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Se l’avvocato sparisce

5 Agosto 2020 | Autore:
Se l’avvocato sparisce

Cosa fare se l’avvocato si rende irreperibile? Si può revocare il mandato a un legale che non risponde e non fornisce informazioni? Come tutelarsi?

Cosa lega un avvocato al proprio cliente? La fiducia che quest’ultimo ripone nel primo affinché vengano risolti (o quantomeno affrontati) i suoi problemi. Allo stesso modo, il legale deve avere fiducia nel suo assistito: non nel senso che deve credere a tutto ciò che gli viene raccontato, ma che almeno deve esservi un comune intento di muoversi nella stessa direzione. A volte succede che il cliente rompa il legame col suo legale preferendo fare a modo suo oppure rivolgendosi ad altri professionisti; altre volte, invece, è l’avvocato che, col suo comportamento, spezza il rapporto fiduciario col suo assistito. È il caso dell’avvocato che sparisce, rendendosi irreperibile al cliente.

Mettiamo il caso che tu sia in attesa di ricevere preziose informazioni dal tuo avvocato (ad esempio, aspetti con ansia la comunicazione di un provvedimento del giudice), ma questi si sia reso irreperibile: non risponde al telefono né ai messaggi che gli invii. Come comportarsi in ipotesi del genere? Si può revocare l’incarico a un legale che non risponde mai? Se l’argomento ti interessa, magari perché ti trovi proprio in questa condizione, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa fare se l’avvocato si rende irreperibile.

Avvocato: deve sempre informare il cliente?

L’avvocato ha una propria vita privata al di fuori del lavoro; ciò vuol dire che non deve essere sempre necessariamente reperibile. Ciò che conta è che informi i propri clienti sugli sviluppi principali delle vicende che sta seguendo.

Gli obblighi di informazione che gravano sull’avvocato possono essere divisi in due categorie:

  • obbligo di fornire informazioni al momento del conferimento dell’incarico;
  • obbligo di fornire informazioni durante lo svolgimento dell’incarico.

Obblighi di informazione all’atto di assunzione dell’incarico

Secondo il codice di deontologia forense [1], nel momento in cui il difensore assume l’incarico è tenuto a fornire precise informazioni al proprio cliente. Per la precisione, l’avvocato:

  • deve informare chiaramente la parte assistito delle caratteristiche e dell’importanza dell’incarico e delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione;
  • deve informare il cliente e la parte assistita sulla prevedibile durata del processo e sugli oneri ipotizzabili; deve inoltre, se richiesto, comunicare in forma scritta, a colui che conferisce l’incarico professionale, il prevedibile costo della prestazione;
  • deve informare chiaramente la parte assistita della possibilità di avvalersi del procedimento di negoziazione assistita e, per iscritto, della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione; deve altresì informarla dei percorsi alternativi al contenzioso giudiziario previsti dalla legge;
  • ove ne ricorrano le condizioni, deve informare la parte assistita della possibilità di avvalersi del patrocinio a spese dello Stato;
  • deve rendere noti al cliente ed alla parte assistita gli estremi della propria polizza assicurativa.

Obblighi di informazione durante lo svolgimento dell’incarico

Conferito l’incarico, durante lo svolgimento dello stesso sull’avvocato continua a gravare un generico obbligo di informazione, il quale può essere assolto limitandosi a fornire le comunicazioni più urgenti e quelle espressamente richieste dalla parte.

Tanto si evince dal disposto del codice di deontologia forense, il quale stabilisce che l’avvocato, ogni qualvolta ne venga richiesto, deve informare il cliente e la parte assistita sullo svolgimento del mandato a lui affidato e deve fornire loro copia di tutti gli atti e documenti, anche provenienti da terzi, concernenti l’oggetto del mandato e l’esecuzione dello stesso sia in sede stragiudiziale che giudiziale.

Dunque, è chiaro che nessuna norma impone all’avvocato di essere sempre reperibile: ciò che importa è che il cliente sia tenuto aggiornato sui principali sviluppi e che gli si forniscano tutti i chiarimenti necessari quando chiama.

In un solo caso l’avvocato è tenuto a effettuare comunicazioni d’urgenza al suo assistito: quando è necessario procedere al compimento di atti necessari ad evitare prescrizioni, decadenze o altri effetti pregiudizievoli relativamente agli incarichi in corso.

Avvocato irreperibile: cosa fare?

Veniamo ora agli aspetti concreti. Cosa fare se l’avvocato sparisce?

Se il difensore si rende assolutamente irreperibile al proprio cliente incorre in un vero e proprio inadempimento: come ricordato nei precedenti paragrafi, quando ha accettato l’incarico conferitogli, l’avvocato si è impegnato non solo a seguire la causa, ma anche a tenere aggiornato il proprio cliente, tanto più se quest’ultimo lo contatta per avere notizie in merito.

Se il difensore è completamente sparito dalla circolazione e si ha fondato timore per la causa affidatagli, allora è legittimo revocargli il mandato, in quanto il rapporto fiduciario tra voi è venuto meno.

Poiché si presume che l’avvocato sparito sia assolutamente irreperibile anche al proprio studio, per revocargli l’incarico è sufficiente inviargli una comunicazione scritta (raccomandata con avviso di ricevimento o pec) nella quale si comunica tale intenzione.

Ricorda che la revoca del mandato non solleva dall’obbligo di pagare la parcella del professionista, almeno relativamente al lavoro fino a quel momento svolto, sempre che l’avvocato non si sia reso colpevole di altri gravi inadempimenti.

Restituzione dei documenti: come fare?

Effettuata la revoca, avrai diritto alla restituzione della documentazione in possesso dell’avvocato.

Secondo il Consiglio nazionale forense, l’avvocato revocato non ha alcun diritto di ritenzione della documentazione di cui ha avuto la disponibilità al fine di adempiere al proprio mandato, nemmeno nel caso in cui non sia stato pagato [2].

Dunque, l’avvocato al quale è stato revocato il mandato deve restituire i documenti al proprio assistito, senza se e senza ma.

Sotto il profilo deontologico, la violazione dell’obbligo di restituzione dei documenti senza ritardo comporta l’applicazione della sanzione disciplinare dell’avvertimento.

Invece, la violazione dell’obbligo di non subordinare la restituzione dei documenti al pagamento del proprio compenso comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura.

Il problema, però, è che per ottenere la documentazione è praticamente obbligatoria la collaborazione del legale, in quanto occorrerà che ti fissi un appuntamento presso il suo studio per provvedere al ritiro.

Ti rinvio alla lettura dell’articolo Avvocato non restituisce i documenti: che fare? per avere tutte le delucidazioni in merito a questo particolare aspetto.

Se l’avvocato sparisce si può chiedere il risarcimento?

Se l’avvocato sparisce, non facendosi trovare allo studio né rendendosi reperibile allo studio, puoi chiedergli il risarcimento dei danni, ma soltanto se riesci a provare che egli sia stato inadempiente ai propri doveri e che da tale inadempimento sia derivato un concreto danno nei tuoi riguardi.

I giudici ritengono che il cliente ha diritto al risarcimento da parte dell’avvocato solamente se riesce a dimostrare che, se l’avvocato avesse ben svolto il proprio lavoro, egli avrebbe vinto la causa o, comunque, non avrebbe patito il pregiudizio che ha poi sofferto a causa della negligenza del professionista.

Classica ipotesi di inadempimento che giustifica il risarcimento dei danni è quella dell’avvocato che fa decorrere inutilmente il termine utile per agire, lasciando così prescrivere i diritti del proprio assistito.

Se l’avvocato sparisce si può segnalare al consiglio dell’ordine?

A prescindere dalla possibilità di chiedere il risarcimento o meno, l’avvocato che si rende colpevolmente irreperibile commette una violazione dei doveri deontologici.

Dunque, l’avvocato che non risponde mai al telefono e che non si fa trovare nemmeno allo studio può essere denunciato al Consiglio dell’ordine degli avvocati di appartenenza, il quale valuterà l’applicazione della sanzione disciplinare più appropriata.


note

[1] Art. 27 cod. deont. for.

[2] CNF, sent. n. 257/2017.

Autore immagine: Canva.com


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