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Se non pago il commercialista cosa succede

6 Maggio 2020 | Autore:
Se non pago il commercialista cosa succede

Contabilità, fisco e tributi. Le competenze dei professionisti del settore, il giusto compenso e le conseguenze per l’inadempimento.

Per le famiglie e, soprattutto, per le imprese può essere difficile stare al passo con le novità fiscali introdotte ogni anno nella legge di bilancio.

Inoltre, sono necessarie specifiche competenze per tenere correttamente i libri contabili, per compilare i modelli delle imposte comunali e regionali, per capire il sistema delle detrazioni fiscali e, in generale, per muoversi nel labirinto della burocrazia tributaria.

Per tal motivo, è opportuno affidare la gestione della propria fiscalità a un esperto del settore. Naturalmente, le prestazioni del commercialista non sono gratuite: tale professionista ha diritto a un equo compenso.

E se non pago il commercialista cosa succede? Se ti stai ponendo questa domanda, ti preannunciamo sin da subito che puoi andare incontro a provvedimenti giuridici.

Vediamo nel dettaglio quali sono queste conseguenze.

La figura professionale del dottore commercialista

Per diventare commercialisti è necessario seguire uno specifico percorso di studi. L’accesso a tale professione è, infatti, riservata a coloro che:

  • abbiano conseguito una laurea della durata minima di quattro anni presso una Facoltà di Economia;
  • abbiano superato un esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione: esso si compone di tre prove scritte, di cui una a contenuto pratico, e di una prova orale;
  • siano iscritti nell’apposito albo: l’iscrizione consente l’esercizio della professione su tutto il territorio dello Stato.

Il dottore commercialista, a meno che non abbia un contratto di lavoro dipendente presso un ente pubblico o un’impresa privata, esercita una libera professione.

Egli è, dunque, obbligato:

  • a chiedere all’Agenzia delle Entrate l’attribuzione della partita Iva: si tratta di una sequenza di undici numeri collegata al codice di attività professionale (codice Ateco) nella quale si opera. Attraverso tale modalità di identificazione il fisco monitora il reddito del suo titolare;
  • a emettere fattura per le somme ricevute come corrispettivo per le prestazioni fornite.

Il commercialista è, dunque, assoggettato a un regime di tassazione indiretta: il pagamento delle imposte è posticipato a un momento diverso da quello della riscossione del compenso.

Norme sull’esercizio della professione di commercialista

L’esercizio della professione di consulente è regolato da un’apposita normativa [1] che ne identifica i tratti essenziali.

In particolare, ai dottori commercialisti è riconosciuta competenza tecnica nelle materie:

  • commerciali;
  • economiche;
  • finanziarie;
  • tributarie;
  • di ragioneria.

In tali settori, tra le altre cose, essi possono esercitare attività di consulenza tecnica, di perizia, di revisione amministrativa, di verifica dei bilanci e di ogni altro documento contabile, a beneficio di privati cittadini, di imprese e di pubbliche amministrazioni.

Diritti e doveri del commercialista

Nell’esercizio delle proprie funzioni il commercialista deve assolvere a specifici obblighi. In particolare, per espressa disposizione di legge, egli:

  • deve mantenere il segreto professionale;
  • deve essere iscritto in un unico albo: la violazione di tale prescrizione può portare all’esercizio di un’azione disciplinare da parte del consiglio dell’ordine;
  • non deve rendersi colpevole di abusi, di mancanze o di fatti non conformi alla dignità o al decoro professionale.

A fronte di tali doveri, il professionista ha, però, dei diritti: egli deve essere compensato per il lavoro svolto.

I criteri per la determinazione del suo onorario e di eventuali spese e indennità sono determinati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro della giustizia, previa consultazione con il Consiglio nazionale. Esiste, dunque, un apposito tariffario delle prestazioni professionali dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Sulla base di tali linee guida, della complessità del lavoro da eseguire e del regime fiscale applicabile, il commercialista e il cliente pattuiscono l’ammontare della parcella per le prestazioni professionali.

Diritti e doveri del cliente

Quando si sottoscrive un contratto di conferimento dell’incarico per l’esercizio di alcune funzioni, le parti si obbligano ad adempiere a reciproci obblighi. Da un lato, infatti, il commercialista si impegna a portare a termine la propria prestazione con diligenza, correttezza e con le competenze richieste dal settore di intervento e, dall’altro lato, il cliente si vincola a corrispondere l’onorario. Se a quest’ultimo obbligo non viene data esecuzione si configura l’ipotesi di inadempimento contrattuale. In altri termini, il cliente diventa moroso ed è assoggettabile a tutte le procedure di recupero del credito consentite dal nostro ordinamento giuridico.

L’iter di tutela del diritto del commercialista al proprio compenso si compone di diverse tappe. Le procedure esecutive, infatti, prevedono azioni che possono essere intraprese, con crescente “aggressività”, nei confronti del patrimonio debitore moroso.

Nel dettaglio il commercialista può adottare (o far adottare), nell’ordine, i seguenti atti:

  1. sollecito di pagamento: invito rivolto al cliente ad adempiere al proprio debito;
  2. lettera di messa in mora: comunicazione scritta con la quale si intima al debitore di provvedere a pagare quanto dovuto entro un termine tassativo (di solito 15 giorni) e si preannuncia il ricorso alle vie legale nel caso di mantenimento della situazione di insolvenza;
  3. decreto ingiuntivo: il giudice interpellato della questione, preso atto delle documentazione prodotta dal professionista, adotta un provvedimento con cui riconosce il suo diritto di credito e ingiunge al debitore di pagare;
  4. atto di precetto: intimazione di pagamento notificata al soggetto inadempiente insieme al decreto ingiuntivo. Essa impone il termine di dieci giorni per mettersi in regola, trascorsi i quali si procede con l’esecuzione forzata;
  5. pignoramento: l’ufficiale giudiziario si reca dal debitore per porre sotto vincolo uno o più beni il cui valore corrisponda all’ammontare del credito vantato. Tali beni sono sottratti alla disponibilità del loro proprietario che li può soltanto custodire, ma non ne può disporre (ad, esempio, non li può vendere a terzi senza comunicare lo stato in cui si trovano);
  6. vendita all’asta: il bene pignorato viene venduto all’asta e aggiudicato al migliore offerente;
  7. soddisfacimento coatto del credito: i soldi ricavati dalla vendita vengono consegnati al creditore a saldo di quanto dovuto dal debitore.

Alla luce di quanto detto, una considerazione viene spontanea: è sempre bene pagare l’onorario dei professionisti con i quali si è giunti a un accordo. Laddove non si abbia la disponibilità economica per farlo, nulla vieta che si possa concordare una rateizzazione con il creditore. L’adempimento del debito è altresì consigliato anche quando il commercialista ha trasgredito ai propri doveri. In questo caso, infatti, è possibile contestare le violazioni in sede giudiziale e deontologica (dinanzi al consiglio dell’ordine) e ottenere il risarcimento del danno.


note

[1] D.P.R. 27.10.1953 n. 1067 “Ordinamento della professione di dottore commercialista”


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1 Commento

  1. Gent.mma Tiziana una domanda da un milione di dollari.
    Se una società non riesce a pagare il commercialista, tralasciando gli importi che in seguito eventualmente andremo a valutare, il commercialista può come mero atto di ritorsione bloccare i cedolini dei dipendenti della società ed inoltre bloccare la domanda della cassa integrazione CIG dei dipendenti medesimi ??
    In estrema sintesi, come atto meramente coercitivo, il commercialista può danneggiare i dipendenti al solo fine di ottenere il pagamento di una fattura a lui regolarmente dovuta ??? Grazie dell’eventuale risposta.

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