo Stato con il Decreto liquidità non stanno funzionando: le procedure adottate dalle banche prevedono molti ostacoli da superare – a partire dalla mole di documentazione da produrre, che dovrà essere analizzata e valutata dall’istituto – e così i tempi per ottenere il finanziamento si allungano a dismisura.

Proprio nel momento di maggiore emergenza finanziaria, con il fatturato crollato, i ricavi o compensi scesi in molti casi a zero e tutti i costi che invece rimangono da sostenere, la liquidità promessa dal Governo arriva in realtà col contagocce. All’orizzonte della speranza c’è, per ora, solo l’ex Decreto aprile, che avrebbe dovuto essere varato entro Pasqua e ormai dovrà essere ribattezzato Decreto maggio. Un intervento del valore di 55 miliardi che però saranno “spalmati” su numerosi fronti, dal nuovo Reddito di emergenza alle indennità per lavoratori autonomi e professionisti.

Non rimarrà molto per sostenere le imprese in difficoltà nei vari settori produttivi e di tutte le dimensioni. Tutto questo accresce i rischi di usura e può facilitare l’acquisizione delle aziende da parte delle organizzazioni criminali, anche con una presa di possesso progressiva e indiretta.

La criminalità organizzata è pronta per l’occasione, ora è proprio il Coronavirus che la alimenta con il maggior bisogno di denaro da parte di persone ed aziende che si trovano in grave difficoltà e non riescono a fronteggiare i debiti accumulati. Le mafie approfittano facilmente dell’emergenza: gli basta prestare soldi ad un tasso apparentemente inferiore a quello praticato dalle banche e soprattutto più in fretta.

«Non dare liquidità alle aziende significa consegnare interi settori alle mafie», ha detto senza mezzi termini il direttore generale della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) in audizione in Commissioni riunite Finanze e Attività produttive sul Decreto liquidità, mettendo in evidenza che «il 44% delle imprese lamenta difficoltà nel richiedere i finanziamenti, una su due ha dovuto produrre maggiore documentazione e solo l’1,4% delle imprese che ne hanno fatto richiesta ha oggi i soldi sul conto». Ed ha sottolineato che «c’è un grossissimo problema di usura. In assenza di merito di credito c’è il rischio di andare su canali non formali. Ricevo molti messaggi da associati e non, persone che hanno pensieri particolarmente negativi».

Un report della Direzione centrale della polizia criminale segnala che l’usura è l’unico delitto che registra un incremento a marzo, nel pieno dell’emergenza Coronavirus: +9,1% rispetto al medesimo periodo del 2019. Tutti gli altri reati sono invece in calo. L’usura, insieme all’estorsione ed al riciclaggio, è un “reato spia” che segnala, come una sentinella, la presenza della criminalità organizzata e il controllo di tipo mafioso esercitato sul territorio.

In questo periodo, l’usura si diffonde anche perché le mafie hanno molti capitali pronti da investire e l’occasione che si presenta è ghiotta per lucrare e per acquisire il controllo delle aziende e delle varie attività imprenditoriali e commerciali dei richiedenti prestito.

«Il rischio dei prestiti a usura c’è, la criminalità mafiosa ha un patrimonio straordinario», ha detto il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, sottolineando che «il suo problema non è tanto la liquidità, ma il reinvestimento e la canalizzazione delle proprie ricchezze che offrono con forme persuasive più diverse raccogliendo il consenso degli imprenditori più in difficoltà. In questo momento le imprese più in difficoltà sono le più esposte».

Secondo De Raho, i settori più a rischio in questo momento sono quello turistico e quello della ristorazione, che rappresentano «un ambito preferito dalle mafie per investire i loro denari». Così anche il ministero dell’Interno ha acceso un faro sul fenomeno, intensificando l’azione delle forze di polizia «con particolare attenzione alla filiera agroalimentare, alle infrastrutture sanitarie, al comparto turistico alberghiero, alla ristorazione nonché ai settori della distribuzione al dettaglio della piccola e media impresa», ha detto il ministro Luciana Lamorgese al Comitato nazionale ordine e sicurezza pubblica che si è tenuto al Viminale.

Evidentemente le misure economiche sinora varate dal Governo con i Decreti Cura Italia e Liquidità non sono bastate e moltissimi commercianti, piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e artigiani permangono in enormi difficoltà finanziarie e talvolta, sotto il peso dei debiti, non esitano a ricorrere ai prestiti degli usurai finendo in un cappio ancora più grosso e stringente.

Ma c’è un altro rischio dietro l’angolo: quello dei finanziamenti pubblici, sia nazionali sia comunitari, che il Governo e l’Unione europea si accingono a varare in vista della ripresa. Un’occasione, questa, ancora più ghiotta per le mafie che nel frattempo avranno messo le mani sulle attività finanziate ad usura, in modo da garantirsi il controllo di queste risorse economiche in arrivo.

Occorrerà «presidiare efficacemente il sistema economico-finanziario del paese, scongiurando l’eventualità che le attuali difficoltà e le esigenze di rilancio dell’economia possano rappresentare anche l’occasione per infiltrazioni della criminalità, economica ed organizzata, nei principali segmenti del tessuto produttivo nazionale, con l’evidente rischio di un aumento significativo di talune condotte illecite quali, ad esempio, quelle di riciclaggio e di usura», ha detto il colonnello Pietro Bianchi della Guardia di Finanza nell’audizione alle Commissioni parlamentari Finanze e Attività produttive.

Ma intanto è necessario ora più che mai un sostegno immediato dello Stato per sostenere le vittime di usura e per prevenire con misure efficaci che altri vadano a finire in questo pericolosissimo vortice. L’emergenza Coronavirus si combatte anche su questo fronte, per evitare che lasci conseguenze devastanti.



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