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Si può chiedere un mutuo per ristrutturazione?

5 Maggio 2020 | Autore:
Si può chiedere un mutuo per ristrutturazione?

La legge consente il finanziamento per la sistemazione di un immobile e riconosce delle agevolazioni fiscali a determinate condizioni.

Se c’è una cosa che non rientra nel concetto dell’usa e getta è la casa: quando il tempo lascia il segno e la facciata, piuttosto che il tetto o i balconi sono rovinati, tocca rimetterla a nuovo, possibilmente prima che i danni al fabbricato diventino danni troppo dolorosi anche per il portafoglio. Eh, già, perché di soldi bisognerà tirarne fuori parecchi. Quindi, è legittimo chiedersi se, quando c’è bisogno di sistemare un immobile e la disponibilità economica per pagare i lavori non c’è, si può chiedere un mutuo per ristrutturazione.

Di solito, infatti, ci si rivolge alla banca per avere un finanziamento destinato all’acquisto della casa, poiché la cifra da tirar fuori è molto elevata. Tuttavia, molte famiglie decidono di chiedere un mutuo per ristrutturazione quando devono fare dei lavori importanti. Pensa, ad esempio, ad un intervento di manutenzione straordinaria, come una facciata crepata, gli angoli dell’edificio consumati dagli anni, il tetto danneggiato dalle intemperie.

In altri casi, si può chiedere un mutuo per ristrutturazione quando si decide di stravolgere la struttura della casa, cambiando la distribuzione dei locali, i pavimenti, le aperture. Magari si tratta di un immobile costruito molto tempo fa che oggi si potrebbe trasformare in un fabbricato più moderno, possibilmente anche a maggiore efficienza energetica.

In qualsiasi caso, l’impresa ed i materiali costano ed i soldi non bastano mai. Vediamo allora come si può chiedere un mutuo per ristrutturazione.

Mutuo per ristrutturazione: perché conviene?

La decisione di ristrutturare una casa può scaturire da due esigenze. La prima, quella di sistemare quello che il tempo ha rovinato: la facciata, i balconi, i serramenti, la pavimentazione. La seconda, quella di rinnovare gli spazi interni per dare alla propria abitazione un’aria nuova o per adattarla a delle necessità diverse. Ad esempio, quando i figli hanno preso la loro strada e, essendo rimasti in due, si vuole ricavare dei locali più ampi, fare una sala più grande o unire le due camere dei ragazzi per trasformarle in studio. Ma anche cambiare i pavimenti e gli impianti. Insomma, cambiare la casa senza cambiare casa.

Ad ogni modo, servono dei soldi, e non pochi. Ecco la convenienza del mutuo per ristrutturazione. Che, tra l’altro, offre la possibilità di recuperare una parte delle spese, grazie alle detrazioni fiscali.

Mutuo per ristrutturazione: che cosa serve?

Prima abbiamo citato alcuni esempi di lavori che possono essere necessari in una casa. Nel dettaglio, un mutuo per ristrutturazione può essere utile per lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria e per grandi opere, per le quali è prevista una particolare concessione edilizia da parte del Comune.

I passi da seguire, quindi, sono questi: primo, ottenere le autorizzazioni necessarie all’avvio dei lavori. Secondo, chiedere il mutuo per la ristrutturazione dell’immobile. Infine, chiedere le agevolazioni fiscali per le spese sostenute.

Per quanto riguarda i permessi, occorre andare negli uffici del Comune in cui si trova la casa e chiedere la Dichiarazione di inizio attività, cioè la cosiddetta Dia. Tale autorizzazione dovrà essere firmata dall’impresa che realizzerà i lavori o dal professionista incaricato della ristrutturazione.

Con in mano la Dia, sarà possibile procedere con il secondo passaggio, cioè con la richiesta del mutuo. Alla dichiarazione di inizio lavori devono essere allegati i documenti segnalati dalla banca che, di solito, sono:

  • l’ultima busta paga o l’ultima dichiarazione dei redditi;
  • il preventivo dell’impresa per i lavori di manutenzione ordinaria;
  • il preventivo più il progetto edilizio per i lavori di manutenzione straordinaria.

Se tutto va bene, il mutuo verrà erogato in una doppia possibilità: o in un importo unico oppure durante i lavori. Quest’ultima opzione viene consigliata di solito quando si firmano diversi stati di avanzamento con l’impresa, vale a dire quando il lavoro da fare è lungo e, di conseguenza, la spesa sarà più elevata. In questo caso, si tende a stabilire degli step entro i quali l’impresa deve aver concluso una certa parte della ristrutturazione a cambio della quale verrà erogata una determinata cifra. Ed è a quel punto che interviene il mutuo. Se, invece, l’entità della ristrutturazione è minore, così come l’importo, allora conviene farsi erogare il finanziamento in una soluzione unica per pagare l’impresa o il professionista l’eventuale acconto e il saldo finale.

Mutuo per ristrutturazione: quali benefici fiscali?

La legge riconosce a chi ha chiesto un mutuo per ristrutturazione delle agevolazioni fiscali. In particolare, è possibile ottenere la detrazione Irpef del 19% sul costo degli interessi passivi e degli oneri accessori a carico del contribuente. Il tetto di spesa su cui calcolare la detrazione è di 2.582,25 euro.

Tuttavia, questo beneficio è vincolato ad alcuni requisiti. In particolare, viene riconosciuto sui mutui stipulati dal 1998 che riguardano la ristrutturazione dell’abitazione principale se c’è un provvedimento di abilitazione comunale da cui si evince che l’autorizzazione riguarda i lavori in grado di portare ad un immobile in tutto o in parte diverso dal precedente [1]. In mancanza di tale indicazione, la detrazione spetta se il contribuente è in possesso di una dichiarazione analoga sottoscritta dal responsabile del competente ufficio comunale.

La detrazione è ammessa anche nel caso di lavori su un immobile acquistato allo stato grezzo, vale a dire non ancora ultimato, o su fabbricati rurali da adibire ad abitazione principale del coltivatore diretto.

Per beneficiare dell’agevolazione fiscale, la finalità del mutuo deve essere espressa nel contratto o in un’apposita dichiarazione della banca. In extremis, il contribuente può firmare un’autocertificazione.

La detrazione sugli interessi passivi e sugli oneri accessori è cumulabile con gli altri benefici fiscali previsti per altre tipologie di mutui. Tuttavia, non consente di detrarre la quota di interessi del coniuge fiscalmente a carico, come invece avviene per il mutuo finalizzato all’acquisto della prima casa.


note

[1] Art. 3 co. 1 lett. d) DPR n. 380/2001.


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