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Infedeltà finanziaria: privacy estratto conto bancario del coniuge

4 Maggio 2020
Infedeltà finanziaria: privacy estratto conto bancario del coniuge

Posso sapere quanto guadagna mio marito o mia moglie? Ho diritto a sapere quanto ha sul conto corrente?

Un frequente terreno di scontro tra i coniugi è il denaro: quanto guadagna l’uno, quanto l’altro dispone sul conto corrente, quanto contribuisce alle esigenze della famiglia e così via. 

La legge pone in generale un principio di privacy anche tra marito e moglie; ma, dall’altro lato, impone loro di contribuire alle necessità della famiglia in proporzione alle rispettive capacità. Il che significa che se entrambi i coniugi guadagnano, ciascuno dovrà partecipare alle spese comuni; se, invece, uno dei due è disoccupato dovrà quantomeno badare alla casa. Chi non adempie a quest’obbligo di solidarietà può essere considerato responsabile per la fine del matrimonio, perdendo così, in caso di separazione, l’assegno di mantenimento e i diritti di eredità.

Qualcuno però parla di infedeltà finanziaria e di privacy sull’estratto conto bancario del coniuge. Che significa? Con il termine «infedeltà finanziaria» – che non trova corrispondenza in alcuna norma di legge – si intende il segreto che un coniuge serba all’altro sulle proprie capacità economiche, nascondendogli lo stipendio ed eventuali guadagni extra. È un comportamento legale o illegittimo? Esiste una privacy sul proprio conto corrente?

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

C’è l’obbligo di dire all’altro coniuge quanto si guadagna?

Finché la coppia è sposata, non esiste alcun obbligo di comunicare al coniuge quanto si guadagna o quanta consistenza di denaro è depositata sul conto corrente personale. E ciò vale sia per la coppia in comunione dei beni che in separazione. Insomma, vi è una totale privacy sulle rispettive dichiarazioni dei redditi.

Anche se nel primo caso (coppia in comunione) vi è una contitolarità di tutti i beni acquisiti durante il matrimonio, questa tuttavia non si estende anche al conto corrente o ai redditi di lavoro, i quali vengono divisi solo in caso di successiva separazione. Quindi, solo quando la coppia decide di dirsi addio si farà la ripartizione dei risparmi sul c/c.

Nel secondo caso (coppia in separazione dei beni) la distinzione dei patrimoni è ancora più netta e nessuno dei due è tenuto a dire all’altro quanto guadagna.

Insomma, l’accertamento del rispetto dell’obbligo di contribuire alle necessità familiari – che come detto sussiste solo in proporzione alle rispettive capacità economiche – è di difficile controllo se non da parte del giudice.

Nel caso in cui il conto corrente sia cointestato invece, ciascun coniuge, nei confronti della banca, ha il diritto di accedere alla documentazione, chiedere estratti conto e prelevare ben oltre la propria quota (fatto salvo poi l’obbligo di restituzione all’altro coniuge di quanto illegittimamente utilizzato).

Quando è possibile conoscere la dichiarazione dei redditi e l’estratto conto del coniuge

Tale situazione di “segretezza” permane finché la coppia resta unita. Quando invece i coniugi decidono di separarsi e di divorziare, ciascuno dei due può accedere ai dati patrimoniali e reddituali dell’altro. Ciò per un fine molto semplice: determinare l’esatta quantificazione dell’assegno di mantenimento.

Su tale aspetto la giurisprudenza è ormai unanime. Secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato [1], non ci sono limitazioni al diritto del coniuge in via di separazione e o divorzio a esercitare l’accesso – direttamente e senza alcuna previa autorizzazione del giudice del processo civile – ai dati patrimoniali e reddituali dell’altro coniuge contenuti nelle banche dati dell’anagrafe tributaria. 

Vi è quindi il più assoluto diritto all’accesso ai documenti contenuti nell’anagrafe tributaria del proprio coniuge o ex coniuge, senza che quest’ultimo possa invocare un asserito diritto alla privacy dei dati fiscali, reddituali e patrimoniali [2].

La trasparenza sulla dichiarazione dei redditi e sull’estratto conto del proprio coniuge può essere fatta valere o su richiesta al giudice e ordine, da parte di quest’ultimo, all’Agenzia delle Entrate di fornire la documentazione in questione oppure su iniziativa dello stesso coniuge interessato. Quest’ultimo, infatti, può rivolgersi all’ufficio delle imposte e chiedere di essere ammesso alla consultazione dell’Anagrafe tributaria e dei conti correnti dell’ex.

Deve perciò essere garantita al privato la possibilità di avvalersi degli ordinari strumenti offerti dalla legge n.241/1990 sul diritto all’accesso per ottenere gli stessi dati che il giudice potrebbe intimare di consegnare all’amministrazione.


note

[1] Cons. Stato sent. nn. 5345/2019, 5347/2019, 2472/2014.

[2] L’interpretazione corretta delle norme esclude, infatti, che «il combinato disposto dell’articolo 155-sexies delle disposizioni attuative, con l’articolo 492 bis del Codice di procedura civile» preveda come «necessaria l’autorizzazione all’accesso ai documenti da parte del giudice civile»: le norme richiamate – osserva il Consiglio di Stato – sono da considerarsi esclusivamente come «un semplice ampliamento dei poteri istruttori del giudice di cognizione» ma soprattutto «non rappresentano un ostacolo al diritto di accesso ai documenti in possesso dell’agenzia delle Entrate».

Va riformato il diniego all’accesso alla documentazione fiscale del coniuge richiesta dall’altro coniuge perché non esiste alcuna riserva di acquisizione degli stessi documenti al processo civile secondo «gli specifici strumenti di quel processo». La riforma ha infatti semplicemente ampliato i poteri del giudice,

ma non ha costituito alcun ostacolo all’accesso difensivo della parte, senza che al richiedente possa essere opposta la mancanza di qualsivoglia preventivo placet autorizzativo da altro giudice: sì dunque all’accesso con la facoltà di prendere visione ed estrarre copia, ove possibile con modalità telematiche previo il rimborso dei costi.

Consiglio di Stato, sezione quarta, n. 5347 del 29 luglio 2019

Premessa la conferma dell’attualità dell’interesse del coniuge a conoscere gli atti reddituali e fiscali dell’altro coniuge, anche dopo la emissione della sentenza separativa, se l’istanza di accesso ha ad oggetto un «elenco degli istituti di credito e degli altri intermediari finanziari con i quali il coniuge abbia intrattenuto rapporti» – e manca quindi dell’indicazione puntuale della documentazione di cui si chiede l’esibizione – la relativa domanda di accesso non può essere accolta per indeterminatezza della stessa.

Consiglio di Stato, sezione quarta, n. 5345 del 29 luglio 2019

Rigettato il ricorso dell’agenzia delle Entrate e del Garante della protezione dei dati personali, che si opponeva alla richiesta di accesso. Il coniuge può esercitare il proprio diritto di accesso sui ai documenti fiscali dell’altro coniuge e in particolare a quelli nell’archivio dei rapporti finanziari; la richiesta è fondata perché utile a tutelare gli interessi economici e la serenità dell’assetto familiare, soprattutto verso i figli minori.

Consiglio di Stato, sezione quarta, n. 2472 del 14 maggio 2014

Va riformato il diniego della Pa all’accesso, sul presupposto della richiesta di una previa autorizzazione del giudice ordinario, posto che le modifiche normative non sono una limitazione dell’accesso ai documenti contenuti nell’archivio

dei rapporti finanziari.

La richiesta è poi sufficientemente specificata in quanto limitata temporalmente e relativa a dati in possesso della agenzia delle Entrate. Di questi va quindi disposta la esibizione.

Tar Marche, Sezione Prima, n. 658 del 25 ottobre 2019

Va riformato il diniego all’accesso «di prender visione ed estrarre copia di tutta la documentazione fiscale, reddituale e patrimoniale … con accesso all’archivio rapporti finanziari» formulato da un coniuge in danno dell’altro. Ciò in quanto vi è concretezza ed attualità nel tutelare l’interesse giuridico in pendenza di un giudizio di separazione o divorzio. L’istanza è «sufficientemente precisa nell’individuare l’oggetto della richiesta, anche tenendo conto delle notoria efficacia dei sistemi informatici in dotazione all’agenzia delle Entrate». Sì alla presa visione, senza estrazione di copia.

Tar Sicilia, sezione di Catania, n. 457 del 7 marzo 2019


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