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Se l’avvocato della controparte non risponde

4 Agosto 2020 | Autore:
Se l’avvocato della controparte non risponde

Avvocato non risponde al collega di controparte: cosa succede a chi viola i principi di colleganza? L’avvocato può contattare la controparte priva di difensore?

Quando due persone entrano in conflitto tra loro per una questione giuridica si arriva ben presto ad affidarsi agli avvocati. Questi, prima di intraprendere un giudizio vero e proprio, intavoleranno senza dubbio una trattativa, al fine di evitare lo scontro in tribunale. Può accadere che il legale di controparte si dimostri pigro e svogliato durante le negoziazioni, tanto da non rispondere nemmeno alle telefonate del collega che rappresenta l’avversario processuale. Cosa fare se l’avvocato della controparte non risponde?

Ma facciamo ancora un’altra ipotesi. Mettiamo il caso che tu sia in conflitto con il tuo vicino di casa per una questione condominiale. Sei stato diffidato con una lettera formale dell’avvocato, mentre tu non hai intenzione di nominarne uno perché la vicenda ti sembra sciocca e non ti va di spendere soldi per una questione di così poco interesse. Decidi allora di contattare direttamente l’avvocato di controparte in modo da rispondere alla sua diffida. Come comportarsi se l’avvocato della controparte non ti risponde?

Se anche tu ti trovi in una situazione del genere, nel senso che ti trovi davanti a un legale che non risponde mai oppure che non risponde nemmeno al tuo avvocato, allora prosegui nella lettura.

Avvocato: deve rispondere al collega di controparte?

L’avvocato deve rispondere al collega di controparte che lo contatta per motivi inerenti alla controversia tra i propri assistiti? La risposta è affermativa, a pena di commissione di un illecito deontologico.

Secondo il Consiglio nazionale forense[1], viola la deontologia forense (cioè, l’insieme delle norme che ogni professionista legale dovrebbe rispettare, a tutela del prestigio e del decoro della professione stessa) l’avvocato che non risponde al collega di controparte, ovvero che lo fa con un ritardo tale da rendere oramai inutile o superflua la risposta.

L’avvocato Tizio invia una pec al collega Caio chiedendogli di transigere entro 15 giorni la controversia tra i propri clienti. Poiché Caio non risponde, Tizio prepara tutti gli atti occorrenti per la causa. Solamente dopo un mese, Caio invia la propria comunicazione.

Per la precisione, l’avvocato che non risponde al collega di controparte viola la regola deontologica per cui ogni legale deve ispirare la propria condotta a principi di lealtà e correttezza nei confronti dei suoi colleghi [2].

Violazione doveri di colleganza: cosa rischia l’avvocato?

L’avvocato che viola i principi che ispirano il rapporto di colleganza incorre nella sanzione dell’avvertimento da parte del consiglio dell’ordine degli avvocati.

L’avvertimento è la sanzione in assoluto meno grave prevista dal codice di deontologia forense e consiste nell’informare l’incolpato che la sua condotta non è stata conforme alle norme deontologiche e di legge, con invito ad astenersi dal compiere altre infrazioni.

Può essere sanzionato con l’avvertimento l’avvocato che omette di fornire spiegazioni al collega di controparte con cui ha stipulato una transazione alla quale il proprio cliente non sta tenendo fede.

Avvocato non risponde alla controparte: che succede?

Mettiamo ora il caso che l’avvocato sia contattato non dal collega che assiste la controparte, bensì dalla controparte stessa. In altre parole, è il cliente di un collega a cercare di chiamarlo. Cosa succede in questi casi? L’avvocato che non risponde commette un illecito deontologico?

In realtà, come sto per spiegarti, un avvocato è tenuto a rispondere solo al suo collega, non alla controparte intesa come persona fisica (o giuridica) portatrice di interessi opposti a quelli del proprio assistito.

Nel caso di avvocato che non risponde alla controparte possono figurarsi due ipotesi diverse:

  • l’avvocato non risponde alla controparte rappresentata da un legale di fiducia;
  • l’avvocato non risponde alla controparte priva di assistenza legale.

Avvocato non risponde alla controparte assistita da un collega

La prima ipotesi è quella dell’avvocato che non dia riscontro alla controparte che, a sua volta, è assistita da un proprio legale. Ebbene, questo comportamento è del tutto legittimo; anzi, rappresenterebbe un illecito quello contrario.

Secondo il codice deontologico forense [3], l’avvocato non deve mettersi in contatto diretto con la controparte che sappia assistita da altro collega. L’avvocato, in ogni stato del procedimento e in ogni grado del giudizio, può avere contatti con le altre parti solo in presenza del loro difensore o con il consenso di questi.

Inoltre, l’avvocato non deve ricevere la controparte assistita da un collega senza informare quest’ultimo e ottenerne il consenso.

Dunque, il codice deontologico fa espresso divieto all’avvocato di avere contatti direttamente con la controparte assistita da un collega; ciò può avvenire solo eccezionalmente e soltanto mettendo al corrente il collega che difende la controparte, il quale deve peraltro esprimere il proprio consenso.

L’avvocato che viola queste disposizioni rischia di incorrere nella sanzione della censura, la quale consiste nella manifestazione espressa di un biasimo formale.

L’avvocato può indirizzare corrispondenza direttamente alla controparte, inviandone sempre copia per conoscenza al collega che la assiste, esclusivamente per richiedere comportamenti determinati, intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze.

In altre parole, l’avvocato può rivolgersi direttamente alla controparte solamente nei casi in cui la legge ricollega l’efficacia di una diffida o di una messa in mora alla comunicazione diretta all’interessato (si pensi, ad esempio, alla comunicazione del recesso dal contratto di locazione).

Dunque, l’avvocato che non risponde alla controparte assistita da un collega non fa altro che compiere il suo dovere.

Avvocato non risponde alla controparte priva di difensore

Come visto nel paragrafo precedente, all’avvocato è precluso ogni contatto diretto con la controparte, salvo che vi sia il consenso del collega che lo assiste. Ma cosa succede se a contattare un avvocato è la controparte non rappresentata da alcun difensore?

Ebbene, secondo la Corte di Cassazione [4], lo stesso divieto sussiste anche nel caso in cui la controparte che contatta l’avvocato non sia assistita da alcun professionista legale.

A parere dei giudici, l’avvocato non può mai avere alcun contatto con la controparte, anche qualora questa non abbia nessun difensore. In un caso del genere, ad essere violato non è il principio di correttezza tra colleghi, bensì un generico dovere di probità e onestà cui è tenuto ogni avvocato, il quale non deve approfittare della condizione di vulnerabilità della persona priva di assistenza legale.

Dunque, l’avvocato non è tenuto a rispondere nemmeno alla controparte sfornita di difensore: per la Cassazione, questa condotta potrebbe essere lesiva dei diritti dell’individuo privo di un professionista che possa offrirgli opportuni consigli.


note

[1] C.N.F., sent. n. 236/2015.

[2] Art. 19, cod. deont. for.

[3] Art. 41, cod. deont. for.

[4] Cass., sent. n. 2273 del 30 gennaio 2018.

Autore immagine: Canva.com


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