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Richiedere l’indennizzo per aver subìto un giudizio troppo lungo diventa un rischio

17 Ottobre 2013
Richiedere l’indennizzo per aver subìto un giudizio troppo lungo diventa un rischio

Le modifiche recentemente apportate alla cosiddetta Legge Pinto comportano il rischio non solo di non essere risarciti, ma di dover pagare salate sanzioni in denaro.

La Legge Pinto [1] dovrebbe costituire lo strumento per risarcire chi abbia ingiustamente subìto un causa eccessivamente lunga, risultando alla fine vittorioso.

Essa riafferma il diritto di ogni cittadino di poter vedere esaminata e decisa la propria situazione in giudizio entro un lasso di tempo ragionevole. La durata ragionevole del procedimento è infatti parte del fondamentale diritto di ognuno ad un processo equo.

La Legge stabilisce con precisione la durata ragionevole del procedimento: esso non potrà durare complessivamente più di 6 anni, suddivisi in 3 anni per il primo grado, 2 per l’appello e 1 per la Cassazione. Al di sotto di queste soglie temporali la richiesta viene dichiarata inammissibile.

Il risarcimento garantito dovrebbe invece andare dai 500 ai 1500 Euro per ogni anno di lunghezza del procedimento subito superiore alla “durata ragionevole” di cui sopra.

Nel determinare l’ammontare il giudice dovrà anche tenere conto del comportamento delle parti e del valore della controversia.

Il riconoscimento dell’indennizzo viene espressamente escluso in alcuni casi in cui la parte, per il proprio comportamento, è ritenuta corresponsabile della eccessiva lunghezza del giudizio.

Importante è il termine di proponibilità dell’azione. La domanda per ottenere un equo indennizzo può essere posta solo entro 6 mesi dal momento in cui la decisione che definisce il procedimento è divenuta definitiva.

Senonché, ove la domanda di indennizzo sia giudicata inammissibile o infondata, la parte che ha chiesto il risarcimento può essere condannata al pagamento di una ammenda  compresa tra le 1.000 euro e le 10.000 euro. Considerato che quest’ultima sanzione è assai onerosa, ci si augura che venga riservata ai soli casi di evidente mala fede della parte richiedente.

di ENRICO CIMMINO


note

[1] Legge n. 89/2001 (c.d. legge Pinto) come modificato dalla Legge n. 134/2012.


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