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Falsa malattia: ultime sentenze

14 Giugno 2020
Falsa malattia: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: falsa rappresentazione di una malattia e reato di falsità ideologica del certificato; pubblico impiegato che attesta falsamente la presenza in servizio; assenza mediante certificazione medica falsa.

Falsa rappresentazione di una malattia

Il reato di cui all’articolo 481 del codice penale può essere realizzato (ex articolo 48 del codice penale) attraverso l’induzione in errore del soggetto chiamato a emettere la certificazione medica, mediante una falsa rappresentazione di una malattia (o dei sintomi di essa) che di fatto sono risultati inesistenti.

Né consente di escludere l’inganno e quindi la falsità ideologica del certificato il fatto che il sanitario chiamato a emetterlo non abbia proceduto a effettuare un materiale accertamento diagnostico, limitandosi a prendere atto della sintomatologia riferita dal paziente.

Cassazione penale sez. II, 17/07/2019, n.44578

Falsa attestazione dello stato di malattia

Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 55-quinquies d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, censurato per violazione degli artt. 3 e 27 Cost., nella parte in cui, nel punire il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia, non prevede un’ipotesi attenuata per i casi di minore gravità.

La locuzione «ipotesi attenuata» si presta a una duplice interpretazione, potendo essa alludere alla previsione tanto di una circostanza attenuante, quanto di una fattispecie autonoma che punisca meno gravemente i fatti di lieve entità, con conseguente oscurità del petitum.

A tali assorbenti motivi di inammissibilità si aggiungono ulteriori profili di imprecisione e contraddittorietà della ordinanza di rimessione, i quali incidono sulla possibilità di verificare la rilevanza delle questioni. Infatti, il rimettente, pur avendo riferito dell’avvenuta richiesta della difesa degli imputati di riqualificare il fatto contestato nel meno grave reato di cui all’art. 481 c.p., per il quale la messa alla prova risulta ammissibile, non ha successivamente motivato circa l’impossibilità di accogliere tale richiesta e non ha adeguatamente chiarito se la richiesta pronuncia della Corte costituzionale risulti pregiudiziale rispetto alla decisione sulla messa alla prova di entrambi o solo di uno degli imputati che ne hanno avanzato richiesta.

Infine, in contrasto con il principio di autosufficienza dell’atto di rimessione, risulta omesso un adeguato riscontro nel caso concreto di tutti i presupposti legali di applicazione dell’istituto della messa alla prova, tra cui quello, ricavabile dall’art. 168-bis, comma 4, c.p., della mancata fruizione del medesimo istituto in passato da parte degli imputati (sentt. nn. 184, 247 del 2015, 236 del 2016, 207 del 2017; ord. n. 237 del 2016).

Corte Costituzionale, 04/10/2018, n.184

Comunicazione di un inesistente stato di malattia

L’accertamento in via definitiva dei reati di falsa attestazione della presenza in servizio o di comunicazione di un inesistente stato di malattia (a fronte del quale veniva svolta regolarmente attività sportiva) fa insorgere in capo al dipendente pubblico responsabilità erariale patrimoniale per le somme indebitamente percepite, nonché per danno all’immagine della p.a. di appartenenza, ai sensi dell’art. 55 quinquies, comma 2, d.lg. n. 165 del 2001.

Corte Conti, (Toscana) sez. reg. giurisd., 17/05/2017, n.128

Falsa rappresentazione della realtà

Nel ricorso per revocazione, l’errore dev’essere frutto di supposizione (e non di giudizio) nel senso che, fin dove c’è stato giudizio, non può esserci supposizione del fatto: sicché ciò che si consente di far valere con la revocazione non è l’errore in giudicando, ma la falsa rappresentazione della realtà, che ha costituito il presupposto di quell’errore (nella fattispecie non si è ravvisata alcuna falsa rappresentazione della realtà, avendo la corte esattamente individuato l’infermità del ricorrente ed essendosi data carico di accertare se eventuali fattori esterni, collegabili al servizio, avessero, influenzato l’evolversi della malattia, pur riconoscendone la natura prevalentemente costituzionale).

Corte Conti sez. IV, 01/12/1993, n.83370

Falsa attestazione di visite eseguite

Al medico convenzionato con l’INAM va attribuita la qualifica di pubblico ufficiale, con la conseguenza che la falsa attestazione di visite eseguite, nelle c.d. notule inviate all’istituto, integra il delitto di falsità ideologica; e ciò anche dopo la modifica apportata all’art. 357 dall’art. 17 della l. 26 aprile 1990 n. 86. Infatti tali medici compiono atti di certificazione e di attestazione, che sono sicura espressione di funzione pubblica; formulano diagnosi e impegnano l’ente all’erogazione di farmaci e terapie, condizionandone le determinazioni in materia assistenziale; dalla loro certificazione dipendono il riconoscimento dello stato di malattia e di conseguenza il diritto ad assentarsi dal lavoro, all’indennità giornaliera ed all’assistenza farmaceutica.

La certificazione è inoltre presupposto per poter usufruire del diritto al ricovero ospedaliero, a visita specialistica, a particolari cicli di terapia, con diretta incidenza sul bilancio dell’ente.

Corte appello Roma, 19/11/1990

Falsa prognosi

Ai fini della sussistenza del delitto di truffa, la certificazione prognostica di una malattia è idonea ad integrare l’estremo costitutivo dell’artificio pur se la falsa prognosi – trattandosi dell’espressione di un giudizio – non realizza il reato di cui all’art. 479 c.p. (Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici).

Cassazione penale sez. II, 18/04/1989

Funzione del sanitario ospedaliero

La “scheda operatoria” redatta da un medico ospedaliero è caratterizzata dalla produttività di effetti incidenti su situazioni giuridiche soggettive di rilevanza pubblicistica nonché dalla attestazione tipica della funzione del sanitario ospedaliero che assume funzione di pubblico ufficiale; trattasi, pertanto, di atto pubblico fidefacente che attesta le fasi e le modalità di svolgimento dell’attività chirurgica secondo le competenze dei sanitari impegnati nell’ambito della struttura ospedaliera ed ai fini ad essa pertinenti. Di conseguenza, la falsa attestazione contenuta in detta scheda integra il reato di cui all’art. 476, comma 2, c.p.

(Nella specie nella scheda operatoria si attestava falsamente che “il mediastino posteriore risulta sede di verosimile infiltrazione neoplastica” e si ometteva di indicare l’avvenuta rimozione di una garza ivi colposamente dimenticata).

Cassazione penale sez. V, 01/03/2011, n.23255

Certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia

La commissione del delitto di “false attestazioni o certificazioni” da parte del pubblico dipendente, dovuta alla falsa attestazione della presenza in servizio “mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento o con altre modalità fraudolente”, ovvero alla giustificazione dell’assenza “mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia”, determina senz’altro un danno all’immagine della p.a.; peraltro. nel caso di allontanamento dal posto di lavoro senza un permesso scritto, ma dopo averne comunque dato notizia al capo dell’ufficio, non è dato riscontrare alcuna alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza in servizio o altre modalità fraudolente e, conseguentemente, la sussistenza di un danno all’immagine della p.a.

Corte Conti, (Molise) sez. reg. giurisd., 17/02/2012, n.16

Falsa attestazione della presenza in servizio con modalità fraudolente

Ai sensi dell’art. 55 quater, lett. b), del d.lgs. n. 165 del 2001, l’assenza per malattia è priva di rilievo disciplinare non se è solo “esistente od è (anche) comunicata ma quando è “giustificata” nelle forme, inderogabili, previste dall’art. 55 septies, comma 1, sicché solo se sia stata attestata da certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale.

Cassazione civile sez. lav., 25/08/2016, n.17335



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5 Commenti

  1. C’è un mio collega che si è assentato per malattia. Poi, un bel giorno, visto che per andare a lavoro ho fatto una strada diversa dal solito, lo vedo al bar a fare il cretino con altre persone. E meno male che era malato?! allora gli ho scattato una bella foto e l’ho detto al mio capo. Sono stato uno spione? Può darsi, ma lui si è comportato da vero cialtrone anche perché in altre occasioni non lavora come dovrebbe, perde tempo, sta sui social e si prende uno stipendio sostanzioso. Sinceramente, sono fedele ai miei datori di lavoro e persone come queste danneggiano gli incrementi e la figura aziendale.

  2. Quanti furbetti ci sono in giro. Gente che approfitta anche della legge 104 per l’assistenza ai familiari disabili e poi fa tutt’altro. Ma un po’ di etica professionale e di rispetto verso il proprio lavoro e verso i propri colleghi? C’è gente che sta im ufficio a scaldare la poltrona con la sicurezza che a fine mese guadagna molto bene e poi ci sono le piccole attività commerciali che stanno nei loro negozi ad investire tutte le loro enrgie fra le varie spese da sostenere. A questo non ci pensano no?

  3. La cosa peggiore di chi dice di essere malato e poi viene beccato a fare tutt’altro è che spesso molti la passano liscia e i loro medici certificano la malattia. Anche loro sono proprio dei grandi professionisti, non credete?

  4. La gente marcia sul fatto che se arriva il medico dell’Inail dice che era in casa e non ha fatto in tempo a rispondere al citofono, magari perché era in bagno o asciugava i capelli e il rumore del phon non ha consentito di sentire l’arrivo del medico. Ma inventatevene un’altra dai. Che noi datori di lavoro non siamo tutti con i prosciutti sugli occhi e ormai conosciamo i nostri lavoratori e dopo tante situazioni sappiamo chi vuole fare il furbo ed è per questo che poi non dovreste meravigliarvi se vi mandiamo a casa perché credete che “tanto non o scopre”, tanto non mi becca… Noi possiamo usare gli investigatori se abbiamo dei dubbi sulla vostra serietà e se pensate di farci le scarpe, state ben attenti che “chi vuol fregare poi rimane fregato”.

  5. Ma che senso ha menitire per mettersi in malattia? prendetevi qualche giorno di ferie e amen. Facendo così rischiate grosso. E andare dall’estetista, dal parrucchiere, il palestra o a fare una partita di calcetto non sono attività consentite o giustificate durante la malattia. Quindi, mettetevi l’anima in pace, alzatevi le maniche e andate a lavorare oppure date le dimissioni e non create problemi ai datori di lavoro

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