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L’Azione di riduzione

3 Agosto 2020 | Autore:
L’Azione di riduzione

Quanto tempo ha l’erede legittimario per tutelare i propri diritti sull’eredità?

Il caso più ricorrente delle controversie in materia di eredità è quello in cui uno o più eredi ritengono di aver ricevuto meno di quanto spettasse loro per legge e alcuni familiari abbiano ingiustamente “avuto di più”. Ciò avviene perché il parente defunto ha disposto dei propri beni tramite testamento, favorendo alcuni eredi e lasciando ad altri beni di minor valore. Oppure perché, per esempio, un figlio ha ricevuto diversi beni e denaro in donazione, quando il genitore era ancora in vita, e non può pretendere ulteriori diritti sull’eredità.

Ebbene, l’erede che veda lesa la propria quota di legittima a causa di donazioni o disposizioni testamentarie, può agire in giudizio per ripristinare la parte di eredità che gli spetta. L’azione in questione viene denominata azione di riduzione, volta, appunto, a ridurre le disposizioni lesive della quota di legittima per reintegrare la quota di successione spettante all’erede legittimario.

L’azione di riduzione è subordinata a determinate condizioni e deve essere esercitata entro determinati termini di prescrizione. Vediamo quali sono.

Azione di riduzione: cos’è

L’azione di riduzione è l’azione giudiziaria che viene utilizzata quando l’erede legittimario vede leso il suo diritto di legittima a causa di disposizioni testamentarie o donazioni effettuate dal de cuius.

La riduzione può essere chiesta esclusivamente dagli eredi legittimari (o dai loro eredi ed aventi causa). Ricordiamo che gli eredi legittimari sono coloro ai quali la legge riserva di diritto una quota di eredità, della quale il de cuius non può disporre. Si tratta, in particolare, di:

  • coniuge;
  • figli (se questi non vogliono o non possono accettare, sono considerati eredi legittimari i loro figli, cioè i nipoti del defunto);
  • ascendenti (genitori o nonni) se il de cuius muore senza lasciare figli o nipoti.

I soggetti sopra elencati hanno diritto ad una quota di eredità. Ciò vuol dire che il de cuius può disporre del proprio patrimonio, ma rispettando le quote riservate agli eredi legittimari, così come previste dalla legge.

Quando la parte dell’eredità spettante per legge è stata intaccata per effetto delle disposizioni testamentarie o delle donazioni effettuate dal de cuius, l’erede legittimario può agire con l’azione di riduzione.

Azione di riduzione: condizioni

Affinchè possa essere esercitata l’azione di riduzione devono sussistere le seguenti condizioni:

  • può agire in giudizio solo l’erede legittimario (o un suo erede o avente causa);
  • il legittimario deve aver accettato l’eredità con beneficio d’inventario (vedi “Come accettare l’eredità con beneficio di inventario“)
  • il legittimario deve imputare alla sua quota i legati e le donazioni fatte dal defunto, sia dirette che indirette.

Azione di riduzione: prescrizione

L’azione di riduzione deve essere esperita entro il termine di prescrizione di dieci anni. Ciò vuol dire che l’erede legittimario ha la possibilità di tutelare i propri diritti sulla successione, citando in tribunale, entro dieci anni, gli altri eredi o soggetti che hanno beneficiato, tramite testamento o donazioni, del patrimonio del defunto.

Come si calcola il termine di dieci anni per l’azione di riduzione? La decorrenza del termine di prescrizione varia a seconda che la lesione della quota di legittima derivi da disposizioni testamentarie o da donazioni compiute in vita dal de cuius. Difatti, il termine di dieci anni decorre:

  • dall’apertura della successione, se la lesione deriva da donazioni;
  • dall’accettazione dell’eredità, se la lesione deriva da disposizioni testamentarie.

Se l’erede tenuto alla restituzione del bene lesivo della legittima lo ha venduto o donato a terzi, i legittimari possono agire contro questi ultimi per chiedere la restituzione dei beni immobili o beni mobili registrati, a condizione che:

  • non siano trascorsi 20 anni dalla trascrizione della donazione;
  • la sentenza di riduzione contro il donatario sia passata in giudicato;
  • il patrimonio del donatario non appaia sufficiente a soddisfare le pretese dei legittimari;
  • il terzo acquirente non abbia pagato l’equivalente in denaro del bene da restituire.


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