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Coronavirus: il punto debole della Fase 2

4 Maggio 2020
Coronavirus: il punto debole della Fase 2

I trasporti pubblici comportano il costante pericolo di assembramenti e di insufficiente distanziamento, soprattutto nelle grandi città. Come ridurre i rischi.

La Fase 2 è stata disegnata dal Governo quasi come un delicato percorso ad ostacoli, da superare passo dopo passo con prudenza e attenzione, seguendo le regole che ormai tutti ben conosciamo: limitare gli spostamenti ai motivi di necessità consentiti, mantenere il distanziamento sociale, curare l’igiene, indossare i dispositivi di protezione ed evitare gli assembramenti.

Ma c’è un settore più a rischio degli altri che potrebbe compromettere tutto e riportarci, se la curva dei contagi dovesse ricominciare a salire, di nuovo verso la Fase 1 del lokdown con tutte le restrizioni che ciò comporta e, soprattutto, molte nuove vittime.

Per la microbiologa Maria Rita Gismondo, intervistata oggi dalla nostra agenzia stampa Adnkronos Salute, il punto debole sono i trasporti pubblici. Infatti, mentre “le aziende che stanno ripartendo sono molto attente” e ben attrezzate di fronte alle nuove regole anticontagio, i mezzi pubblici rappresentano invece per l’esperta una “grossa preoccupazione“.

In effetti le regole per i trasporti pubblici sono state costruite in maniera molto chiara per tutti i settori: treni, metropolitane, autobus e taxi, con prescrizioni precise e facili da individuare: numero di passeggeri programmato, corse aumentate nella frequenza, obbligo di guanti e mascherine, sedili alternati, bollini segnaposto per terra, igienizzanti a bordo, sanificazione delle vetture.

Ma all’atto pratico, in base a quanto si verifica quotidianamente nelle stazioni e alle fermate, c’è sempre il pericolo di assembramenti o di trovare vagoni troppo pieni. “Io resto preoccupata – ripete la direttrice di Microbiologia clinica e Virologia dell’ospedale Sacco di Milano. “Non credo che la gente possa osservare sui trasporti la misura consigliata di almeno un metro di distanza dagli altri”.

Per Gismondo entreranno in gioco molti fattori, “ci sarà anche la paura di non arrivare in tempo al lavoro, il timore di perderlo”. Da qui la sua preoccupazione che “le persone finiscano per derogare alle misure di sicurezza e che in troppi si ritrovino l’uno accanto all’altro. Mi auguro di no, ma questo – insiste – è veramente il punto debole nelle grandi città“.

La virologa è preoccupata soprattutto per la Lombardia “dove ancora i livelli di contagio non sono di massima sicurezza”, anche se adesso “conosciamo molto meglio la situazione, sappiamo molto di più su questo virus e tutti abbiamo gli elementi informativi per comportarci bene”.

La speranza è per Gismondo, che, “intervenendo tempestivamente con tamponi e isolamenti mirati non invertiremo mai la rotta fino a tornare al punto zero. La cosa importante – avverte la microbiologa – è che ci sia una grandissima attenzione sugli eventuali sintomi, sugli eventuali nuovi casi positivi, perché solamente intercettandoli subito non avremo nuovi focolai”.

Sicuramente per questo motivo di prevenzione del contagio il nuovo Dpcm del 26 aprile vieta a chi ha sintomi di infezione respiratoria e febbre superiore a 37,5 C di uscire di casa e di prendere i mezzi pubblici. Leggi anche questi articoli: Coronavirus tutti i consigli per utilizzare i mezzi pubblici e Coronavirus: come bisogna muoversi da oggi.



1 Commento

  1. Il punto debole della fase 2 sono gli italiani irresponsabili che hanno atteso questo 4 maggio come una liberazione dalle gabbie…invece, qui non ha capito nessuno che bisogna andare con i piedi di piombo. se tutti avessero rispettato le norme a quest’ora non avrebbero dichiarato la pandemia!

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