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Ipertensione: ultime sentenze

17 Giugno 2020
Ipertensione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: ipertensione arteriosa; comportamento colposo dell’atleta; rilevanza dello stress genericamente derivante dal servizio per l’insorgenza di patologie; situazioni invalidanti non dipendenti da causa o concausa di servizio.

L’imprudenza dell’atleta 

È indubbiamente comportamento colposo quello tenuto dall’atleta che, consapevole di soffrire di ipertensione arteriosa, tanto da assumere farmaci per la cura di tale patologia e da sottoporsi, ancorchè saltuariamente, ai necessari controlli, partecipi ad una competizione sportiva e muoia. Tuttavia è da escludere che tale comportamento, seppur colposo, abbia assunto efficacia causale assorbente, poiché l’A.S.D. di cui era tesserato avrebbe avuto tutti gli strumenti per accertare l’effettivo stato di salute dell’atleta e per scegliere, conseguentemente, di non tesserarlo.

Deve concludersi, pertanto, che la sola imprudenza dell’atleta non sia decisiva e da sola sufficiente per il verificarsi dell’evento morte, giacchè l’A.S.D., laddove avesse tenuto la condotta per essa doverosa, anche in virtù dei compiti istituzionali esercitati per conto degli enti organizzatori, avrebbe potuto evitare che l’atleta venisse schierato in campo e che, successivamente, morisse.

Ricorrono dunque gli estremi per l’affermazione della responsabilità dell’A.S.D. per il fatto colposo dei suoi dirigenti (in ragione del rapporto organico che li lega all’associazione di appartenenza, ai sensi dell’art. 38 c.c.) nel caso di morte di atleta privo di certificazione di idoneità allo sport.

Tribunale Sulmona, 27/02/2018, n.51

Responsabilità medica

In tema di responsabilità medica, anche la pretesa “aspecificità” della sintomatologia presentata dal paziente in occasione di un primo ricovero non può esimere il personale sanitario dalla responsabilità per colpa, allorché il paziente segnali, anche se forse in termini confusi, sintomi di interesse neurologico, talché, a fronte di un quadro clinico che contenga elementi di sicuro allarme, sia per le patologie riferite dal paziente stesso (ipertensione) sia per i sintomi che lo stesso lamenta (sensazioni di difficoltà motorie ad uno degli arti superiori, cefalee ricorrenti, vomito), costituisce dovere prudenziale del medico prescrivere tutti gli esami specialistici utili al fine di escludere, con adeguato margine di certezza, che il paziente possa essere vittima di un ictus.

Cassazione civile sez. III, 20/04/2012, n.6275

L’ipertensione arteriosa

Sussiste il nesso di causalità tra l’ipertensione arteriosa ed il servizio stressante di ordine pubblico e polizia stradale, svolto anche con auto e moto; la patologia è ascrivibile alla ottava categoria funzionale dalla data del collocamento a riposo.

Corte Conti, (Marche) sez. reg. giurisd., 20/12/2010, n.247

Indennità di accompagnamento

Ha diritto alla indennità di accompagnamento ex l. 508/1988 la richiedente affetta da accertate artropatia artrosico poliarticolare limitante, esiti di tiroidectomia chirurgica in terapia sostitutiva ed ipertensione compensata dal trattamento farmacologico.

Corte appello Perugia sez. lav., 21/02/2012, n.485

Messaggi pubblicitari ingannevoli

È ingannevole il messaggio pubblicitario di una nota fondazione per la ricerca contro il cancro che proponga la domanda retorica “lo sai che una porzione di noci al giorno contribuisce a ridurre il rischio di tumori?” arricchita da un richiamo alle presunte proprietà di alcune componenti delle noci quali omega 3, minerali e vitamine a ridurre infiammazioni, ipertensione, sovrappeso e fattori che vanno ad aumentare il rischio di tumori, in presenza di letteratura scientifica che si limiti ad affermazioni assai incerte secondo le quali il consumo di noci, associazione ad altri fattori variamente indicati, “può contribuire” ad una riduzione del rischio di tumori, essendo proprio l’uso della parola “contribuisce” in luogo dell’espressione “può contribuire” ad integrare l’ingannevolezza del messaggio.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 21/03/2017, n.21

Grave forma di ipertensione

In materia di notificazioni, il limite di validità di quella eseguita ai sensi dell’art. 139, secondo comma, cod. proc. civ., va individuato nella palese incapacità dell'”accipiens” (legalmente equiparata all’immaturità di un minore di 14 anni), dovendosi escludere che l’ufficiale giudiziario sia tenuto a compiere indagini particolarmente approfondite sulla capacità di quest’ultimo, potendosi limitare ad un esame superficiale. Ne assume rilievo, quale causa di nullità della predetta notificazione, la prova della mera incapacità naturale, temporanea, del consegnatario.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva ritenuto invalida la notificazione di un avviso di accertamento avvenuta a mani della moglie convivente del contribuente, la quale, affetta da una “grave forma di ipertensione”, non immediatamente percepita dall’ufficiale giudiziario, aveva poi dimenticato di consegnare l’atto al destinatario).

Cassazione civile sez. trib., 12/03/2014, n.5669

Stress derivante dal servizio 

Per costante giurisprudenza di questa Corte, basata sulla acquisizione di pareri deferiti a CTU, lo stress genericamente derivante dal servizio è riconosciuto rilevante ai fini della insorgenza di patologie quali quelle legate a dismetabolismo della digestione, o a ipertensione, o al progredire dell’età – quali i disturbi artrosici della colonna vertebrale – se non quando ne siano provati tratti di particolare rilievo, che superino il livello ordinario normalmente connesso alle lesioni, o per specifiche responsabilità di tipo decisionale (come ad esempio le mansioni di medico chirurgo o di responsabile di servizi), o per particolare insalubrità dell’ambiente di servizio (come è per l’esposizione ad specifici agenti chimici utilizzati per l’espletamento delle mansioni proprie), o per particolari posture caratterizzate da microtraumi prolungati e ripetitivi (come per l’utilizzo di martelli pneumatici o per la guida di mezzi meccanici pesanti di vecchio tipo), o per altri specifici fattori o e traumi. Non è sufficiente, pertanto, una esposizione di fatti generici che non sollevi sufficienti dubbi al giudice per ritenere non fondate le conclusioni del CVCS, alle quali l’amministrazione si è attenuta.

Corte Conti, (Lazio) sez. reg. giurisd., 15/02/2017, n.48

Grave infermità del detenuto

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito che hanno respinto la richiesta di differimento dell’esecuzione per grave infermità atteso che dagli atti e dalla documentazione sanitaria esaminata non si evinceva un quadro di incompatibilità della situazione di salute del condannato con la restrizione carceraria sotto il profilo delle patologie organiche (nella specie, il detenuto soffriva di ipertensione arteriosa, ipetrftrofia prostatica, modesto quadro di atrofia cerebrale, disturbo di personalità borderline, sindrome vertiginosa, spondiloartrosi, ma veniva curato e monitorato in carcere, tanto che egli era allocato in un istituto penitenziario con annesso Centro Diagnostico Terapeutico).

Cassazione penale sez. I, 22/06/2016, n.49825

Integratore alimentare e claims salutistici non autorizzati

Si pone in contrasto con gli artt. 20, comma 1, 21, comma 1, lett. b), 22 e 23, comma 1, lett. s), del Codice del consumo la pratica commerciale consistente nella presentazione di un integratore alimentare a base di flavonoidi e altre componenti utilizzando una terminologia idonea a trascinare il prodotto nell’area terapeutica e claims salutistici non autorizzati dalla Commissione europea in base al Regolamento n. 1924/2006/CE e, dunque, non presenti nell’elenco di cui al Regolamento n. 432/2012/Ce, quali “per migliorare la funzionalità della circolazione del sangue”, “aiuta a prevenire l’ipertensione”, “aumenta l’elasticità della parete venosa” ed “efficace nel trattamento dei sintomi acuti e cronici delle emorroidi”, per di più in assenza di evidenze scientifiche certe che consentano di correlare l’azione del prodotto con gli effetti vantati (nello specifico l’Autorità garante ha sottolineato come l’EFSA si sia espressamente pronunciata in relazione all’assenza di validazione scientifica dei claims attribuiti ai flavonoidi e relativi al “mantenimento di un fisiologico tono venosa” e alla “protezione delle vene da reazioni infiammatorie”, mentre le Linee Guida ministeriali si limitano a riconoscere alle componenti centella e ippocastano una generica azione sulla funzionalità del microcircolo”).

Garante concorr. e mercato, 28/01/2015, n.25298

Infermità per causa di servizio ed equo indennizzo

In mancanza di una adeguata dimostrazione o allegazione delle circostanze specifiche che, in ragione dello svolgimento delle proprie mansioni lavorative, avrebbero causato la malattia, la tesi sviluppata da uno specialista e fatta propria dal ricorrente in ordine alla possibilità di presupporre l’eziogenesi dell’ipertensione come rientrante in un quadro di malattie croniche da stress non appare idonea a scalfire il contenuto del parere del Comitato di Verifica, atteso che lo stesso non viene smentito, individuandosi soltanto una possibile diversa analisi che, comunque, non viene posta in termini di certezza e non risulta assolutamente dimostrata.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 02/08/2013, n.2057

Diniego di liquidazione dell’equo indennizzo

È legittimo il diniego di liquidazione dell’equo indennizzo opposto al pubblico dipendente che lo chiedeva con riferimento a situazioni invalidanti conseguenti a patologie ordinarie, diffuse e multifattoriali, sovente correlate all’età e alla familiarità, quali la sinusite, che consiste in una proliferazione di comuni germi saprofiti favorita talvolta dalla preesistente conformazione locale; l’artrosi cervicale, che è dovuta a fattori dismetabolici o degenerativi in correlazione con l’usura conseguente al progredire dell’età; l’ipertensione, che è un’affezione frequentemente di natura primitiva, prevalentemente endogena, spesso correlata alla familiarità e a probabili errori genetici; la gastrite cronica, che si manifesta in soggetti predisposti per la labilità dell’equilibrio neurovegetativo.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 04/10/2012, n.408

Quando l’ipertensione arteriosa è dipendente da causa di servizio?

La patologia di ipertensione arteriosa è dipendente da causa di servizio quando se ne accerti l’ascrivibilità allo stress lavorativo legato alla inadeguatezza della programmazione dell’attività lavorativa ordinaria, da eccessive forme di controllo, da pressioni psicologiche e rimproveri spesso sfociati in discussioni e contrasti, tali da rendere l’ambiente lavorativo caratterizzato da una conflittualità persistente, e in tal modo concorrendo a modificare i processi fisiologici che stanno alla base delle alterazioni pressorie della ricorrente.

Tribunale L’Aquila sez. lav., 02/04/2012, n.201



2 Commenti

  1. Scusate, avevo sentito dire che il coronavirus porta delle conseguenze alla pressione. potreste darmi maggiori informazioni a riguardo? Vi ringrazio

    1. Man mano che avanza portando i noti sintomi respiratori, il Covid evolve in una patologia vascolare che determina un’instabilità emodinamica. Lo studio dell’ateneo milanese dimostra come le persone infette vadano incontro a una progressiva degradazione della funzionalità endotelio polmonare che si associa a un aumento della pressione. Da un punto di vista terapeutico, concludono gli autori, “i risultati di questa ricerca suggeriscono come i pazienti Covid possano beneficiare di un approccio terapeutico di comune pratica clinica nell’ambito delle patologie con danno endoteliale, quale ad esempio l’ipertensione arteriosa. Tali farmaci sono rappresentati da antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi, Ace-inibitori e sartani”.

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