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Coronavirus: ricorso contro multa per obbligo mascherina

16 Maggio 2020
Coronavirus: ricorso contro multa per obbligo mascherina

Sono stato multato per essere stato trovato fuori con il mio cane in una località di campagna, con la mascherina (comprata da me, e non distribuita dalla Regione) scivolata sul mento. Causa della multa: l’ordinanza che impone l’obbligo di indossare la mascherina a partire da quando ogni Comune le avrà distribuite.

Preciso che la mascherina la indossavo ma l’avevo abbassata perché porto gli occhiali ed ero in aperta campagna. È possibile fare ricorso contro la multa? Che probabilità ci sono di vincere il ricorso?

È bene chiarire sin da subito che non è possibile invocare, a propria difesa, il fatto che non si fosse a conoscenza del provvedimento regionale (ignorantia legis non excusat).

Nemmeno è possibile invocare una sorta di disparità di trattamento nei confronti degli altri che ugualmente non hanno indossato la mascherina, in quanto all’amministrazione pubblica non può essere imputata una violazione del proprio dovere nel caso in cui non siano sanzionati tutti i comportamenti illegittimi. È un po’ ciò che accade allorquando un vigile urbano, davanti a una molteplicità di auto in divieto di sosta, ne multi solamente alcune: non è possibile impugnare la sanzione asserendo che la medesima sorte non è toccata agli altri.

Peraltro, la giurisprudenza amministrativa è costante nell’affermare che «In caso di disparità di trattamento, il destinatario di un provvedimento illegittimo non può invocare, come sintomo di eccesso di potere, il provvedimento più favorevole illegittimamente adottato nei confronti di un terzo che si trovi in analoga situazione» (Con. St. sez. VI, 10 maggio 2013, n. 2548 e 8 luglio 2011, n. 4124).

Ciononostante, esistono dei motivi di impugnazione. Innanzitutto, il lettore aveva con sé la mascherina, solo che era momentaneamente scivolata all’altezza del mento.

Inoltre, l’ordinanza regionale impone «l’utilizzo obbligatorio della mascherina monouso, in spazi chiusi, pubblici e privati aperti al pubblico, in presenza di più persone, oltre che nei mezzi di trasporto pubblico locale, nei servizi non di linea taxi e noleggio con conducente; 2. […]l’utilizzo obbligatorio della mascherina monouso, in spazi aperti, pubblici o aperti al pubblico, quando, in presenza di più persone, è obbligatorio il mantenimento della distanza sociale».

Dunque, l’obbligo della mascherina è subordinato alla presenza di più persone, soprattutto quando non sia possibile garantire il distanziamento.

A sommesso avviso dello scrivente, se si ha intenzione di opporsi alla sanzione, è preferibile percorrere la strada degli scritti difensivi all’autorità competente, cioè alla Regione, come prevede l’art. 18 della legge n. 689/81. Peraltro, la legge consente anche l’audizione personale, cosa che permetterà di confrontarsi direttamente con l’organo competente al fine di poter chiarire la situazione.

Il vantaggio di questo tipo di ricorso è la semplicità: non essendo previste formalità, sarà sufficiente una raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero una pec (con indirizzo personale, però), da inviare all’indirizzo indicato nella contravvenzione. A differenza di un ricorso giudiziario, non occorre anticipare alcuna spesa né contributo unificato o marca da bollo.

Peraltro, è appena il caso di ricordare che il succitato articolo 18 stabilisce che «L’autorità competente, sentiti gli interessati, ove questi ne abbiano fatto richiesta, ed esaminati i documenti inviati e gli argomenti esposti negli scritti difensivi, se ritiene fondato l’accertamento, determina, con ordinanza motivata, la somma dovuta per la violazione e ne ingiunge il pagamento, insieme con le spese, all’autore della violazione ed alle persone che vi sono obbligate solidalmente; altrimenti emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti comunicandola integralmente all’organo che ha redatto il rapporto».

Anche nel caso di ricorso all’autorità amministrativa, dunque, bisogna tenere in considerazione che l’eventuale soccombenza ha un costo, in quanto l’importo da pagare verrebbe aumentato mediante ordinanza-ingiunzione di pagamento, impugnabile entro 30 giorni davanti al giudice di pace.

Negli scritti difensivi da presentare alla Regione si potrà eccepire:

  • che la mascherina era sul viso e che solo momentaneamente, per via della condensa formatasi sulle lenti, è stata abbassata, per consentire appunto di recuperare la visibilità attraverso gli occhiali;
  • che l’obbligo non sussisteva, in quanto non c’erano persone nei paraggi: l’ordinanza, infatti, impone l’uso della mascherina solamente quando ci sono altre persone e non è possibile garantire la distanza di sicurezza (cosa che può avvenire nel centro di una città, non in aperta campagna).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva


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