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Segreto d’ufficio: ultime sentenze

12 Giugno 2020
Segreto d’ufficio: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: reato di rivelazione di segreto d’ufficio commesso dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio; notizie di ufficio sono anche quelle la cui diffusione sia vietata dalle norme sul diritto di accesso; formale opposizione del segreto d’ufficio o professionale alla richiesta di esibizione di documentazione; rivelazione di segreto d’ufficio commesso da un ufficiale di polizia giudiziaria.

Il reato del finanziere 

Il reato del militare della guardia di finanza, che “collude con estranei per frodare la finanza”, previsto dalla l. 9 dicembre 1941, n. 1383, art. 3, configura un delitto istantaneo a consumazione anticipata e, in ragione della rilevanza attribuita al bene giuridico protetto costituito dalla regolare riscossione dei tributi, l’applicazione della sanzione penale è anticipata al momento dell’accordo collusivo, senza sia richiesto anche il reale conseguimento del risultato della frode.

Esso realizza un’ipotesi di concorso formale con il delitto di rivelazione di segreto d’ufficio, non essendo le due condotte incompatibili ed essendo distinte per i beni protetti dalle rispettive norme incriminatrici, identificabili nella regolarità del gettito fiscale, nonché nella disciplina del corpo della Guardia di finanza nel primo e nel prestigio e nel buon funzionamento della p.a. relativamente al secondo.

Cassazione penale sez. I, 06/06/2019, n.37820

Quali sono le notizie di ufficio?

In relazione al reato di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, previsto dall’articolo 326 del Cp, per notizie di ufficio che devono rimanere segrete si intendono non solo le informazioni sottratte alla divulgazione in ogni tempo e nei confronti di chiunque, ma anche quelle la cui diffusione sia vietata dalle norme sul diritto di accesso perché effettuata senza il rispetto delle modalità previste ovvero nei confronti di soggetti non titolari del relativo diritto.

Ciò posto, nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto colpevole del reato de quo un cancelliere in servizio presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni con funzione di iscrizione delle notizie di reato nei relativi registri, per aver rivelato alle sorelle minori, che non ne avevano diritto, la notizia che il loro fratello minore era stato arrestato per spaccio e che la madre lo aveva denunciato, violando così il segreto d’ufficio.

Tribunale Cagliari sez. II, 21/02/2019, n.565

Reato di rivelazione di segreto d’ufficio

Sussiste il concorso dell'”extraneus” nel reato di rivelazione di segreto d’ufficio commesso dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio qualora l'”estraneus”, ricevuta la notizia coperta da segreto, abbia in qualsiasi modo espresso il proprio determinante assenso e beneplacito alla sua successiva divulgazione (nella specie, a mezzo stampa).

Cassazione penale sez. VI, 31/03/2015, n.39428

Pericolo di reiterazione della condotta illecita

La sospensione cautelare facoltativa, prevista dall’art. 22 del d.lgs. n. 109 del 2006 per il caso del magistrato sottoposto a procedimento penale per delitto non colposo punibile, anche in via alternativa, con pena detentiva, impone al giudice disciplinare di valutare la gravità dei fatti ascritti in sede penale, tenendo conto del titolo dei delitti e di tutte le circostanze del caso concreto ai fini del giudizio circa l’esistenza di una lesione del prestigio e della credibilità dell’incolpato tale da non essere compatibile con l’esercizio delle funzioni, mentre nessun rilievo assume la valutazione del pericolo di reiterazione delle contestate condotte illecite.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione del giudice disciplinare che, pur avendo riconosciuto la gravità dei fatti addebitati ad un G.I.P. cui era stato contestato il reato di rivelazione di segreto d’ufficio, aveva rigettato la richiesta di sospensione cautelare facoltativa dell’incolpato in ragione della ritenuta assenza del rischio di reiterazione delle condotte contestate, per essere stato il magistrato trasferito ad altro tribunale ed allontanato, quindi, dal contesto ambientale nel quale quelle condotte erano maturate).

Cassazione civile sez. un., 19/02/2019, n.4882

Come tutelare il segreto d’ufficio

Il diritto di accesso cosiddetto “difensivo” contro le sanzioni di un’autorità pubblica di vigilanza deve essere bilanciato con l’esigenza di tutelare sia il segreto d’ufficio, sia la riservatezza dei terzi. Pertanto, non sono divulgabili gli atti su soggetti estranei al singolo procedimento e che, per gli stessi illeciti, sono o potrebbero essere coinvolti in altri fascicoli.

Tale lettura è fornita dal Tar del Lazio che ha confermato la legittimità del diniego di accesso da parte della Consob nei confronti di un ex amministratore delegato, sott’indagine per il presunto abuso di informazioni privilegiate per la vendita di titoli di una società, il quale chiedeva di accedere a “tutti gli eventuali atti”, anche istruttori, sui “soggetti rilevanti” di tale impresa che avevano effettuato analoghe operazioni sulla base di quelle stesse informazioni.

Per i giudici amministrativi, tuttavia, l’accesso va negato per gli atti non ricompresi nel novero di quelli posti a fondamento del procedimento contestato, o quelli, come nella specie, riferiti a “posizioni di soggetti terzi, che sono attualmente sottoposti o potenzialmente sottoponibili” alle sanzioni incriminate.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 29/09/2016, n.9972

Violazione del segreto d’ufficio

In tema di violazione del segreto di ufficio, integra la fattispecie prevista dall’art. 326, comma terzo, cod. pen. la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio che utilizza illegittimamente notizie, acquisite per ragioni di ufficio, anche solo suscettibili di arrecare pregiudizio alla P.A. o ad un terzo, posto che il reato tutela non solo il buon funzionamento dell’amministrazione e il dovere di fedeltà del funzionario, ma anche l’interesse a che quest’ultimo non tragga dall’esercizio delle sue funzioni un indebito vantaggio rispetto agli altri cittadini.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza di condanna di un agente di p.s. che, venuto a conoscenza per ragioni di servizio di alcune denunce di furto, le aveva comunicate al dipendente di un istituto di vigilanza per consentirgli di contattare i denuncianti e proporre loro la stipulazione di contratti).

Cassazione penale sez. VI, 19/05/2016, n.33256

Documentazione contenente informazioni relative a segreto d’ufficio

In assenza di formale opposizione del segreto d’ufficio o professionale alla richiesta di esibizione di documentazione ai sensi dell’art. 256, comma 1, c.p.p., nulla impedisce all’autorità giudiziaria procedente di emanare un normale decreto di sequestro della documentazione in questione sulla base della norma generale di cui all’art. 253, comma 1, c.p.p. e non dell’art. 256, comma 2, stesso codice, la cui operatività è espressamente fondata nel presupposto che vi sia stata una formale opposizione del segreto, della cui fondatezza l’autorità giudiziaria procedente abbia motivo di dubitare.

Cassazione penale sez. II, 06/10/2015, n.41786

L’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto

L’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all’art. 131-bis cod. pen., ha natura sostanziale ed è applicabile ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 16 marzo 2015, n. 28, ivi compresi quelli pendenti in sede di legittimità, tuttavia alla Suprema Corte è precluso l’apprezzamento dei presupposti per il riconoscimento della causa di non punibilità allorchè si renda necessaria una valutazione complessiva di profili di fatto.

(Nella specie, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata per consentire l’accertamento della tenuità del fatto relativamente al reato di rivelazione di segreto d’ufficio commesso da un ufficiale di polizia giudiziaria, dovendosi valutare comparativamente l’assenza di un interesse personale, l’eventuale sussistenza di motivi moralmente apprezzabili posti a fondamento della condotta, nonché la gravità della violazione degli obblighi gravanti sull’imputato).

Cassazione penale sez. VI, 23/06/2015, n.39337

Le esigenze di tutela giurisdizionale prevalgono sul segreto d’ufficio?

Le esigenze di tutela giurisdizionale prevalgono rispetto al segreto d’ufficio ex art. 24, comma 1, l. n. 241 del 1990 ed art. 3, comma 1, lett. a), Regolamento AGCOM opposto dall’Autorità resistente ai fini del diniego di accesso, adducendo a motivo che i documenti non ostesi sono stati formati in funzione di preparazione del contenuto del provvedimento finale riservato al Consiglio e sarebbero, per ciò solo, coperti da segreto d’ufficio.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 01/07/2019, n.8496

La rilevazione all’indagato di notizie riguardanti le indagini a suo carico

L’art. 326 c.p., nel prevedere come reato la rivelazione di “notizie di ufficio le quali debbano rimanere segrete”, si riferisce non soltanto alle notizie destinate a rimanere segrete in ogni tempo e in ogni luogo, ma anche a quelle relativamente alle quali il destinatario della rivelazione non sia titolare del diritto di accesso o non lo abbia azionato con le dovute modalità, ai sensi della l. n. 241 del 1990; il che vale, in particolare, per i funzionari di cancelleria e segreteria e per i dattilografi giudiziari, i quali, ai sensi dell’art. 159 l. n. 1196 del 1960, sono tenuti ad “osservare il più scrupoloso segreto di ufficio e non possono dare a chi non ne abbia diritto, anche se non si tratti di atti segreti, informazioni o comunicazioni relative a operazioni o provvedimenti giudiziari o amministrativi di qualsiasi natura e dei quali siano venuti comunque a conoscenza a causa del loro ufficio”.

(Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte, in accoglimento del ricorso del pubblico ministero, ha censurato la decisione del giudice di merito che aveva escluso la configurabilità del reato in un caso in cui all’imputato era stato addebitato di aver rivelato ad una persona sottoposta a indagine per truffa, nei cui confronti egli aveva contratto debiti a tasso usurario, i “movimenti e le riunioni di ufficio svolte dal P.M. e dalla P.G. delegata negli uffici della Procura” nonché “la presenza di soggetti da escutere in qualità di testimoni” come pure le iscrizioni e le successive annotazioni nel registro delle notizie di reato riguardanti la medesima persona).

Cassazione penale sez. VI, 04/11/2016, n.19216



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