L’esperto | Articoli

Responsabilità direttore di banca: ultime sentenze

25 Maggio 2020
Responsabilità direttore di banca: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: condotta tenuta dal direttore della banca; responsabilità del direttore di banca per omessa vigilanza sull’emessione e sull’incasso da parte del dipendente bancario di numerosi assegni circolari e bancari di ingente importo; valutazione dello scrimine tra operazioni regolari e sospette; normativa antiriciclaggio.

Responsabilità civile di un direttore di banca

Ove l’azione civile sia stata esercitata in un processo penale per un reato solo doloso nel giudizio civile di rinvio ai sensi dell’art. 622 c.p.p., in relazione alla responsabilità ex art. 2043 c.c. o ex art. 2049 c.c., può essere fatto valere il diverso elemento soggettivo della colpa, il quale nell’illecito civile, a differenza che per i delitti, è perfettamente fungibile con quello del dolo.

(In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la decisione con la quale il giudice del rinvio ex art. 622 c.p.p. aveva ritenuto sussistente la responsabilità civile di un direttore di banca per non avere vigilato sul dipendente della propria filiale che, delegato dalle vittime, aveva emesso e incassato numerosi assegni circolari e bancari di ingente importo privi di bene fondi e in assenza di provvista sul conto corrente delle deleganti, nonostante il giudice penale ne avesse escluso la responsabilità a titolo di concorso nel reato di appropriazione indebita per assenza del dolo).

Cassazione civile sez. III, 15/10/2019, n.25918

Licenziamento di un direttore di banca

La sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. (c.d. patteggiamento) costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito; detto riconoscimento, pertanto, pur non essendo oggetto di statuizione assistita dall’efficacia del giudicato, ben può essere utilizzato come prova nel corrispondente giudizio di responsabilità in sede civile (fattispecie relativa al licenziamento di un direttore di banca che aveva concesso a un gruppo affidamenti senza la prestazione delle dovute garanzie, oppure senza verificare l’attendibilità delle garanzie concesse e aveva autorizzato o consentito operazioni bancarie irregolari in violazione di istruzioni interne o di norme di comportamento).

Cassazione civile sez. lav., 30/09/2013, n.22333

Violazione delle norme antiriciclaggio

In materia di illecito amministrativo per violazione delle norme antiriciclaggio la responsabilità del direttore di filiale, per mancata segnalazione di sospetti ed ingenti passaggi di denaro, ovvero la contestazione della violazione riscontrata deve essere notificata nel termine di giorni 90 dall’accertamento ex art. 14 l. n. 689/1981.

Corte appello Roma sez. I, 02/10/2013, n.5170

Prelievo non autorizzato di somme da un conto di servizio

La condotta tenuta dal direttore di filiale di banca che consiste nell’effettuazione di un’operazione non autorizzata di prelievo di somme da un conto di servizio, con sostanziale distrazione dalla loro originaria destinazione, ha rilievo sia quale fonte di responsabilità contrattuale, sia quale illecito extracontrattuale, poiché lede il diritto assoluto all’integrità patrimoniale che fa capo al datore di lavoro: ne consegue che quest’ultimo può agire in giudizio per il risarcimento del danno sia in via contrattuale, sia in via extracontrattuale.

Corte appello Roma sez. lav., 21/03/2018, n.235

Direttore di banca: quando non è responsabile?

Il direttore di banca non può conoscere ogni operazione sospetta; la sua qualifica non importa necessariamente la sua responsabilità. L’operazione di qualificazione della posizione di garanzia è operazione complessa, nella quale più dati normativi coincidono e, di ognuno, ne va parametrata la concreta realizzazione al tempo dei fatti di reato (nella specie, la Corte ha escluso la responsabilità del direttore di una banca per non aver attivato i dovuti controlli in materia di antiriciclaggio, atteso che altri operatori bancari – condannati nel processo – gli avevano impedito di prendere coscienza dei trasferimenti finanziari illeciti, trasgredendo per primi all’osservanza delle disposte procedure di segnalazione).

Cassazione penale sez. VI, 19/07/2012, n.37098

Esclusione della responsabilità del direttore di filiale

In tema di illecito amministrativo, l’error iuris, quale causa di esclusione della responsabilità in riferimento alla violazione di norme amministrative (in analogia a quanto previsto dall’art. 5 c.p.), viene in rilievo soltanto a fronte della inevitabilità dell’ignoranza del precetto violato, il cui apprezzamento va effettuato alla luce della conoscenza e dell’obbligo di conoscenza delle leggi che grava sull’agente in relazione anche alla qualità professionale posseduta e al suo dovere di informazione sulle norme, e sull’interpretazione che di esse è data, che specificamente disciplinano l’attività che egli svolge.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, in ipotesi di illecito amministrativo per omessa segnalazione di operazioni finanziarie sospette, di cui agli art. 3 e 5 d.l. 3 maggio 1991 n. 143, convertito, con modificazioni, nella l. 5 luglio 1991 n. 197 – operazioni effettuate tra il settembre 1993 ed il maggio 1994, per circa 9 miliardi di lire – aveva escluso la responsabilità del direttore di filiale di un istituto di credito, e con essa quella dell’istituto medesimo, in ragione del ritenuto incolpevole errore determinato, ai fini della valutazione dello scrimine tra operazioni regolari e sospette, dalla novità della normativa e dall’assenza di specifiche istruzioni da parte della Banca d’Italia, senza però considerare che lo stesso trasgressore avrebbe dovuto farsi carico della prova delle attività concretamente svolte per fronteggiare l’esistenza di una nuova disciplina normativa, specie in casi di particolare rilevanza economica delle operazioni, anche alla luce del fatto che la segnalazione doveva, in base al citato art. 3, essere trasmessa al « titolare dell’attività », per il suo ulteriore vaglio).

Cassazione civile sez. II, 03/05/2010, n.10621

Reato di esercizio abusivo dell’attività finanziaria

Il reato di esercizio abusivo dell’attività finanziaria (art. 132 D.Lgs. n. 385 del 1993) è un reato di pericolo, eventualmente abituale ed è commesso sia da chiunque, all’interno di una struttura di carattere professionale, realizzi una o più delle attività previste dall’art. 106 TUB senza essere iscritto nell’elenco previsto dal medesimo articolo, sia da chiunque compia le predette operazioni protratte nel tempo, collegate da un nesso di abitualità, pur senza essere esponente di un’organizzazione professionalmente strutturata; ipotesi, quest’ultima, in cui il reato abituale deve considerarsi strutturato in una condotta unica della quale la ripetizione di una o più delle attività previste dall’art. 106 TUB costituisce requisito essenziale.

(In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità, in ordine al reato di cui all’art. 132 D.Lgs. n. 385 del 1993, di un direttore di banca il quale aveva svolto le attività finanziarie previste dall’art. 106 TUB, nei confronti del pubblico, abusando delle proprie funzioni e competenze, in un contesto di individuale scelta trasgressiva, con più modalità e con più beneficiari, fino a costituire una “banca alternativa”).

Cassazione penale sez. V, 12/11/2009, n.7986

La formazione di una esposizione debitoria anomala

La violazione degli obblighi di fedeltà e diligenza da parte di un dipendente comporta, oltre all’applicabilità di sanzioni disciplinari, anche l’insorgere del diritto al risarcimento dei danni e ciò tanto più nel caso in cui il medesimo, quale dirigente di un istituto di credito in rapporto di collaborazione fiduciaria con il datore di lavoro, del quale è un alter ego, occupi una posizione di particolare responsabilità, collocandosi al vertice dell’organizzazione aziendale e svolgendo mansioni tali da improntare la vita dell’azienda; ne consegue che, ove il dirigente consenta alla clientela della banca la formazione di una esposizione debitoria anomala facendo assumere alla banca stessa rischi eccedenti l’ordinata e corrente gestione dei rapporti di mutuo, si realizza una violazione dell’obbligo di diligenza, con la produzione di un danno risarcibile pari alla perdita subita dall’istituto di credito a causa della situazione di insolvenza dei beneficiari del credito.

(Nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha rilevato che, con motivazione adeguata, il giudice di merito aveva ritenuto la diretta responsabilità del direttore della filiale di una banca che aveva mantenuto ed ampliato, anche in violazione delle regole tecniche relative al tipo di operazioni, l’esposizione debitoria di un gruppo d’imprese nei confronti dell’istituto di credito nonostante i numerosi inviti della direzione centrale a ricondurre le posizioni nell’ambito della regolarità formale e sostanziale, finendo con generare una perdita di oltre 43 miliardi di lire).

Cassazione civile sez. lav., 12/01/2009, n.394

Fatto dannoso commesso dal dipendente

La responsabilità indiretta del datore di lavoro (nel caso di specie un istituto bancario) per il fatto dannoso commesso dal suo dipendente postula l’esistenza del rapporto di lavoro ed un collegamento tra il fatto dannoso del dipendente e le mansioni da questi espletate, senza che sia richiesta la prova di un vero e proprio nesso di causalità, risultando sufficiente l’esistenza di un rapporto di “occasionalità necessaria”, nel senso che l’incombenza svolta deve aver determinato una situazione tale da agevolare e rendere possibile il fatto illecito e l’evento dannoso, e ciò anche se il dipendente abbia operato oltre i limiti delle sue incombenze, o persino trasgredendo agli ordini ricevuti, purché sempre nell’ambito delle proprie mansioni.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente la responsabilità della banca in un caso in cui il direttore della filiale, all’interno dell’istituto bancario, aveva assunto l’iniziativa personale di far versare una somma ai risparmiatori assicurando alla scadenza dell’operazione la restituzione della stessa con un interesse netto del 10%, mentre la banca ne aveva rifiutato la corresponsione).

Cassazione civile sez. III, 29/09/2005, n.19167

Riconoscimento della responsabilità del direttore di una filiale di un istituto di credito

Deve essere riconosciuta la responsabilità ex art. 35 l. n. 675/96 (sostituito ora dall’art. 167 d.lg. n. 196/03) per il direttore di una filiale di un istituto di credito che comunica per iscritto al promissorio acquirente di un immobile la situazione debitoria dei promittenti venditori, senza che questi vi abbiano acconsentito.

(Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza d’appello che riconosceva colpevole, ai soli effetti civili, il direttore della filiale, atteso che tale comunicazione risultava irrilevante per la situazione contrattuale del promissario. Il debito dei promittenti verso la banca non pregiudicava il loro impegno al trasferimento dell’immobile, che era garantito dal pegno di titoli immobiliari; al contrario, con tale azione, il direttore tendeva ad indurre i coniugi ad estinguere le passività con la vendita dei titoli (piuttosto che dell’immobile), garantendo alla banca cospicue provvigioni).

Cassazione penale sez. III, 09/07/2008, n.38406


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube