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La Germania boccia il piano di aiuti europei

5 Maggio 2020 | Autore:
La Germania boccia il piano di aiuti europei

Diktat della corte costituzionale tedesca contro il Quantitative Easing per l’acquisto di titoli di Stato: tre mesi di tempo alla Bce per chiarire.

Con una decisione non proprio a sorpresa, la Germania, attraverso la corte costituzionale tedesca, boccia il piano di aiuti europei stabilito dalla Bce, la Banca Centrale Europea, con il meccanismo del Quantitative Easing per l’acquisto dei titoli di Stato dei Paesi membri.

Un grosso sostegno alle economie degli Stati più in difficoltà, tra cui l’Italia, che ora rischia di venire meno per il diktat dei giudici di Berlino. La stabilità finanziaria è infatti garantita proprio dalla possibilità della Bce di acquistare i titoli di Stato emessi da ciascun membro dell’Unione: un piano nato sotto la guida di Mario Draghi e che, durante l’emergenza Coronavirus, è stato incrementato fino a 750 miliardi di euro, in modo da assorbire tutti i possibili colpi della crisi.

La posta in gioco è ancora più alta se si considera che questo orientamento restrittivo della Germania rischia di rimettere in discussione tutti i pacchetti di aiuti europei che il Consiglio Europeo ha di massima già stabilito (con l’assenso della stessa cancelliera tedesca, Angela Merkel) e la Commissione Europea sta concretizzando proprio in questi giorni, prevedendo i piani di interventi attuativi.

Ora invece, per la Corte costituzionale tedesca, che pur non arriva a giudicare illegittimo l’intero sistema del Quantitative Easing,  «il governo federale e il parlamento hanno il dovere di adottare misure attive contro il Pspp nella sua forma attuale». Nella sentenza, infatti i giudici tedeschi non respingono integralmente il Quantitative Easing nel suo programma attuativo (chiamato Pspp; era invece fuori dalla loro decisione il Pepp, quello degli acquisti in emergenza Covid).

Ma lanciano un diktat, un forte monito contro di esso e impongono alla Bce un ultimatum di tre mesi per chiarire le ragioni che l’hanno indotta a deviare dal rigido principio di proporzionalità che regola, nei periodi normali, gli acquisti di titoli. Ad esempio, l’Italia “pesa” per poco più del 15% nel capitale della Bce, ma gli acquisti dei titoli nostrani in questo periodo stanno superando il 30% e potrebbero raggiungere proporzioni anche maggiori se fosse necessario.

La Germania, in sostanza, teme che questa accentuata sproporzione significhi un finanziamento monetario del deficit, ossia del debito che gli Stati accumulano quando emettono i propri titoli. Con la decisione di oggi, i giudici tedeschi oltrepassano anche le sentenze della Corte di Giustizia europea che aveva già stabilito la legalità di questo tipo di azioni di sostegno compiute dalla Bce.

Su questo, però, la risposta di Bruxelles non si fa attendere: «riconfermiamo il primato del diritto dell’Unione europea e il fatto che le sentenze della Corte di Giustizia dell’Ue sono vincolanti per tutte le corti nazionali», dichiara il portavoce capo della Commissione Europea Eric Mamer commentando il verdetto e riservandosi di studiare la sentenza in maggior dettaglio.

Stupisce come il verdetto tedesco di oggi possa passare sopra il primato del diritto comunitario su quello degli ordinamenti nazionali; ma nella sentenza i giudici della Corte di Karlsruhe sembrano riportarsi a ragioni sostanziali e svincolate dalle forme, quando ritengono che l’approccio metodologico della Corte di Giustizia europea sarebbe inadeguato e inattuabile perché «ignora gli effetti reali di politica economica del programma».

Una Realpolitik che continua a condizionare la mentalità delle decisioni tedesche, rendendo difficilmente digeribili e talvolta inaccettabili alla Germania molti interventi che si traducono in forme di sostegno e di solidarietà agli altri Paesi, come quello bocciato oggi.



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