Cronaca | News

Il Coronavirus in Russia e gli strani incidenti ai medici

5 Maggio 2020
Il Coronavirus in Russia e gli strani incidenti ai medici

Nelle ultime due settimane, quattro casi di camici bianchi precipitati dalle finestre degli ospedali in cui lavoravano, dopo aver contratto il Covid-19.

Inizialmente, il Paese sembrava quasi immune al Coronavirus (leggi gli articoli: Coronavirus: perché si parla poco della Russia?Coronavirus in Russia, perché i casi sono così pochi?). Tuttora dell’avanzare dell’epidemia in Russia si parla pochissimo. L’ultima notizia che abbiamo quantifica in 155mila i casi di Covid nel Paese, con impennate sconosciute altrove: in una sola giornata si sono registrati 10mila nuovi casi per il terzo giorno consecutivo, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Tass. Le vittime sono 1.451. Da ieri, però, non si parla che dei misteriosi incidenti che stanno interessando alcuni medici, paramedici e dipendenti di ospedali russi che hanno contratto il virus.

L’agenzia di stampa Adnkronos ci aiuta a tenere il conto. Tra gli ultimi episodi, avvenuti tutti in queste ultime due settimane, c’è quello di un paramedico che aveva denunciato di essere stato costretto ad andare al lavoro dopo il tampone che accertava la sua positività. L’uomo è precipitato da una finestra dell’ospedale in cui prestava servizio, il 22 aprile. È ricoverato in gravi condizioni nella stessa struttura, a Novaya Usman, nella regione di Voronezh. Ma non è l’unico caso.

La stessa sorte è toccata a un uomo di 37 anni, Aleksandr Shulepov: anche lui lavora in un ospedale russo e anche lui aveva denunciato di essere stato obbligato a tornare in servizio dal primario, dopo la diagnosi di Covid-19. Shulepov lo aveva dichiarato in un video che ha girato con un collega il giorno del ricovero, per poi ritrattare in un secondo video, giustificando le affermazioni precedenti con un crollo di nervi provocato dalla paura del Coronavirus. Cosa che potrebbe costare cinque anni di carcere a lui e al collega che lo ha aiutato a girare e diffondere il filmato, per divulgazione di notizie false sull’epidemia.

In altri due casi, le vittime degli incidenti non sono sopravvissute. Parliamo di Natalia Lebedeva, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale del Centro per l’addestramento dei cosmonauti di Zvyozdny, vicino a Mosca, e di Elena Nepomnyashchaya, primaria di un ospedale per veterani a Krasnoyarsk, in Siberia. Entrambe cadute da una finestra degli ospedali in cui lavoravano. Entrambe malate di Coronavirus e morte dopo un volo di molti metri.

Le autorità locali qualificano i fatti come incidenti. Ma a gettare ombre su queste cadute nel vuoto sono le circostanze in cui avvengono: sempre legate al Coronavirus e a quella che, con tutta evidenza, anche se con altrettanta evidenza si prova a nasconderlo, è una gestione davvero difficile dell’evoluzione dei contagi.

Lebedeva, secondo i colleghi, si sarebbe suicidata dopo essere stata accusata di aver contagiato parte del personale, mentre il caso di Nepomnyashchaya è emblematico, come quello dei due uomini, di un sistema sanitario in affann0. La primaria è morta il primo maggio, esattamente una settimana dopo essere caduta dal quinto piano del suo ospedale nel corso di una conferenza con il ministro della Sanità regionale Boris Nemik, in cui aveva sottolineato la difficoltà di trasformare un’unità dell’ospedale in un reparto per pazienti con Covid-19, come le veniva chiesto, a causa della mancanza di dispositivi di protezione per il personale.



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