Coronavirus: la patente di immunità è necessaria?

5 Maggio 2020
Coronavirus: la patente di immunità è necessaria?

Serve per individuare chi è immune al Covid-19 e può circolare in sicurezza: ma i test sierologici per rilevare la presenza degli anticorpi sono ancora imprecisi. 

La Fase 2 è iniziata e la gente ha ripreso a circolare “senza lasciapassare”. Il vaccino che ci garantirà sicurezza è ancora lontano e, nel frattempo, la maggior parte delle persone è priva di immunità. Gli studi recenti dicono che tutti i guariti diventano immuni ma attualmente in Italia sono meno di 100mila persone.

Chi non è ancora venuto a contatto con l’infezione non ha sviluppato gli anticorpi che potrebbero proteggerlo. Così si è pensato ad una patente di immunità per poter lavorare in sicurezza e senza rischi di ammalarsi o di propagare il contagio.

Ma adesso molti scienziati si dicono contrari e il progetto non prende quota. Il motivo principale è che non ci sono indicatori chiari: soprattutto i test sierologici non garantiscono che la persona è protetta, afferma l’immunologa Antonella Viola in un intervento riportato dall’Adnkronos Salute.

Oggi sul tema interviene anche Alberto Mantovani, immunologo di fama internazionale e direttore scientifico dell’Irccs Humanitas, che sul magazine di Assolombarda “Genio e Impresa” spiega che il test sierologico può costituire tutt’al più “un foglio rosa, ma di certo non una patente“.

Qualcosa di provvisorio, dunque, da seguire e controllare ancora e non certo definitivamente abilitante. L’esperto ricorda che gli anticorpi “non sono da soli un test diagnostico, visto che la risposta contro questa malattia è molto lenta e la loro presenza non esclude quella del virus”. Infatti, spiega l’immunologo, “con le tecnologie che abbiamo adesso gli anticorpi ci mettono fino a 20 giorni a comparire dopo l’esposizione e fino a 15 giorni dopo la comparsa dei sintomi”.

Questo significa – prosegue – che “al momento non abbiamo dati certi e dire a qualcuno ‘hai gli anticorpi‘ può indurre a comportamenti irresponsabili”. Invece per Mantovani “è importante capire quante persone sono state realmente esposte e che livello di immunità di gregge potremmo aver raggiunto”.

Nel frattempo però la corsa prosegue: “Il patrimonio dell’industria italiana è straordinario. Le nostre aziende hanno messo a punto test rapidi e affidabili per il virus – sottolinea Mantovani – stanno sviluppando test sierologici e sono in corsa per i vaccini”. Dunque, nel prossimo futuro, le cose potrebbero cambiare.



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