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Volontà del testatore: ultime sentenze

15 Giugno 2020
Volontà del testatore: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: principio di conservazione del testamento; interpretazione del testamento; accertamento dell’effettiva volontà del testatore; prova dei mezzi fraudolenti che hanno ingenerato false rappresentazioni e influenze sul testatore.

Interpretazione del testamento

Nell’interpretazione del testamento il giudice deve accertare, alla luce del principio generale di ermeneutica enunciato dall’art. 1362 c.c., applicabile, con gli opportuni adattamenti, anche in materia testamentaria, quale sia stata l’effettiva volontà del testatore, comunque espressa, considerando congiuntamente, e in modo coordinato, l’elemento letterale e quello logico dell’atto unilaterale mortis causa, salvaguardando il principio di conservazione del testamento.

Tribunale Roma sez. VIII, 10/03/2020, n.5006

Mancato rispetto del vincolo testamentario

Dopo settanta anni dalla morte del medico procidano D. S. L., gli immobili lasciati con testamento olografo all’Ospedale civico dell’isola, nominato erede universale, tornano ai discendenti. Per la Cassazione, che ha definitivamente respinto il ricorso dell’Ospedale, non è stato rispettato il vincolo testamentario che prevedeva l’obbligo di fornire assistenza gratuita ai non abbienti. Dal 1981, infatti, parte dei locali sono stati trasformati in residenza per anziani a pagamento, “con assistenza alberghiera”.

Al termine di un processo articolatosi in sette gradi di giudizio, con tre passaggi in Cassazione, si chiude dunque una vicenda processuale iniziata solo nel 1998 quando uno degli eredi del de cuius era venuto a conoscenza del testamento. Per la Corte, in sostanza, la volontà del testatore conserva integra la sua cogenza.

Cassazione civile sez. II, 19/09/2019, n.23384

Dichiarazione del de cuius

Se è certo che il testatore non potrebbe, con una falsa attestazione, privare il legittimario della quota di riserva a costui spettante per legge (posto che una tale dichiarazione si porrebbe in radicale ed insanabile contrasto con l’istituto della legittima, diretto ad assicurare inderogabilmente – e, quindi, anche contro la volontà del testatore medesimo – una determinata porzione del patrimonio ereditario, quantificata dalla legge, a soggetti legati al de cuius da stretti vincoli familiari), è altrettanto certo come non possa, per ciò solo, escludersi a priori qualsivoglia rilevanza sostanziale e probatoria di una dichiarazione con cui il de cuius attesti di aver già provveduto in vita (in tutto o in parte) a soddisfare la quota del legittimario mediante donazioni dirette o indirette: e ciò in ragione della necessità di assicurare (conformemente alla voluntas testantis) che al legittimario non siano assegnati beni aggiuntivi che, sommati a quelli eventualmente già ricevuti per atto di liberalità dal de cuius, consentano al predetto legittimario di conseguire una quota del compendio ereditario di consistenza maggiore rispetto a quella, di riserva, che il testatore (per le più svariate ed insindacabili ragioni) gli ha inteso attribuire.

Più in particolare, sul piano del rilievo probatorio, la dichiarazione (di totale o parziale) tacitazione della quota spettante al legittimario – dichiarazione in ordine alla quale deve escludersi ogni valenza confessoria (posto che il fatto asseritamente confessato sarebbe contrario non già al dichiarante quanto piuttosto al terzo legittimario), assume certamente valenza di indizio delle donazioni ricevute dal de cuius, indizio che deve concorrere con altri elementi i quali (se complessivamente gravi, precisi e concordanti) ben possono assurgere al livello di piena prova (art. 2729 c.c.).

Tribunale Torino sez. II, 07/08/2019, n.3892

L’interpretazione della volontà del testatore

L’interpretazione della volontà del testatore espressa nella scheda testamentaria, risolvendosi in un accertamento di fatto, è demandata esclusivamente al giudice il quale può avvalersi nell’attività interpretativa delle stesse regole ermeneutiche di cui all’art. 1362 c.c. relative ai contratti.

Cassazione civile sez. III, 13/06/2019, n.15882

Indegnità a succedere: applicabilità

In tema di successione ereditaria, l’ipotesi di indegnità a succedere prevista dall’art. 463, n. 5. c.c. rientra tra quelle dirette a ledere la libertà di testare e, conseguentemente, richiede un comportamento che abbia impedito il realizzarsi delle ultime volontà del testatore, contenute nella scheda celata. Deve, pertanto, escludersi l’applicazione della norma, quando l’esistenza del testamento non può essere occultata, perchè redatto in forma pubblica, e quando colui contro il quale si rivolge l’accusa d’indegnità sia il successore legittimo e l’erede ivi designato.

Tribunale Trieste, 13/03/2019, n.137

Diritto di sepolcro contemplato nella scheda testamentaria

Nel sepolcro ereditario lo “ius sepulchri” si trasmette nei modi ordinari, per atto “inter vivos” o “mortis causa”, come qualsiasi altro diritto, dall’originario titolare anche a persone non facenti parte della famiglia, mentre in quello gentilizio o familiare – tale dovendosi presumere il sepolcro, in caso di dubbio – lo “ius sepulchri” è attribuito, in base alla volontà del testatore, in stretto riferimento alla cerchia dei familiari destinatari di esso, acquistandosi dal singolo “iure proprio” sin dalla nascita, per il solo fatto di trovarsi col fondatore nel rapporto previsto dall’atto di fondazione o dalle regole consuetudinarie, “iure sanguinis” e non “iure successionis”, e determinando una particolare forma di comunione fra contitolari, caratterizzata da intrasmissibilità del diritto, per atto tra vivi o “mortis causa”, imprescrittibilità e irrinunciabilità. Tale diritto di sepolcro si trasforma in ereditario con la morte dell’ultimo superstite della cerchia dei familiari designati dal fondatore, rimanendo soggetto, per l’ulteriore trasferimento, alle ordinarie regole della successione “mortis causa”.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il diritto di sepolcro, contemplato nella scheda testamentaria, andasse qualificato come gentilizio poiché il testatore aveva in esso espresso la volontà che la tomba ospitasse l’intera famiglia dei cugini, se essi l’avessero voluto, sicché la ricorrente ne era divenuta titolare ancorché non erede).

Cassazione civile sez. un., 28/06/2018, n.17122

La ricerca della volontà del testatore

L’interpretazione del testamento, cui in linea di principio sono applicabili le regole di ermeneutica dettate dal codice in tema di contratti, con l’eccezione di quelle incompatibili con la sua natura dì negozio mortis causa unilaterale non recettizio, è caratterizzata rispetto a quella contrattuale da una ricerca più penetrante, al di là della dichiarazione, della volontà del testatore, la quale, alla stregua dell’art. 1362 c.c., va individuata con riferimento ad elementi intrinseci alla scheda testamentaria, sulla base dell’esame globale della scheda stessa e non di ciascuna singola disposizione (art. 1363 c.c.), e, solo in via sussidiaria, ove cioè dal testo dell’atto non emerga con certezza l’intenzione effettiva del de cuius e la portata della disposizione, con il ricorso ad elementi estrinseci al testamento, ma pur sempre riferibili al testatore, quali ad esempio la sua personalità, mentalità, cultura, condizione sociale, ambiente di vita.

Cassazione civile sez. II, 31/05/2018, n.13868

L’effettiva intenzione del testatore

L’interpretazione del testamento, cui in linea di principio sono applicabili le regole di ermeneutica dettate dal codice in tema di contratti, con la sola eccezione di quelle incompatibili con la natura di atto unilaterale non recettizio del negozio mortis causa, è caratterizzata rispetto a quella contrattuale da una più penetrante ricerca, aldilà della dichiarazione, della volontà del testatore, la quale, alla stregua dell’articolo 1362 del codice civile, va individuata con riferimento a elementi intrinseci alla scheda testamentaria, sulla base dell’esame globale della scheda stessa e non di ciascuna singola disposizione. Tuttavia, ove dal testo dell’atto non emerga con certezza l’effettiva intenzione del de cuius e la portata della disposizione, il giudice può fare ricorso a elementi estrinseci al testamento, ma pur sempre riferibili al testatore.

Cassazione civile sez. II, 07/05/2018, n.10883

Gli elementi per ricostruire la volontà del testatore

Nell’interpretazione del testamento, la volontà del testatore deve essere ricostruita privilegiando gli elementi intrinseci alla scheda testamentaria, sulla base dell’esame globale della stessa, potendosi ricorrere a elementi estrinseci – quali ad esempio la personalità, la condizione sociale e l’ambiente di vita del testatore – solo in via sussidiaria, ove dal testo dell’atto non emerga con certezza l’effettiva intenzione del “de cuius”.

Cassazione civile sez. II, 24/04/2018, n.10075

Impugnazione del testamento per dolo

In tema di impugnazione di una disposizione testamentaria che si assuma effetto di dolo, per potere configurarne la sussistenza non è sufficiente qualsiasi influenza di ordine psicologico esercitata sul testatore mediante blandizie, richieste, suggerimenti o sollecitazioni, ma occorre la presenza di altri mezzi fraudolenti che – avuto riguardo all’età, allo stato di salute, alle condizioni di spirito dello stesso – siano idonei a trarlo in inganno, suscitando in lui false rappresentazioni ed orientando la sua volontà in un senso in cui non si sarebbe spontaneamente indirizzata.

La relativa prova, pur potendo essere presuntiva, deve fondarsi su fatti certi che consentano di identificare e ricostruire l’attività captatoria e la conseguente influenza determinante sul processo formativo della volontà del testatore.

Cassazione civile sez. II, 28/02/2018, n.4653

La conservazione della disposizione testamentaria

La disposizione testamentaria va interpretata in conformità al principio enunciato dall’art. 1362 c.c., applicabile, con gli opportuni adattamenti, anche in materia testamentaria, per verificare quale sia stata l’effettiva volontà del testatore, valutando congiuntamente l’elemento letterale e quello logico ed in omaggio al canone di conservazione del testamento.

L’ermeneusi del testamento del de cuius non può condurre a ritenere assente la designazione di erede, perché, a parere della corte, è rintracciabile la volontà di istituire unica erede testamentaria la convivente, al di là delle acrobazie verbali dirette a tentare di superare l’unica interpretazione possibile (ovviamente nell’ottica di conservazione dell’atto), che è quella fatta propria dal primo giudice e condivisa da questa corte. L’indicazione della convivente come unica erede probabilmente per il defunto costituiva un modo per riconoscere il valore della lunga convivenza che l’aveva legata alla medesima.

E attribuirle la qualità di unico erede, oltre a significare la supremazia della compagna nella sua gerarchia affettiva, significava altresì per il testatore di garantire la tutela economica dei figli avuti da lei, visto che essi sarebbero diventati eredi alla morte della madre. In tal modo, significa attribuire significato alla disposizione, che, altrimenti, non ne avrebbe alcuno.

Corte appello Bari sez. I, 22/02/2018, n.344



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2 Commenti

  1. Pongo un quesito a livello generale :
    a pochi mesi dalla morte di mia madre ed in piena emergenza covid,mia sorella vuole svendere una casa di proprietà comune con me.
    Lai non avrebbe problemi economici e vuole solo liberasene,io ho problemi economici e voglio attendere almeno di uscire dall’emergenza.
    Sembra che abbia promosso un causa contro di me(non lo so ancora).
    Avrò tempo di uscire dall’emergenza prima che sia discussa?

    1. Consigliamo la lettura dei seguenti articoli:
      -Come gestire la casa della persona deceduta https://www.laleggepertutti.it/401885_come-gestire-la-casa-della-persona-deceduta
      -Casa ereditata ma non divisa: quali diritti agli eredi? https://www.laleggepertutti.it/180349_casa-ereditata-ma-non-divisa-quali-diritti-agli-eredi
      -Comproprietà di un immobile, come funziona la divisione? https://www.laleggepertutti.it/413975_comproprieta-di-un-immobile-come-funziona-la-divisione
      -Come vendere una casa in comunione tra eredi https://www.laleggepertutti.it/127371_come-vendere-una-casa-in-comunione-tra-eredi
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      -Posso vendere la mia quota di casa ereditata https://www.laleggepertutti.it/396228_posso-vendere-la-mia-quota-di-casa-ereditata
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