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Come dimostrare straordinari non pagati

4 Maggio 2020
Come dimostrare straordinari non pagati

Come fare causa all’azienda quando si lavora di più dell’orario previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro: le prove da portare al giudice.

Negli scorsi mesi, il tuo datore di lavoro ti ha imposto degli straordinari che però non sono stati conteggiati in busta paga. Nonostante i tuoi sacrifici, lo stipendio è rimasto lo stesso. Dovesti agire contro di lui, trascinarlo in tribunale, ma non sai quali prove portare al giudice per dimostrare la bontà di ciò che affermi. In altri termini come dimostrare gli straordinari non pagati?

L’aspetto più delicato di ogni causa è la prova. Il principio generale del processo civile, poi, si basa sul cosiddetto «onere della prova»: in pratica chi agisce deve riuscire a dimostrare la sussistenza dei diritti fatti valere. In caso contrario, la sua domanda viene rigettata.

Nel processo del lavoro, l’onere della prova è ancora più complicato. Come noto, infatti, una buona fetta dei rapporti di lavoro dipendente viene svolta in modo irregolare, il che presuppone la totale assenza di documenti. Senza le famose “carte”, dunque, come si fa a vincere un processo? Torniamo di nuovo alla domanda di partenza: come dimostrare gli straordinari non pagati? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Quando c’è lavoro straordinario?

Per «lavoro straordinario» si intende quello prestato oltre gli orari previsti dal contratto collettivo nazionale. La legge fissa un orario di lavoro di 40 ore a settimana. Compreso lo straordinario, l’orario di lavoro non può superare le 48 ore. Pertanto è possibile svolgere non più di 8 ore a settimana di straordinario (in media poco più di un’ora al giorno). Il limite massimo di 48 ore deve essere calcolato, come media, in un periodo di riferimento non superiore a 4 mesi, o se il contratto collettivo lo prevede a 6 mesi.

Si tenga conto che, sempre per legge, ogni dipendente ha diritto a un riposo giornaliero non inferiore a 11 ore consecutive. Questo significa che anche lo straordinario non può andare a pregiudicare tale fascia.

I contratti collettivi di solito regolamentano il lavoro straordinario e individuano la retribuzione dovuta per esso. Anche se il dipendente è in nero, ha diritto a ottenere lo stesso stipendio riconosciuto ai lavoratori regolari, ivi compreso il riconoscimento delle maggiorazioni per lo straordinario. L’unica differenza tra chi lavora in nero e chi è stato assunto secondo legge è che il primo, nel corso del processo, dovrà prima dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro.

Si può obbligare un dipendente a svolgere straordinario?

Salvo le eventuali regole fissate nel Ccnl, il datore di lavoro può obbligare il dipendente a svolgere lo straordinario solo nel caso in cui vi siano comprovate ragioni economiche, produttive ed organizzative aziendali. Se non dovessero sussistere tali necessità, il dipendente a cui sia stato chiesto di fare degli straordinari potrebbe legittimamente rifiutarsi senza subire alcuna conseguenza di carattere disciplinare.

Lavoro straordinario in nero: quali diritti?

La busta paga deve conteggiare, con voci distinte, la retribuzione dovuta per l’orario di lavoro ordinario e quello eventualmente prestato per gli straordinari. Straordinari che, come anticipato, vanno corrisposti secondo le maggiorazioni previste dal contratto collettivo.

Capita tuttavia che il dipendente venga “costretto” a svolgere straordinario “in nero” ossia senza che esso venga conteggiato nel cedolino. Il dipendente quindi perde non solo la retribuzione per lo straordinario ma anche i relativi contributi. 

La legge consente pertanto al lavoratore di agire in tribunale entro 5 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro per far valere le differenze retributive.

Nel corso della causa però spetta al ricorrente – ossia al dipendente – l’onere della prova ossia la dimostrazione dell’esistenza degli straordinari. Come si fa in questi casi?

Quali sono le prove nel processo del lavoro?

Le prove normalmente ammesse in un processo civile sono le documentazioni (contratti, atti, ricevute, ecc.) e le testimonianze di terzi (devono essere “testimoni oculari” e non “per sentito dire”). 

È anche possibile – ma più raro – chiedere l’interrogatorio formale della controparte (nel nostro caso il datore di lavoro) al fine di suscitare una confessione dinanzi al giudice. 

Esistono poi le prove atipiche che, tuttavia, vengono acquisite nel processo con molta prudenza. Si tratta di prove fotografiche, registrazioni audio o video, screenshot, email, chat ed sms. In tali casi il giudice accoglie la prova solo se non viene contestata dalla controparte (l’azienda). Se così fosse, invece, ne valuta l’attendibilità e verifica che tale prova sia realmente genuina.

Come dimostrare gli straordinari non pagati?

Il lavoratore dipendente che voglia agire contro il datore di lavoro per ottenere le differenze retributive sugli straordinari svolti e non pagati deve intraprendere una causa contro l’azienda.

Il lavoratore in nero – a differenza di quello regolarizzato – deve innanzitutto dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro: dimostrazione che può essere data con le prove che abbiamo elencato nel precedente paragrafo (testimonianze, chat, fotografie, eventuali documenti firmati dal dipendente, ecc.). Fornita tale prova si può passare a dimostrare il lavoro straordinario.

Il lavoro straordinario può essere dimostrato in vario modo. Suggeriamo, qui di seguito, alcuni dei mezzi normalmente usati dagli avvocati in tribunale:

  • testimonianze di clienti che abbiano visto il ricorrente prestare il lavoro in determinate fasce orarie, evidentemente non quelle tipiche del lavoro ordinario; testimonianze di parenti o amici che abbiano fatto visita al dipendente in determinati momenti della giornata, oltre l’orario normale; testimonianze di familiari che abbiano accompagnato il lavoratore presso l’azienda o che lo siano andati a prendere alla cessazione delle attività;
  • documenti con la data, eventualmente firmati dal dipendete in orari straordinari (ad esempio una bolla di accompagnamento per scarico di merce nella pausa pranzo);
  • sms e chat con il datore di lavoro, in cui questi magari indica gli orari di lavoro o assegna mansioni “straordinarie” o comunque impartisce i vari ordini di servizi. Lo stesso dicasi per le email;
  • documentazione fotografica o video: il dipendente può riprendersi con il cellulare o farsi delle fotografie mentre sta svolgendo le proprie mansioni in orari diversi da quelli ordinari.

Infine, un’ulteriore soluzione può essere quella di rivolgersi all’Ispettorato del Lavoro della provincia presso la quale il lavoratore ha il domicilio, o presta la propria attività lavorativa e contattare l’ispettore di turno.

Alla presenza dell’ispettore, il dipendente dovrà indicare l’orario di lavoro svolto, il mancato pagamento delle ore di lavoro straordinario, le sue mansioni, il periodo in cui non ha ricevuto alcun pagamento, fornendo all’ispettore tutta la documentazione che possa dare ulteriore dimostrazione delle affermazioni espresse. La stesura del verbale e la firma dello stesso da parte del lavoratore determineranno l’avvio di accertamenti e controlli sull’operato dell’azienda e l’applicazione di eventuali sanzioni.



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