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Cassa integrazione guadagni straordinaria: ultime sentenze

13 Giugno 2020
Cassa integrazione guadagni straordinaria: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: impossibilità di collocare i lavoratori sospesi in cassa integrazione guadagni straordinaria; diritto all’indennità di mobilità per lavoratori di imprese industriali con più di 15 dipendenti; violazione dei criteri stabiliti dalla contrattazione collettiva per la scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione guadagni straordinaria.

Cassa integrazione guadagni straordinaria

Anche nel caso in cui si avvii la procedura di mobilità a seguito di verifica della impossibilità di collocare i lavoratori sospesi in cassa integrazione guadagni straordinaria, va, invero, applicato il principio, ormai consolidato, secondo cui la comparazione dei lavoratori – al fine di individuare quelli da avviare alla mobilità – non deve necessariamente interessare l’intero complesso aziendale, ma può avvenire (secondo una legittima scelta dell’imprenditore ispirata al criterio legale delle esigenze tecnico – produttive) nell’ambito della singola unità produttiva, purchè, peraltro, la predeterminazione del limitato campo di selezione sia giustificata dalle suddette esigenze tecnico-produttive ed organizzative che hanno dato luogo alla riduzione del personale; deve escludersi la sussistenza di dette esigenze ove i lavoratori da licenziare siano idonei – per acquisite esperienze e per pregresso e frequente svolgimento della propria attività in altri reparti dell’azienda con positivi risultati – ad occupare le posizioni lavorative di colleghi addetti ad altri reparti o sedi.

Dunque, come anche recentemente ribadito da questa Corte, la delimitazione della platea dei lavoratori destinatari dal provvedimento di messa in mobilità è condizionata agli elementi acquisiti in sede di esame congiunto nel senso cioè che, ove non emerga il carattere infungibile dei lavoratori collocati in CIGS o comunque in difetto di situazioni particolari evidenziate sempre in sede di esame congiunto, la scelta deve interessare i lavoratori addetti all’intero complesso.

Cassazione civile sez. lav., 17/01/2020, n.981

Criteri di scelta dei lavoratori sospesi

L’omessa comunicazione alle organizzazioni sindacali, da parte del datore di lavoro ammesso alla cassa integrazione guadagni straordinaria, dei criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere e delle modalità della rotazione configura una violazione procedimentale e incide direttamente sulla legittimità del provvedimento di concessione dell’intervento straordinario di integrazione salariale, il quale, a sua volta, investe la sospensione disposta dal datore di lavoro, essendo, di tale sospensione, il presupposto logico – giuridico; ne consegue che, avendo i lavoratori il diritto soggettivo di percepire la retribuzione (per la prestazione lavorativa non divenuta impossibile) e non essendo prevista un’idoneità del provvedimento a degradare tale situazione soggettiva ad interesse legittimo, ben possono i lavoratori sospesi sollecitare l’accertamento incidentale dell’illegittimità del provvedimento amministrativo, chiedendone la disapplicazione ex art. 5 legge n. 2248 all. E del 1865, con conseguente accertamento della “illegittimità” (nei termini sopra precisati) della sospensione dal lavoro e quindi dell’inadempimento del datore di lavoro, il quale sarà tenuto a corrispondere la retribuzione con effetto “ex tunc”, in quanto, non essendosi perfezionata, per vizio procedimentale, la fattispecie di “sospensione” del rapporto per effetto della c.i.g.s., riprende vigore l’ordinario regime dell’adempimento nelle obbligazioni.

Tribunale Bari sez. lav., 10/12/2018, n.4471

Cassa integrazione: i vizi nella procedura 

L’omessa comunicazione alle organizzazioni sindacali, da parte del datore di lavoro ammesso alla cassa integrazione guadagni straordinaria, dei criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere e delle modalità della rotazione, configura una violazione procedimentale e incide direttamente sulla legittimità del provvedimento di concessione dell’intervento straordinario di integrazione salariale.

Pertanto, i lavoratori sospesi – avendo il diritto di percepire la retribuzione (per la prestazione lavorativa non divenuta impossibile) – possono richiedere l’accertamento incidentale dell’illegittimità del provvedimento amministrativo, chiedendone la disapplicazione e il conseguente accertamento della “illegittimità” della sospensione dal lavoro.

Da tutto ciò, consegue che il datore di lavoro sarà tenuto a corrispondere la retribuzione con effetto ex tunc, in quanto, non essendosi perfezionata – per vizio procedimentale – la fattispecie di “sospensione” del rapporto, torna in vigore l’ordinario regime dell’adempimento nelle obbligazioni.

Tribunale Bari sez. lav., 22/11/2018, n.4118

L’omessa comunicazione alle organizzazioni sindacali

L’omessa comunicazione alle organizzazioni sindacali, da parte del datore di lavoro ammesso alla cassa integrazione guadagni straordinaria, dei criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere e delle modalità della rotazione configura una violazione procedimentale e incide direttamente sulla legittimità del provvedimento di concessione dell’intervento straordinario di integrazione salariale, il quale, a sua volta, investe la sospensione disposta dal datore di lavoro, essendo, di tale sospensione, il presupposto logico – giuridico; ne consegue che, avendo i lavoratori il diritto soggettivo di percepire la retribuzione (per la prestazione lavorativa non divenuta impossibile) e non essendo prevista un’idoneità del provvedimento a degradare tale situazione soggettiva ad interesse legittimo, ben possono i lavoratori sospesi sollecitare l’accertamento incidentale dell’illegittimità del provvedimento amministrativo, chiedendone la disapplicazione ex art. 5 L. n. 2248 all. E del 1865, con conseguente accertamento della “illegittimità” (nei termini sopra precisati) della sospensione dal lavoro e quindi dell’inadempimento del datore di lavoro, il quale sarà tenuto a corrispondere la retribuzione con effetto “ex tunc”, in quanto, non essendosi perfezionata, per vizio procedimentale, la fattispecie di “sospensione” del rapporto per effetto della c.i.g.s., riprende vigore l’ordinario regime dell’adempimento nelle obbligazioni.

Tribunale Bari sez. lav., 24/01/2018, n.293

La responsabilità disciplinare del lavoratore 

La denuncia del lavoratore all’autorità giudiziaria di reati o illeciti amministrativi commessi dal datore non fa scattare la giusta causa di licenziamento o il giustificato motivo soggettivo, a meno che non si tratti di calunnia o il denunciante abbia la consapevolezza dell’insussistenza dell’illecito. La responsabilità disciplinare sussiste nel caso in cui la denuncia sia avvenuta in modo strumentale, nella piena consapevolezza della insussistenza dell’illecito o della estraneità del soggetto incolpato, o se il denunciante abbia pubblicizzato all’esterno quanto riferito alle autorità competenti.

A queste conclusioni è giunta la Cassazione pronunciandosi relativamente a un caso di licenziamento di un dipendente di una azienda del settore alimentare che aveva denunciato il ricorso illegittimo da parte dell’impresa alla cassa integrazione guadagni straordinaria.

La vicenda si era conclusa con l’esclusione di qualsiasi illecito in capo al datore. Per la Corte, la denuncia di fatti aventi potenziale rilievo penale accaduti in ambito aziendale non ha rilievo disciplinare e la circostanza che le indagini in sede penale e amministrativa siano state definite con un provvedimento di archiviazione non è idonea da sola a fondare la responsabilità disciplinare del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 16/02/2017, n.4125

Lavoratori in cassa integrazione straordinaria

In tema di licenziamento, non è rilevante che la riduzione di personale interessi anche lavoratori non già collocati in CIGS, poiché l’ambito della verifica conseguente alla procedura ex art. 4 l. n. 223/91 abbraccia l’impresa nel suo complesso e può estendersi anche a posizioni lavorative che non risultano comprese nel trattamento di integrazione salariale.

Conseguentemente, la prospettiva di mobilità, rimettendo in discussione gli equilibri complessivi dell’azienda, chiama necessariamente in discussione tutte le posizioni lavorative, senza che sia configurabile, quindi, una necessaria coincidenza tra collocandi in mobilità e lavoratori sospesi in cassa integrazione guadagni straordinaria.

Nel caso di specie trattasi di licenziamento irrogato da impresa ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale che, all’attuazione del programma sotteso all’intervento di integrazione, ha ritenuto di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative, e che quindi, ex art. 4 comma 1 l. n. 223/91, ha dovuto avviare procedura di licenziamento collettivo.

Tribunale Pescara sez. lav., 08/06/2016, n.535

Violazione dei criteri stabiliti dalla contrattazione collettiva

In caso di violazione dei criteri stabiliti dalla contrattazione collettiva per la scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione guadagni straordinaria non trova applicazione l’art. 18 dello st.lav., sicché il lavoratore ingiustificatamente sospeso non ha diritto alla riammissione in servizio, ma solo al risarcimento del danno nella misura corrispondente alla differenza fra la retribuzione piena (al lordo delle ritenute fiscali e previdenziali) ed il trattamento corrisposto dalla cassa integrazione guadagni straordinaria nel periodo d’ingiustificata sospensione.

Cassazione civile sez. lav., 04/12/2015, n.24738

Autorizzazione alla cassa integrazione guadagni straordinaria

E’ legittimo l’annullamento di alcuni decreti di autorizzazione alla cassa integrazione guadagni straordinaria adottata in ragione del fatto che i dipendenti della società beneficiaria delle misura venivano fatti aderire al “programma” dei 90 giorni iniziali di aspettativa per poi essere ammessi subito dopo alla CIGS, essendo la norma contenuta nell’art. 8, d.l. n. 86 del 1988 relativa al conseguimento di un’anzianità lavorativa presso l’impresa di almeno 90 giorni, intesa a proprio a prevenire operazioni fraudolente, realizzate attraverso assunzioni volte esclusivamente ad assicurare la fruizione del trattamento di Cassa integrazione salariale.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 16/12/2016, n.12543

Procedimento amministrativo di concessione dell’integrazione guadagni

I commi 7 e 8 dell’art 1, legge n. 223 del 1991, che prescrivono al datore di lavoro, ammesso alla cassa integrazione guadagni straordinaria, di comunicare alle organizzazioni sindacali i criteri di scelta dei lavoratori da sospendere è pienamente in vigore, anche dopo il d.p.r. n. 218 del 2000, contenente le norme per la semplificazione della concessione della cassa integrazione guadagni. Quest’ultimo provvedimento, infatti, riguarda il procedimento amministrativo di concessione dell’integrazione guadagni, ma non intacca l’impianto garantista della legge n. 223 del 1991.

Cassazione civile sez. lav., 11/03/2015, n.4886

Procedimento per concessione della cassa integrazione guadagni straordinaria

In tema di procedimento per concessione della cassa integrazione guadagni straordinaria deve escludersi l’incompatibilità tra le disposizioni dell’art. 1 commi 7 e 8 l. 23 luglio 1991 n. 223 e la normativa introdotta con il d.P.R. 10 giugno 2000 n. 218; la disciplina regolamentare – che si limita a imporre all’imprenditore, il quale intenda richiedere l’intervento straordinario di integrazione salariale, l’obbligo di dare tempestiva comunicazione alle organizzazioni sindacali – attiene infatti unicamente alla fase amministrativa di concessione del provvedimento di integrazione salariale medesimo, mentre nulla dice sul contenuto concreto della comunicazione, né detta alcuna disciplina in ordine ai criteri di scelta e/o di rotazione e, pertanto, non ha in alcun modo inciso sugli obblighi del datore di lavoro di informazione sui criteri di scelta e modalità di rotazione di rilevanza collettiva di cui all’art. 1 commi 7 e 8 l. 23 luglio 1991 n. 223.

Tribunale Milano, 26/04/2012



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