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Trasferta: ultime sentenze

12 Giugno 2020
Trasferta: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: indennità di trasferta; luogo di svolgimento abituale della propria attività; nuova collocazione aziendale del dipendente; differenza tra trasferta e trasferimento; svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi.

Chi è il trasfertista?

È estranea alla disciplina dell’art. 51, comma 6, TUIR, secondo l’interpretazione autentica del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, art. 7 quinquies (convertito dalla legge 1 dicembre 2016, n. 225), l’ipotesi dei lavoratori che non svolgono fuori sede “in via continuativa” la loro prestazione ovvero che non ricevono “in misura fissa” un’indennità o maggiorazione di retribuzione, in ragione delle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, a prescindere dall’effettività della trasferta e indipendentemente dal luogo ove essa si è svolta.

Cassazione civile sez. lav., 22/06/2018, n.16579

Definizione di trasfertismo

La definizione di “trasfertismo” va ricavata avendo riguardo non alla natura della prestazione (in movimento o meno) ma al fatto che il trasfertista sia obbligato in base al contratto a lavorare in luoghi sempre variabili (ancorché fissi e non in movimento), senza avere una sede fissa; mentre il lavoratore in trasferta è solo quello che si muove dalla propria sede fissa.

La distinzione non inerisce ai contenuti della prestazione lavorativa, bensì alle ragioni dello spostamento territoriale in relazione al reale contenuto del contratto di lavoro. Di conseguenza l’ipotesi del c.d. trasfertismo ricorre nei casi in cui il lavoratore sia contrattualmente obbligato a rendere la propria prestazione in luoghi diversi, per il tipo e per le caratteristiche dell’impresa nella cui organizzazione egli è inserito.

Tribunale Milano sez. lav., 23/08/2019, n.1641

Trattamento contributivo dell’indennità di trasferta

In materia di trattamento contributivo dell’indennità di trasferta, l’art. 51, comma 6, del d.P.R. n. 917 del 1986, secondo l’interpretazione autentica di cui all’art. 7 quinquies del d.l. n. 193 del 2016, conv., con modif., in l. n. 225 del 2016, si applica ai lavoratori per i quali sussistono contestualmente le seguenti condizioni: a) la mancata indicazione, nel contratto o nella lettera di assunzione, della sede di lavoro; b) lo svolgimento di un’attività lavorativa che richiede la continua mobilità; c) la corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un’indennità o maggiorazione di retribuzione “in misura fissa”, requisito da accertare non solo in base al concreto andamento dei pagamenti attuati o pattuiti dalle parti, ma anche in forza dei relativi obblighi imposti dalla disciplina della contrattazione collettiva.

Cassazione civile sez. lav., 14/08/2019, n.21410

Requisiti della trasferta del pubblico dipendente

Ai fini della configurazione della trasferta del pubblico dipendente, cui consegue il suo diritto a percepire la relativa indennità – che si distingue dal trasferimento, il quale comporta l’assegnazione definitiva del lavoratore ad altra sede diversa dalla precedente – è necessaria la sussistenza del permanente legame del prestatore con l’originario luogo di lavoro, mentre restano irrilevanti, a tal fine, la protrazione dello spostamento per un lungo periodo di tempo e la coincidenza del luogo della trasferta con quello di un successivo trasferimento, anche se disposto senza soluzione di continuità al termine della trasferta medesima.

Consiglio di Stato sez. IV, 03/10/2017, n.4591

Criterio discretivo tra trasferta e trasferimento

In un rapporto di lavoro subordinato, il criterio discretivo tra trasferta e trasferimento riposa sull’elemento temporale: la prima , infatti, viene definita come temporanea dislocazione del lavoratore rispetto al luogo di abituale svolgimento della prestazione, mentre il secondo si fa consistere nella modificazione stabile del luogo di lavoro che, come tale, comporta una nuova collocazione aziendale del dipendente. Più precisamente, un elemento caratterizzante la trasferta, in aggiunta alla durata prefissata dello spostamento, è stato individuato nella certezza del futuro rientro nella abituale sede di lavoro.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 04/02/2020, n.1486

Compensi per lavoro straordinario e indennità di trasferta

Va affermato il diritto al computo, ai fini del TFR, dei compensi per il lavoro straordinario prestato in modo continuativo e non occasionale, nonché delle ulteriori indennità (tra le altre, – indennità di trasferta, di diaria ridotta e di pernottamento, indennità di presenza).

Tribunale Bari sez. lav., 05/12/2019, n.5438

Indennità di trasferta: il concetto di sede

L’istituto della trasferta risponde ad una ratio ben precisa: compensare il lavoratore per le prestazioni, di regola occasionali, svolte al di fuori della propria sede ordinaria in quanto l’allontanamento dalla propria sede ordinaria comporta, di per sé, una fatica maggiore nella resa della prestazione lavorativa. in difetto di specificazione contrattuale, il concetto di “sede” di cui all’art. 62 va individuato con riferimento al luogo dove effettivamente si rende la prestazione con continuità”.

È l’allontanamento rispetto a questo luogo che rende più gravosa la prestazione. L’indennità di trasferta non può costituire corrispettivo per il lavoro prestato nel luogo di svolgimento abituale della propria attività. La sede ” utile” al fine di attribuire, o negare, il diritto alla trasferta, deve quindi essere individuata avendo riguardo all’effettività della prestazione, e non al luogo ove viene effettuata la gestione amministrativa del rapporto, ovvero a quello che risulta dal contratto come “sede”, nel caso di specie evidentemente solo formale”.

Corte appello Milano, 19/10/2018, n.1567

Quando non può essere riconosciuta l’indennità di trasferta?

Al lavoratore adibito a mansioni di autista di una società di trasporti, va riconosciuto quanto richiesto a titolo di lavoro straordinario (nella specie tale prestazione risulta provata dalle deposizioni testimoniali), mentre va esclusa l’indennità di trasferta richiesta, in quanto questa non è ricompresa nel cd. minimo costituzionale garantito dal rinvio al CCNL Trasporti, e peraltro a tal fine non può essere neppure valorizzata la occasionale e saltuaria erogazione di somme a tale titolo.

Tribunale Udine sez. lav., 24/08/2018, n.126

Indennità legate allo svolgimento ordinario della prestazione lavorativa

In materia di retribuzione devono essere incluse nella retribuzione dovuta durante il periodo di ferie annuali le indennità legate allo svolgimento ordinario della prestazione lavorativa.

(Nella fattispecie in esame, il Tribunale di Lecce ha riconosciuto ai piloti di linea alcune indennità, quali quella di trasferta e di diaria ridotta, l’indennità di percorrenza, l’indennità fuori nastro, come componenti non occasionali e predeterminati, che integrano stabilmente la retribuzione ordinaria, poiché corrisposte in maniera continuativa, sebbene in misura variabile, nel corso dell’anno).

Tribunale Lecce sez. lav., 22/10/2018, n.3273

Eccezione in senso riduttivo dell’obbligo contributivo: onere probatorio

Laddove  si versi in situazione di eccezione in senso riduttivo dell’obbligo contributivo, grava sul soggetto che intenda beneficiarne l’onere di provare il possesso dei requisiti che, per legge, danno diritto all’esonero (o alla detrazione) di volta in volta invocata, ricadendo sul datore di lavoro che pretenda di avere accesso ai benefici contributivi previsti in caso di trasferta dei dipendenti o di rimborso per spese di viaggio, l’onere di dimostrare la causa dell’esonero dell’assoggettamento a contribuzione.

Tribunale Pavia sez. lav., 14/12/2019, n.380



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