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Formalizzare la convivenza: è possibile?

5 Maggio 2020
Formalizzare la convivenza: è possibile?

Dichiarazione di residenza al Comune e denuncia della convivenza con formazione di un unico nucleo familiare. I contratti di convivenza. 

Da un paio di anni hai iniziato a convivere con una donna. Anche se non avete alcuna intenzione di sposarvi, il vostro legame è talmente stretto da portarti a pensare già a tutelare il suo futuro nell’eventualità in cui a te dovesse succedere qualcosa? È possibile formalizzare la convivenza in modo da garantire al partner l’eredità, la reversibilità e la casa in cui vivete in questo momento? Cerchiamo di fare il punto della situazione e di ricordare quali sono i diritti delle persone che decidono di convivere. 

Diritti dei conviventi

Per avviare una convivenza non c’è bisogno di firmare un contratto o di effettuare una dichiarazione in Comune. Due persone possono decidere di vivere nello stesso appartamento, eleggendo quindi la medesima residenza all’ufficio dell’anagrafe, senza necessità di adempimenti burocratici (se non appunto la dichiarazione di residenza). 

Ciò non toglie la possibilità di dare alla convivenza una veste anche pubblica ossia di formalizzare la convivenza. Il che può avvenire o registrando la convivenza in Comune e, così, formando un unico nucleo familiare oppure, in un’ottica ancora più avanzata, firmando un contratto di convivenza. I diritti dei conviventi, in quest’ultimo caso, vengono regolati nel documento in questione dagli stessi interessati che definiscono soprattutto il regime patrimoniale applicabile, diritti successori, ecc.

Anche però senza alcuna formalizzazione della convivenza, la legge riconosce ai partner che formano una famiglia di fatto (o, per usare un termine giuridico, una “coppia more uxorio”) una serie di diritti. Eccoli qui di seguito sintetizzati. 

Conviventi di fatto

Se i conviventi non hanno né firmato un contratto di convivenza, né hanno formalizzato la loro situazione di convivenza in Comune, hanno una serie di diritti che non trovano alcuna menzione nella legge ma nei riconoscimenti fatti dalla giurisprudenza. Corte di Cassazione e Corte Costituzionale, infatti, hanno via via equiparato la famiglia fondata sul matrimonio a quella di fatto.

Ecco i diritti delle coppie di fatto:

  • in caso di separazione, gli eventuali figli sono sottoposti all’affidamento condiviso di entrambi i genitori. Il genitore che non vive con loro ha il diritto di visita da esercitarsi nelle forme e tempi concordati tra le parti o, in assenza di accordo, definiti dal tribunale. Il mantenimento spetta ad entrambi i genitori;
  • il proprietario della casa non può buttare fuori l’altro dalla sera alla mattina senza dargli il tempo di trovare un’altra collocazione;
  • se la casa è in affitto e muore l’intestatario del contratto, l’altro vi può subentrare proseguendo nel rapporto di locazione;
  • se uno dei due partner dovesse decedere a causa di atti illeciti di terzi (si pensi all’errore medico o a un incidente stradale) il superstite ha diritto al risarcimento del danno, dimostrando uno stabile vincolo affettivo con il deceduto;
  • in presenza di maltrattamenti ai danni del convivente, scatta il reato di maltrattamenti in famiglia;
  • entrambi i componenti della coppia, essendo uniti da un vincolo affettivo, devono contribuire al mantenimento l’uno dell’altro. Per cui, qualora uno dei due partner dovesse rifiutarsi di contribuire economicamente alle necessità della coppia, l’altro potrebbe denunciarlo per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare e chiedere il risarcimento dei danni.

Conviventi registrati in Comune

I conviventi possono decidere di registrarsi in Comune e formare così un unico nucleo familiare. 

In questa situazione i diritti dei partner comprendono, oltre a quelli che abbiamo visto nel precedente paragrafo, le seguenti situazioni:  

  • in caso di malattia o di ricovero di uno dei due conviventi, l’altro ha diritto di fargli visita, di assisterlo e di accedere alle sue informazioni personali. Si tratta di un diritto che, fino al 2016, spettava solo al coniuge o ai parenti più stretti;
  • ognuno dei due può indicare il parter come proprio rappresentante affinchè prenda importanti decisioni in caso di malattia che comporti incapacità di intendere o di volere oppure in caso di morte (ad es. accettazione di terapie suggerite dai medici, oppure, in caso di morte, alla donazione degli organi, all’eventuale cremazione, ai funerali);
  • diritto di visita in caso di detenzione del partner;
  • se uno dei partner è titolare di un’impresa familiare, l’altro può partecipare alla sua gestione ed ha diritto a una parte degli utili; inoltre ha diritto, in proporzione al lavoro svolto all’interno dell’impresa, a una quota dei beni acquistati con gli utili e degli incrementi dell’azienda;
  • in caso di morte del convivente proprietario della casa familiare, il superstite ha diritto ad abitarvi per altri due anni. Se la convivenza dura da più tempo, egli vi può abitare per un numero di anni corrispondente, comunque al massimo per cinque anni. Se invece la casa era in affitto, il superstite subentra nel contratto;  
  • se uno dei due viene dichiarato interdetto, inabilitato o beneficiario dell’amministrazione di sostegno, l’altro può essere nominato suo tutore, curatore o amministratore di sostegno;
  • se cessa la convivenza di fatto e uno dei due, impossibilitato a provvedere al proprio sostentamento, versa in stato di grave bisogno tanto da essere a rischio la sua stessa sopravvivenza, ha diritto di ricevere dall’ex partner gli alimenti. Gli alimenti sono cosa diversa dal mantenimento: i primi infatti sono rivolti a garantire lo stretto necessario per vivere (vitto, alloggio, medicine).

Come formalizzare una convivenza

Abbiamo visto che ci sono due modi per formalizzare una convivenza:

  • dichiarando la situazione di convivenza in Comune e così accedendo a tutti i diritti che abbiamo visto nel paragrafo precedente. In tal caso è sufficiente recarsi presso il Comune ove i partner hanno dichiarato la propria resina;
  • sottoscrivendo un contratto di convivenza. Questa soluzione è di gran lunga quella che più formalizza la convivenza e garantisce ai partner una serie di diritti più estesi, secondo le volontà che gli stessi hanno voluto definire nel contratto. 

In questo paragrafo ci occuperemo della seconda opzione.

Con la sottoscrizione del contratto di convivenza, i conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune.

Come si stipula un contratto di convivenza?

Il contratto di convivenza, le successive modifiche e il suo scioglimento sono redatti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico (ossia dinanzi a un notaio) o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.

il professionista che ha ricevuto l’atto in forma pubblica o che ne ha autenticato le sottoscrizioni deve provvedere entro i successivi 10 giorni a trasmetterne copia al comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe.

Cosa si può regolare con un contratto di convivenza?

Il contratto di convivenza può contenere:

  • l’indicazione della residenza;
  • le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo;
  • il regime patrimoniale della comunione dei beni.

Con riferimento alla casa, il contratto può regolare il diritto di abitazione o di comodato a uno o entrambi i conviventi, da sciogliersi solo in caso di rottura della convivenza.  

I conviventi nel contratto possono stabilire in quale modo e misura ciascuno di essi partecipa alle spese derivanti dalla convivenza o dall’attività lavorativa domestica ed extradomestica.

Generalmente le spese vengono ripartite equamente tra i conviventi, in relazione alle proprie sostanze economiche e alla capacità di lavoro professionale e casalingo di ciascuno. Ad esempio, un convivente può assumersi l’obbligo di mantenere l’altro a fronte di una controprestazione che può essere una cessione di capitale, una prestazione di lavoro domestico o la messa a disposizione di determinati beni.

Nel contratto di convivenza, i partner possono applicare agli acquisti fatti dopo la sottoscrizione dello stesso il regime di comunione dei beni proprio come per le coppie di coniugi.

Se, di norma, in caso di scioglimento dell’unione, al partner non sposato non è dato ottenere un mantenimento, si può prevedere diversamente nel contratto di convivenza, stabilendo anche tutte le conseguenze in caso di rottura dell’unione.

Fuori del caso di una disposizione testamentaria, i conviventi nel contratto di convivenza possono inserire delle clausole destinate a operare in caso di morte di uno di loro.

Eredità, Tfr e reversibilità ai partner conviventi

Non c’è modo di garantire la pensione di reversibilità al partner convivente anche se, di recente, si stanno aprendo delle interpretazioni più favorevoli in seno alla giurisprudenza. Di tanto abbiamo già parlato in Reversibilità anche ai conviventi. Allo stesso modo il convivente superstite non ha diritto ad alcuna quota di liquidazione del TFR (trattamento fine rapporto).

Viceversa, i conviventi possono sempre fare testamento in modo tale che i beni dell’uno finiscano all’altro. Ciò però non può violare le quote di legittima agli eventuali familiari più stretti che sono i figli o, in loro assenza, i genitori.

In particolare, ogni convivente può prevedere una delle seguenti disposizioni a favore dell’altro:

  • nominare erede il convivente;
  • lasciare al convivente la proprietà della casa o l’usufrutto o il diritto di abitazione sulla stessa;
  • istituire un legato a favore del convivente per determinati cespiti o diritti (ad es. per il diritto di abitazione);
  • prevedere un obbligo di mantenimento dell’altro convivente come legato a carico di un suo erede.

Leggi Conviventi: quale eredità con o senza testamento?

Approfondimenti

Come fare contratto di convivenza

Convivenza di fatto: come funziona

Cosa cambia quando si va a convivere

Come tutelarsi in caso di convivenza



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