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Coronavirus, come ha cambiato gli equilibri internazionali

5 Maggio 2020
Coronavirus, come ha cambiato gli equilibri internazionali

La Cnn spiega in che modo l’emergenza sta costringendo l’Unione Europea a rivedere la sua politica estera, specialmente per quanto attiene ai rapporti con la Cina.

Il tentativo di affrancarsi dall’influenza statunitense l’ha portata ad avvicinarsi alla Cina, ma all’orizzonte si profila un distacco da Pechino o almeno una fase di raffreddamento dei rapporti. È quanto prevede l’emittente televisiva americana Cnn per il futuro delle relazioni internazionali dell’Europa; futuro segnato dall’epidemia di Coronavirus. Inevitabile che la pandemia entrasse a gamba tesa nei rapporti tra Bruxelles e la Cina, considerati i tanti dubbi riguardanti la gestione dell’emergenza e soprattutto la circolazione di informazioni al riguardo. Lo scontro più duro, naturalmente, si consuma con Washington, ma anche l’Europa ne risente, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Adnkronos, citando l’analisi Cnn.

Ne è la prova il grande summit Ue-Cina previsto a Lipsia il 14 settembre, sotto presidenza tedesca, che con tutta probabilità non avrà il “livello di fanfara” previsto. Doveva segnare “un significativo passo avanti nelle relazioni economiche e strategiche“, ma molti osservatori ritengono che sarà “totalmente oscurato dal Coronavirus”. “La risposta della Cina al Covid-19 – infatti, secondo la Cnn – ha lasciato l’amaro in bocca ai funzionari europei. Dal giro di vite draconiano sui propri cittadini all’accusa di diffondere disinformazione in Europa, la crisi ha ricordato che un più stretto rapporto con la Cina comporta dei rischi“, spiega il sito dell’emittente americana. L’Unione europea ha rafforzato i legami con Pechino per rendersi più indipendente dagli Stati Uniti, ma non è escluso un ripensamento o almeno una riflessione su se ne sia valsa la pena.

“Penso che il Coronavirus abbia ricordato a molti paesi europei che per quanto il denaro cinese sia attraente, la Cina è anche un rivale sistemico”, ragiona Steven Blockmans, del Centre for European Policy Studies, riferendosi al documento della Commissione europea che, nel marzo 2019, descriveva la Cina appunto come “un rivale sistemico, che promuove modelli alternativi di governance”. È di questo weekend l’intervista al Journal du Dimanche nella quale il responsabile della politica estera Ue, Josep Borrell, ha ammesso che l’Europa è stata “ingenua” nei suoi rapporti con Pechino. Velina Tchakarova, capo dell’Istituto austriaco per la politica europea e di sicurezza, prevede intanto che le azioni cinesi di fronte alla pandemia “porteranno a maggiori disaccordi e frammentazione fra i paesi europei su come regolare i rapporti con Pechino”.

L’epidemia incide anche dal punto di vista pratico, data la difficoltà nell’organizzare le riunioni preparatorie per il summit. Tuttavia non ci sarà una vera e propria rottura con Pechino, da quanto si legge sul portale della Cnn. La crisi “provocherà un ripensamento, ma al tempo stesso non possiamo mollare la Cina – dice alla Cnn un diplomatico dell’Ue – tutte le nostre economie poggiano su catene di rifornimento che arrivano a Wuhan e oltre”. E comunque anche la Cina ha bisogno dell’Europa e questo significa che è possibile far pressione su Pechino, per esempio sui diritti umani.

Ma il rapporto Europa – Cina va oltre il commercio, in quanto serve a Bruxelles per ottenere maggiore autonomia sul piano internazionale rispetto a Washington. La mancanza di trasparenza cinese durante la pandemia è stata però un avvertimento di cosa significhi avvicinarsi a Pechino. Da una parte l’Ue continua “a non volersi far schiacciare fra le due superpotenze: Cina e America. Ma dall’altra la storia recente dimostra che la Cina è un partner inaffidabile che crea divisioni di opinione fra gli stati membri. Presto o tardi – conclude l’analisi della Cnn – l’Europa dovrà soppesare queste due realtà e decidere quanto valga veramente la pena l’indipendenza dall’America”.


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