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Notizie false e aggiotaggio: ultime sentenze

25 Maggio 2020
Notizie false e aggiotaggio: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: intermediazione finanziaria; aggiotaggio; notizie false e operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari; minaccia alla stabilità del prezzo degli strumenti finanziari.

Reati finanziari

In tema di reati finanziari, se l’art. 185 t.u.f. punisce “chiunque diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari” (nel mentre l’art. 187 t.u.f. sanziona “chiunque, tramite mezzi di informazione, compreso internet o ogni altro mezzo, diffonde informazioni, voci o notizie false o fuorvianti che forniscano o siano suscettibili di fornire indicazioni false ovvero fuorvianti in merito agli strumenti finanziari”), occorre, perciò, ai fini della integrazione della fattispecie, spostare l’attenzione al momento successivo al compimento della condotta, per verificare l’effetto che essa ha in concreto prodotto sul mercato finanziario; e ciò non vuol dire trasformare un reato di pericolo in reato di danno, perché la verifica non è tesa a dimostrare che si è realizzata l’alterazione del prezzo degli strumenti finanziari, bensì a riscontrare se si sia creata in concreto una situazione di minaccia alla stabilità del prezzo dei predetti strumenti finanziari.

Tribunale Torino sez. I, 18/03/2011

Diffusione di notizie false sulla valutazione dei titoli

Per la sussistenza del delitto di aggiotaggio informativo di cui all’art. 185 TUF (d.lgs. n. 58/1998), in caso di diffusione di notizie false occorre dimostrare la natura sensibile dei dati mendaci comunicati al pubblico ed il relativo onere motivazionale deve essere inteso in maniera più intensa quando, contestualmente alla diffusione di notizie false, sulla valutazione dei titoli incidano anche circostanze ulteriori, come una generalizzata crisi borsistica o siano diffuse altre, veritiere, comunicazioni in grado di influire sul valore delle quote azionarie.

Cassazione penale sez. V, 21/11/2019, n.15

Indicazioni false in merito agli strumenti finanziari

In tema di intermediazione finanziaria, l’art. 187 ter, comma 1, del d.lgs. n. 58 del 1998 (TUF), nel disporre che “è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria chiunque, tramite mezzi di informazione, diffonde informazioni, voci o notizie false o fuorvianti che forniscano o siano suscettibili di fornire indicazioni false ovvero fuorvianti in merito agli strumenti finanziari”, va interpretato nel senso che la parola “ovvero” non significa “cioè”, sì da equiparare i due termini “false” e “fuorvianti” e considerare decettive solo le notizie che abbiano in concreto fuorviato il mercato degli strumenti finanziari, mentre la norma vieta le notizie false o fuorvianti che siano anche solo suscettibili di alterare il mercato, ma ha valore disgiuntivo, sicché per “false” devono intendersi quelle oggettivamente non vere e per “fuorvianti” quelle che inducono in errore circostanziando un fatto vero con aggiunte od omissioni suggestive.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che le informazioni diffuse e oggetto di contestazione – riguardanti la valutazione in eccesso dei derivati negoziati da una banca – non fossero “false”, ma giudizi tecnici opinabili, rientranti nella libera manifestazione del pensiero).

Cassazione civile sez. II, 11/05/2016, n.9644

False informazioni fornite agli azionisti

Il reato di cui all’art. 185 del d.lg. n. 58/1998 differisce già per la sola condotta dall’illecito amministrativo di cui all’art. 187 ter; per il suo realizzarsi, infatti, non basta la diffusione di “informazioni, voci o notizie false o fuorvianti che forniscano o siano suscettibili di fornire indicazioni false ovvero fuorvianti in merito agli strumenti finanziari” (il che è testualmente richiesto per l’applicabilità del citato art. 187-ter), ma è necessario altresì che la diffusione delle notizie false sia concretamente idonea a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari.

Sussistono, dunque, nel tipo descrittivo della fattispecie delittuosa i tratti necessari a caratterizzare in modo autonomo il fatto-reato, senza che si renda necessaria l’introduzione per mano dell’interprete di un ulteriore elemento costitutivo quale l’evento naturalistico, che il testo della norma in nessun modo giustifica (nella specie, la Corte ha cassato la sentenza di assoluzione emessa nei confronti di due dirigenti nell’ambito di un procedimento relativo a false informazioni fornite agli azionisti per mezzo di un falso comunicato, che tendeva ad escludere ogni responsabilità delle società da loro gestite nei movimenti di un titolo azionario).

Cassazione penale sez. V, 20/06/2012, n.40393

Violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, l’illecito di cui all’art. 187 ter d.lg. 24 febbraio 1998 n. 58 (manipolazione del mercato), non richiedendo particolari qualificazioni soggettive, può essere integrato da chiunque, e non soltanto da un soggetto qualificato, di tal che l’illecito va ascritto, in via concorsuale, a tutti coloro che, a vario titolo, abbiano concorso alla diffusione delle informazioni, voci o notizie false o fuorvianti, previste dalla norma, vuoi in ragione della qualità personale rivestita in seno alla società, vuoi per il determinante apporto causale concretamente arrecato al processo di ideazione, gestazione, formazione e trasfusione di contenuti da soggetti che siano stati coinvolti da coloro che ricoprivano cariche sociali.

Cassazione civile sez. un., 30/09/2009, n.20935

Reato di aggiotaggio sugli strumenti finanziari

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 181 t.u. n. 58 del 1998 (aggiotaggio su strumenti finanziari), poi sostituito da quello di cui all’attuale art. 185 dello stesso t.u. (manipolazione del mercato), gli “altri artifici” nei quali può realizzarsi la condotta illecita (oltre alla divulgazione di notizie false ed all’effettuazione di operazioni simulate), non possono essere ritenuti tali sol perché, pur consistendo nell’uso di mezzi leciti, siano connotati dall’intenzione di turbare il mercato, occorrendo invece che detto uso sia anche obiettivamente artificioso, cioè posto in essere con modalità tali da alterare il giuoco normale tra domanda ed offerta.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, pur correggendo la motivazione del giudice di merito che aveva invece fatto leva solo sull’elemento intenzionale, ha ritenuto che correttamente fosse stata affermata la sussistenza del reato in un caso in cui gli agenti, mediante immissione, nel giro di pochi minuti, durante una seduta di borsa, di un massiccio numero di proposte di vendita di un titolo bancario, avevano determinato, per finalità speculative, una ingiustificata, sensibile riduzione della sua naturale quotazione).

Cassazione penale sez. V, 02/10/2008, n.2063

Alterazione del prezzo degli strumenti finanziari

In tutti i testi legislativi che si sono succeduti, la norma incriminatrice dell’aggiotaggio è sempre stata costruita come norma a più fattispecie, rappresentate dall’avere diffuso notizie false (“information based manipulation”) ovvero dall’avere posto in essere operazioni simulate o altri artifici idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari (“tradelaction based manipulation”). L’aggiotaggio manipolativo tutela l’interesse alla correttezza e alla trasparenza del mercato, affinché le quotazioni dei titoli si formino in modo conforme alle regole della domanda e dell’offerta, la cui dialettica fisiologica esige la genuinità delle informazioni, la trasparenza delle condizioni economiche della società e delle manifestazioni di volontà negoziale.

L’interesse tutelato è di grande rilevanza economica e pubblica e presenta i caratteri dell’astrattezza e della diffusività, ed è pertanto tale da giustificare la tutela anticipata offerta dalla fattispecie di pericolo purché concreto.

Tribunale Milano sez. I, 07/01/2008

Aggiotaggio: momento e luogo di consumazione del delitto

Il delitto di aggiotaggio non può essere configurato come reato di mera condotta che si viene a perfezionare a prescindere dalla effettiva conoscenza da parte di terzi delle notizie false: il delitto di aggiotaggio è infatti reato di pericolo concreto e come tale si consuma nel tempo e nel luogo in cui si concretizza, quale conseguenza della condotta, la rilevante possibilità di verificazione della sensibile alterazione del prezzo dello strumento finanziario.

L’evento pericolo risulta infatti logicamente e giuridicamente distinguibile dalla condotta posta in essere dal soggetto attivo del reato, sicchè il tempo e il luogo in cui il bene giuridico protetto è oggetto di minaccia possono non coincidere con le coordinate spazio-temporali proprie della condotta, rappresentata nella specie dell’invio del comunicato.

(Nella fattispecie il giudice ha pronunciato sentenza di incompetenza sull’assunto che il delitto di aggiotaggio non fosse stato commesso nel circondario ove aveva sede la società quotata emittente il comunicato contestato, ma nel circondario di Milano, quale sede della Borsa Valori, organo competente alla sua diffusione al mercato).

Tribunale Monza sez. uff. indagini prel., 24/04/2006

Aggiotaggio sugli strumenti finanziari : modalità della condotta

La teoria economica distingue tradizionalmente tre possibili schemi della condotta di aggiotaggio: Information Based Manipulation, Action Based Manipulation e Trade Based Manipulation. La prima condotta si realizza con la diffusione di notizie false ma apparentemente affidabili, ed in quanto tali idonee a riflettersi sul prezzo dello strumento finanziario.

La seconda consiste in operazioni che comportano un apparente trasferimento di titoli, ingenerando nel mercato la rappresentazione di un incremento dei volumi trattati, in realtà privi di effetti giuridici. La Trade Based Manipulation è invece costituita da condotte di per sé lecite, se autonomamente considerate, ma pregiudizievoli del corretto funzionamento del mercato, se considerate nel loro complesso (“altri artifici”): da qui l’obiettiva difficoltà di distinguere tra comportamenti penalmente rilevanti ed attività speculative e lecite.

L’osservazione diacronica dei prezzi e delle quantità scambiate costituisce un metodo di analisi volto all’individuazione delle operazioni sospette da parte dell’organo di controllo. Quale criterio di distinzione, deve ritenersi estensibile anche alla fattispecie penale (ad eccezione dell’inversione dell’onere probatorio) la causa di esclusione della responsabilità prevista in ambito amministrativo ex art. 187, comma IV t.u.f., qualora l’agente dimostri di avere agito per motivi legittimi ed in conformità alle prassi di mercato.

Tribunale Milano sez. uff. indagini prel., 26/02/2007


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