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A 18 anni posso fare quello che voglio?

5 Maggio 2020
A 18 anni posso fare quello che voglio?

Da che età i ragazzi diventano responsabili delle proprie azioni e possono decidere per loro stessi?

A che età un figlio può scegliere di fumare, di non studiare, di frequentare gli amici che vuole o di andare via di casa? Cosa prevede la nostra legge a riguardo? Sui forum di giovani si legge spesso: «A 18 anni posso fare quello che voglio?». La maggiore età è vista spesso come l’alba di una nuova vita, il raggiungimento dell’indipendenza. E difatti, da questo momento, cambiano svariati diritti e doveri dei ragazzi. E con essi quelli dei loro genitori.

Cerchiamo di fare il punto della situazione e di vedere cosa può scegliere di fare un ragazzo non appena diventa maggiorenne.

Scopo di questo articolo è quindi spiegare se una persona a 18 anni può fare quello che vuole oppure se è ancora soggetta alle scelte del padre e della madre.

Da che età si è responsabili?

In Italia, l’età in cui si è responsabili delle proprie azioni è diversa a seconda che si tratti di responsabilità civile o penale. 

Fino a 13 anni il minore non è responsabile dei reati commessi. In tali casi, le conseguenze penali delle condotte del minore non ricadono neanche sui genitori i quali invece rispondono solo a titolo di risarcimento del danno. Quindi, se un bambino commette un reato non può andare in carcere né lui né il padre e la madre.

Da 14 anni in poi, invece, il minore può essere incriminato, processato e condannato per le proprie azioni che siano qualificabili come reato. Le sanzioni penali sono peraltro le stesse di quelle previste per i maggiorenni con l’unica differenza che a giudicare sarà il tribunale dei minorenni. 

Per la responsabilità civile, invece, un minore non risponde dei danni procurati a terzi finché ha 17 anni. In tali ipotesi, però, saranno i genitori a rispondere e a dover risarcire il danneggiato.

Così, ad esempio, se un ragazzo di 16 anni compie atti di bullismo a carico del compagno di classe, sarà processato penalmente e condannato mentre il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali dovuto alla vittima sarà a carico dei suoi genitori.

Da 18 anni in poi il ragazzo diventa anche responsabile civilmente delle proprie condotte, dovendo così risarcire i danni prodotti a terzi.

Da che età i figli possono prendere decisioni?

I figli sono soggetti di diritto sin da quando nascono: vuol dire che possono ricevere donazioni, testamenti, legati e altri diritti. Invece, la capacità di concludere contratti o comunque di prendere scelte che possono avere ripercussioni sulla propria persona scatta solo a partire da 18 anni. 

Quindi, da 18 anni un ragazzo “può fare quello che vuole”. Può decidere di andare via di casa, di fumare nonostante il divieto dei genitori, di frequentare chi vuole e così via. 

Prima dei 18 anni, i genitori – avendo un dovere di custodia verso il minore – possono impedire al figlio di andare a vivere da solo o di prendere scelte che potrebbero compromettere la sua educazione, salute o crescita nel rispetto delle regole civili. I poteri dei genitori si possono spingere anche alle punizioni, senza però esagerare; non possono cioè creare danni fisici o psicologici sul figlio (il che farebbe scattare il reato di «abuso dei mezzi di correzione» o il più grave illecito penale di «maltrattamenti in famiglia»).

I genitori, dal canto loro, restano comunque obbligati nei confronti del figlio anche se divenuto maggiorenne: devono cioè mantenerlo e garantirgli l’assistenza materiale se questi non è ancora indipendente dal punto di vista economico. 

Così un padre non potrà mai mandare via di casa una figlia solo perché frequenta un ragazzo che a lui non piace o mettere alla porta il figlio solo perché fuma o ha deciso di non frequentare l’università. 

Un figlio maggiorenne potrebbe scegliere di andare a vivere da solo ma non può obbligare i genitori a pagargli l’affitto. 

Se il figlio però lavora, anche restando a casa dei genitori perde il diritto al mantenimento. Difatti, l’obbligo di assistenza dei genitori cessa nel momento in cui il figlio raggiunge un’autonomia economica stabile che gli consente di provvedere da solo alle proprie esigenze. 



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