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Coronavirus: ecco i dati sui morti

4 Maggio 2020
Coronavirus: ecco i dati sui morti

Dal rapporto Istat emerge l’incremento dei decessi rispetto agli anni precedenti ed è anche possibile calcolare la mortalità indiretta per Covid-19.

Ci siamo occupati più volte, nel pieno dell’epidemia, sulla questione dei morti per Coronavirus (ed anche di quelli morti “con” o “da” Coronavirus), mettendo in risalto le perplessità sul fatto che in base ai primi numeri disponibili i conti non tornavano. Adesso, arrivano nuovi dati ufficiali e finalmente consolidati: l’Istat ha pubblicato oggi il Rapporto sulla mortalità totale registrata in Italia nel primo trimestre 2020.

I dati sono stati elaborati congiuntamente dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) e dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Lo scopo del lavoro è quello di fornire una “lettura integrata dei dati epidemiologici di diffusione dell’epidemia di Covid-19 e dei dati di mortalità totale acquisiti e validati da Istat”: proprio quel che ci voleva per fare un po’ di chiarezza.

La mortalità è stata misurata su una base di osservazione composta da 6.866 Comuni italiani, che rappresentano l’87 % dei 7.904 complessivi. Non tutti, quindi, ma una porzione molto ampia e significativa, che considera l’86% della popolazione ed il 96% delle vittime totali.

L’Istat sottolinea che “è la prima volta che diffonde questa informazione riferita a un numero così consistente di Comuni” e ci è riuscita integrando le anagrafi della popolazione residente tenute dai Comuni con i dati dell’Anagrafe Tributaria.

Il documento consente di valutare l’impatto della diffusione del Coronavirus sulla mortalità totale per genere ed età comprendendo anche quello che l’Istat definisce “il periodo iniziale e di più rapida diffusione del contagio: marzo 2020“.

Ma non sono ancora cifre complete e definitive: l’Istat precisa che “i dati commentati nel rapporto sono in continua fase di perfezionamento. Pertanto, si è scelto di limitare il periodo di riferimento al primo trimestre del 2020 in modo che l’analisi dell’impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente sia effettuata il più possibile su dati consolidati“.

Le “tre Italie” 

I risultati sono presentati sia in forma aggregata sia ripartiti su tabelle a livello provinciale e regionale. Dall’analisi dei dati contenuti nel Rapporto emerge chiaramente – come evidenzia l’Istat – che ci sono “tre Italie” colpite in maniera molto diversa dall’epidemia.

Il Nord ha sofferto molto di più perché la circolazione del virus è stata molto elevata e ha causato un alto numero di decessi.

Nelle Regioni del Sud e nelle isole, invece, la diffusione delle infezioni è stata molto contenuta, mentre al Centro Italia è stata mediamente più elevata rispetto al Mezzogiorno ma molto inferiore se rapportata al Settentrione.

L’inizio dell’epidemia

Il primo caso italiano di Covid-19 viene segnalato in Lombardia il 20 febbraio 2020. L’Istat rileva che a partire da questo momento “l’intera epidemia è stata caratterizzata da una trasmissione locale”, se si eccettuano i tre casi importati dalla Cina a fine gennaio 2020. Per fronteggiare la diffusione dell’infezione, sono state prese misure via via più restrittive, fino ad estendere a tutta Italia il lockdown a partire dall’11 marzo.

Tuttavia, nonostante il calo dei contagi dovuto alle misure di “distanziamento sociale” intraprese dai primi giorni di marzo, le curve nazionali dei casi diagnosticati e dei decessi hanno iniziato a decrescere solo negli ultimi giorni di marzo. La diffusione geografica dell’epidemia di Covid-19 è stata invece eterogenea nelle diverse parti d’Italia: molto contenuta nelle Regioni del Sud e nelle Isole, mediamente più elevata in quelle del Centro rispetto al Mezzogiorno e molto elevata nelle regioni del Nord.

I decessi per uomini e donne

Il 52,7% delle vittime (104.861) è di sesso femminile. L’età mediana è di 62 anni (range 0-100). Nelle fasce di età dei bambini più piccoli, da 0 a 9 anni, ed in quella degli anziani (dai 60 ai 69 e dai 70 ai 79 anni) muoiono di più i maschi, ma nella fascia di età più elevata, oltre 90 anni, tornano a prevalere le donne: qui il numero delle vittime è triplo rispetto ai soggetti di sesso maschile. Per l’Istat questo fenomeno è “probabilmente dovuto alla netta prevalenza di donne in questa fascia di età”.

La letalità invece (che misura il numero delle vittime in rapporto al numero delle infezioni diagnosticate) è più elevata in soggetti di sesso maschile in tutte le fasce di età, ad eccezione della fascia 0-19 anni.

I morti con altre patologie 

Nel 34,7% dei casi segnalati viene riportata almeno una co-morbidità, cioè la presenza di almeno un’altra malattia tra le seguenti: “patologie cardiovascolari, patologie respiratorie, diabete, deficit immunitari, patologie metaboliche, patologie oncologiche, obesità, patologie renali o altre patologie croniche”.

L’Istat precisa che “dei 14.324 decessi registrati al 31 marzo in persone diagnosticate con Covid-19 ne sono stati considerati in questa analisi 13.710 (96% del totale), selezionati in base alla disponibilità del Comune di residenza nei dati della sorveglianza Integrata Covid-19 e alla presenza del Comune tra gli 6.866 selezionati dall’Istat”.

Quanti morti in più per Coronavirus

Concentrando l’analisi sul mese di marzo, “si osserva a livello medio nazionale una crescita del 49,4% dei decessi per il complesso delle cause. Se invece si assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid-19 riportato al Sistema di Sorveglianza integrata (20 febbraio) fino al 31 marzo, i decessi passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946, nel 2020.

C’è quindi uno scostamento molto significativo. Il report segnala un “forte aumento dei decessi dalla fine di febbraio”. A tale riguardo l’Istat afferma che “l’eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710)”. Però, a causa della forte concentrazione del fenomeno solo in alcune aree del Paese, i dati riferiti a livello medio nazionale “appiattiscono”, secondo l’Istat, la dimensione dell’impatto della epidemia di Covid-19, cioè la spalmano sulla mortalità totale.

I morti “con” Coronavirus

Questi circa 13.700 decessi avvenuti nel primo trimestre 2020 sono quelli che l’Istat conferma come di mortalitàdiretta” attribuibile a Covid-19 in individui con diagnosi confermata.

Ma esiste -sottolinea il Rapporto – “una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per la quale possiamo, con i dati oggi a disposizione, soltanto ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza) e, infine, una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette”.

Adesso però – chiarisce l’Istat – non si possono ancora formulare conclusioni definitive sul fenomeno: solo “l’analisi di tutte le cause di morte del 2020 consentirà di valutare quanto l’eccesso di mortalità osservata nel 2020 sia attribuibile anche ai decessi di persone non sottoposte al test ma certificate dai medici sulla base di una diagnosi clinica di Covid-19 (che al momento non sono conteggiate nella sorveglianza) e quanto agli effetti indiretti correlati o non all’epidemia”.

Chi ha sofferto di più

Il 91% dell’eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale nel mese di marzo 2020 si concentra nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia: sono 3.271 comuni situati in 37 province del Nord più Pesaro e Urbino.

Nell’insieme di queste province, i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo. Se si considera il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo, i decessi sono passati da 26.218 a 49.351 (+ 23.133); poco più della metà di questo aumento (52%) è costituita dai morti riportati al Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19 (12.156).

All’interno di questo raggruppamento le province più colpite dall’epidemia hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane, con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al marzo 2015-2019, che arrivano a tre cifre: Bergamo (568%), Cremona (391%), Lodi (371%), Brescia (291%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%), Pesaro e Urbino (120%).



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