L’esperto | Articoli

Morte del debitore: ultime sentenze

25 Maggio 2020
Morte del debitore: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: trasmissione dei debiti agli eredi; estraneità dell’erede al rapporto tributario; processo esecutivo contro l’erede; trasferimento agli eredi dell’obbligazione tributaria per effetto della mera accettazione, anche implicita, dell’eredità.

Morte del debitore

L’atto impositivo emesso nei confronti di una società di persone è validamente notificato, dopo l’estinzione della stessa, ad uno dei soci, poiché, analogamente a quanto previsto dall’art. 65, comma 4, del d.P.R. n. 600 del 1973 per l’ipotesi di morte del debitore, ciò si correla al fenomeno successorio che si realizza rispetto alle situazioni debitorie gravanti sull’ente e realizza, peraltro, lo scopo della predetta disciplina di rendere edotto almeno uno dei successori della pretesa azionata nei confronti della società.

Cassazione civile sez. trib., 12/10/2018, n.25487

La notifica della cartella esattoriale

In tema di cartelle esattoriali, è valida la notifica effettuata a mani di uno dei soci della società di persone dopo la sua estinzione a seguito di cancellazione dal registro delle imprese, giacché – analogamente a quanto previsto dall’art. 65, comma 4, del d.P.R. n. 600 del 1973 per il caso di morte del debitore e di notifica effettuata impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio dello stesso, con effetti valevoli nei confronti degli eredi – essa trova fondamento nel fenomeno successorio che si realizza con riferimento alle situazioni debitorie gravanti sul dante causa, con ciò realizzandosi comunque lo scopo della citata disciplina, che è quello di rendere edotto almeno uno dei successori della pretesa validamente azionata nei confronti della società.

Cassazione civile sez. trib., 28/12/2017, n.31037

Detrazione del debito dall’asse ereditario

Il debito, che si assume derivare da anticipazione bancaria garantita da deposito di titoli e come tale legalmente esistente in epoca anteriore alla morte del debitore per la detrazione del debito stesso dall’asse ereditario ai fini dell’imposta di successione, può essere desunto, quando le anticipazioni bancarie siano state denunziate al fisco ai fini dell’applicazione del tributo surrogatorio in epoca precedente la morte del debitore, dalla denunzia cumulativa semestrale cui sono tenuti gli istituti bancari.

Comm. trib. centr. sez. XIV, 15/12/1983, n.4803

Giudizio di divisione dei beni pignorati

Nel giudizio di divisione dei beni pignorati disposto ai sensi dell’art. 599 c.p.c. la morte del debitore sopravvenuta prima della sua costituzione nel giudizio di divisione comporta l’interruzione del processo ai sensi dell’art. 299 c.p.c. e gli eredi della parte defunta possono dolersi della mancata interruzione del processo, anche quando sono parti del giudizio di divisione come comproprietari non debitori.

Cassazione civile sez. III, 06/09/1995, n.9370

Morte del debitore dopo la notifica del precetto

La morte del debitore sopravvenuta dopo che allo stesso è stato notificato il precetto comporta che per iniziare il processo esecutivo contro l’erede gli si deve nuovamente notificare il titolo esecutivo ed il precetto. Ove il creditore inizi l’esecuzione senza rinnovare la notifica del titolo esecutivo e del precetto, è onere del debitore proporre opposizione agli atti esecutivi per far valere tale omissione e non può il giudice dell’opposizione esaminare la questione d’ufficio.

Cassazione civile sez. III, 14/07/2000, n.9365

Morte del debitore e debito ereditario

Il debito ereditario di cui all’art. 752 c.c. è quello esistente in capo al “de cuius” al momento della sua morte – che si trasmette, insieme con il suo patrimonio, ai suoi successori, “ex lege” o per testamento, ripartendosi automaticamente tra di loro – e ricomprende sia la somma capitale, sia gli interessi, il cui maturarsi giorno per giorno non trova un limite temporale nella morte del debitore. Ne consegue che, essendo ciascun coerede tenuto al pagamento del debito ereditario in proporzione della propria quota (“nomina haereditaria “ipso iure” dividuntur”), anche gli interessi maturati dopo la morte del “de cuius” gravano sugli eredi fino a che il debito non venga estinto da ciascuno di essi per la propria quota.

Cassazione civile sez. II, 19/01/2000, n.562

Morte del debitore e prestazione infungibile

Per potersi parlare di lesione del credito e di responsabilità extracontrattuale del terzo estraneo al rapporto obbligatorio è necessario che la prestazione dovuta da una delle parti sia definitivamente perduta per effetto della condotta del terzo (come avviene allorché questi renda impossibile l’adempimento distruggendo la cosa oggetto del contratto, ovvero si renda consapevolmente acquirente di un bene su cui altri poteva vantare un preesistente diritto di opzione, ovvero quando egli provochi la morte del debitore della prestazione infungibile), giacché, prima di tale momento sussiste soltanto un inadempimento che può fondare solo la responsabilità contrattuale di una delle parti contraenti.

Tribunale Torino sez. IX, 13/01/2006

Obbligazione tributaria e morte del debitore d’imposta

La morte del debitore d’imposta comporta il trasferimento agli eredi della relativa obbligazione tributaria per effetto della mera accettazione, anche implicita, dell’eredità. Pertanto, ai fini della sussistenza di tale obbligazione in capo agli eredi, è irrilevante che gli atti di accertamento o di riscossione dell’imposta siano stati notificati non all’erede, ma al suo rappresentante legale.

Cassazione civile sez. trib., 29/02/2008, n.5473

Esecuzione forzata prima dell’apertura della successione

Il creditore ipotecario può opporre il proprio titolo al coniuge del debitore che, alla morte di questi, abbia acquistato ex art. 540 c.c. il diritto di abitazione sulla casa familiare. Ne consegue che la procedura esecutiva già iniziata prima della morte del debitore può validamente proseguire nei confronti del coniuge di quest’ultimo, al quale spetta solo l’attribuzione del controvalore monetario del suo diritto, nel caso di eccedenza del ricavato della vendita forzata.

Cassazione civile sez. III, 13/01/2009, n.463

Morte del debitore: gli eredi rispondono pro quota?

In seguito alla morte del debitore, i suoi eredi rispondono non per l’intero ma “pro quota” ereditaria e sempre che abbiano accettato l’eredità rimanendo tenuti per l’intero solo nel caso in cui, convenuti in giudizio dal creditore che abbia chiesto l’integrale pagamento, l’erede convenuto non abbia indicato la sua condizione di non unico erede accettante.

Corte appello Roma sez. III, 01/03/2011, n.839


15 Commenti

  1. Avevo prestato un po’ di soldi ad un mio vecchio amico… Ho aspettato, senza mettergli fretta, visto che stava passando un brutto periodo. Ora, è venuto a mancare e con lui i miei soldi sono spariti. Era rimasto da solo… Che io sappia, aveva un fratello, ma questo è morto qualche tempo fa ed era senza moglie né figli. Io ora non potrò chiedere a nessuno la restituzione del mio denaro… Tuttavia, gli prestai quei soldi con il cuore. Quindi, la considero una donazione per una persona cara. Sinceramente, non ho alcuna intenzione di andare a caccia di possibili eredi.

  2. Ho ricevuto da mio padre defunto meno di quanto mi sarebbe spettato quale erede legittimario, ma non voglio impugnare nessun testamento o donazione compiuta in vita dal medesimo. Tuttavia, mi chiedevo: i miei creditori potrebbero farlo al posto mio?

    1. L’erede legittimario è quel parente particolarmente stretto del defunto (nello specifico, un figlio oppure il coniuge superstite o anche un ascendente) al quale deve essere destinata una quota minima del patrimonio ereditario. Si tratta, infatti, di una disposizione legislativa, secondo la quale, nel caso esaminato:
      deve essere lasciata una certa parte dei beni della persona deceduta. Più precisamente, l’entità di tale quota varia a seconda dei casi (ad esempio, in presenza di più figli oppure se questi sono in concorso col coniuge ancora in vita);
      è data facoltà di agire legalmente per il ripristino della propria quota minima ereditaria, qualora il descritto potenziale diritto sia stato leso dalle disposizioni compiute in vita dal defunto, mediante donazioni, oppure da quelle espresse all’interno di un testamento. Trattasi della cosiddetta azione di riduzione.
      Ricapitolando, quindi, deve essere chiaro:
      che ogni persona, compreso il suo genitore, abbia la possibilità di disporre del proprio patrimonio in vita tramite delle donazioni (di denaro, di beni immobili, ecc) oppure successivamente attraverso il documento testamentario;
      che nel calcolare la quota minima dovuto al figlio legittimario, si debba considerare un patrimonio costituito non solo dai beni rimasti alla morte del proprio genitore, ma anche quelli in precedenza donati dal defunto;
      che qualora tale parte minima non sia stata rispettata, l’erede in questione avrebbe la possibilità di reintegrarla mediante l’azione di riduzione.
      Fatta questa dovuta premessa, per rispondere alla domanda posta, devo confermarle che ai creditori dell’erede legittimario, che dovesse rivelarsi leso nella propria quota minima ereditaria, è riconosciuto il diritto di surrogarsi nella posizione del proprio debitore nell’esercizio dell’azione di riduzione. In pratica, potrebbe accadere che il figlio del defunto abbia avuto in eredità e/o considerando anche le donazioni in vita fatte dal proprio genitore, meno di quanto gli sarebbe spettato. Pur tuttavia, il soggetto interessato potrebbe decidere di non attivarsi, ad esempio, rinunciando all’eredità ad egli devoluta o semplicemente non agendo in riduzione nei confronti delle disposizioni lesive della propria quota di erede legittimario. Ebbene, una situazione come quella descritta non impedirebbe ai creditori dell’erede qui in esame di surrogarsi nella posizione di questi, allo scopo di acquisire quella parte di patrimonio ereditario che sarebbe dovuta andare al proprio debitore ed al fine di recuperare beni che potrebbero soddisfare, anche forzatamente, il proprio credito. Si tratta di una conclusione confermata dalla Suprema Corte di Cassazione, secondo la quale i creditori degli eredi cosiddetti legittimari hanno la possibilità, per il tramite dell’azione surrogatoria, di proporre la domanda di riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima del proprio debitore, allorquando questi sia rimasto inerte rispetto a tale iniziativa.

  3. Dopo tanti anni, ho vinto una causa contro una persona. Quel genio del giudice ha impiegato così tanto tempo a emettere il verdetto che, nel frattempo, il mio debitore è defunto. Ora, al suo posto, ci sono gli eredi: non uno ma numerosi. Il mio avvocato mii ha detto che, per recuperare i soldi, dovrò far avere la sentenza a ciascuno di questi. Mi spiegate meglio questo procedimento? Come devo fare?

    1. Il primo passaggio è accertarsi dove è deceduto il debitore e verificare se tale luogo coincide con la residenza, tenuto conto che per l’apertura della successione ci si riferisce al domicilio, ovvero al luogo nel quale erano concentrati gli affari e interessi della persona defunta. Poiché, al momento del decesso di una persona ed entro massimo un anno, gli eredi devono presentare la dichiarazione di successione, potrà essere utile recuperare questo documento proprio per scoprire l’identità degli eredi stessi. La dichiarazione di successione va presentata presso il luogo ove si apre la successione, ossia presso l’ultimo domicilio del defunto. Quindi bisognerà recarsi presso il locale Ufficio del registro per verificare se sia stata presentata una denuncia di successione, dalla quale risultino gli eredi. Potrebbe però succedere che la denuncia di successione non sia stata presentata. Ciò perché c’è un anno dal decesso per farla e, in determinate situazioni non è obbligatoria (in assenza di immobili e con un patrimonio attivo ereditato inferiore a 100mila euro). In questi casi le indagini possono essere più complesse e richiedere maggior tempo. Non per questo però non è possibile rintracciare gli eredi del debitore defunto. Ecco allora come procedere.Se sei a conoscenza del fatto che il debitore era intestatario di immobili, puoi chiedere una visura immobiliare presso la conservatoria dei registri immobiliari (del luogo ove l’immobile è situato). Da tale documento potrai constatare la trascrizione del titolo di successione a favore degli eredi. Anche questo strumento però non è decisivo. L’immobile infatti potrebbe essere stato donato poco prima della morte o concesso in legato – e non in eredità – a una specifica persona. In tali ipotesi il certificato non ti dirà chi sono gli eredi del debitore defunto. Sarà allora necessario proseguire oltre con le indagini. Non resta che identificare i familiari del defunto, in modo “manuale”, ossia recandosi all’anagrafe del Comune di residenza del defunto e chiedendo i certificati storici di stato di famiglia e di residenza di costui.

  4. Salve. Il mio debitore è passato a miglior vita. Ora, io resto fregato? Cioè posso ancora recuperare i miei soldi? Inutile dire che in questo periodo di crisi mi servono più che mai… Devo affrontare tante spese. Insomma, ho bisogno di liquidità! ADesso, mi stavo chiedendo, come posso andare a cercare i familiari del mio debitore defunto? C’è sicuramente qualche passaggio che mi sfugge e vi chiedo di spiegarmelo cortesemente così posso finalmente ritornare a respirare un po’ dopo queste restrizioni.

    1. Puoi recarti all’anagrafe del Comune di residenza del defunto e chiedere i certificati storici di stato di famiglia e di residenza di costui. In tal modo si avranno le generalità dei figli, coniuge, eventuali nipoti che sono anche i suoi possibili eredi (salvo che abbiano rifiutato l’eredità). Potrebbe succedere che qualcuno di questi risulti “emigrato” ossia trasferito in un altro Comune. In tale ipotesi bisognerà presentarsi presso l’anagrafe di quest’ultimo e lì chiedere la residenza. I certificati di residenza possono essere richiesti anche con una Pec inviata all’ente locale o con raccomandata. L’eventuale accettazione dei chiamati con beneficio di inventario o la rinuncia all’eredità sono formalizzate con una dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario del luogo di apertura della successione e riportate nell’apposito registro. Puoi chiedere una visura immobiliare presso la conservatoria dei registri immobiliari (del luogo ove l’immobile è situato). Oppure puoi recarti presso il locale Ufficio del registro per verificare se sia stata presentata una denuncia di successione, dalla quale risultino gli eredi.

  5. Buongiorno. Ho una domanda ed un problema su cui non riesco a venirne a capo. Sto cercando soluzioni, ma ho trovato concetti per me incomprnsibili, quindi chiedo a voi che cercate di semplificare i concetti giuridici. Spero potrete spiegarmi che succede se uno degli eredi paga i debiti del defunto, cioè come può ottenere la restituzione delle somme anticipate?

    1. Potrebbe succedere che un erede, che ha qualcosa in più da perdere rispetto ai familiari, oltre alla propria quota paghi anche quella degli altri eredi. Ciò ha senso solo nel caso della responsabilità solidale, ossia per le imposte sui redditi e sulla successione, poiché solo in queste ipotesi il fisco potrebbe chiedergli l’integrale pagamento. Per le altre imposte, infatti, dell’omissione dei coeredi, il singolo non risponde. Ebbene, chi paga le quote di tutti i coeredi ha diritto di regresso: può cioè agire contro ognuno di loro per ottenere quanto gli è dovuto. Ma attenzione: ad ognuno può chiedere solo la rispettiva quota e non anche quella degli altri. Difatti la regola della responsabilità solidale vale solo nei rapporti con il fisco e non anche tra gli stessi eredi. Quindi, per recuperare l’intera cifra anticipata, il coerede deve agire singolarmente contro tutti gli altri eredi. Se poi il coerede paga una singola rata della dilazione delle cartelle ha immediato diritto di regresso verso i condebitori. Il pagamento ha infatti una sua autonomia anche se fa parte di un’obbligazione più ampia. Lo ha affermato la seconda sezione civile della Cassazione.

  6. E’ morta una persona con cui ho un legame di parentela. Ora, so già che era indebitata fino al collo, quindi mi chiedo quali sono gli eredi che sono tenuti a rispondere dei suoi debiti.Come si dividono i debiti fiscali di un defunto?

    1. Quando subentra una successione, dei debiti fiscali del defunto rispondono solo coloro che hanno accettato la sua eredità; ne rispondono solo da tale momento e non prima. Per cui, se l’Agenzia delle Entrate Riscossione dovesse agire contro uno dei chiamati all’eredità, sulla base di un semplice stato di famiglia, che dimostra l’appartenenza allo stesso nucleo familiare, la sua pretesa sarebbe illegittima se ancora questi non avesse formalmente dichiarato, dinanzi al notaio o ad altro pubblico ufficiale, l’accettazione dell’eredità. In secondo luogo, si dividono tra gli eredi solo le imposte non corrisponde dal defunto, non anche le sanzioni. Queste ultime infatti non si trasmettono mai agli eredi. Una volta appurato che i debiti fiscali, e non anche le sanzioni, passano agli eredi solo dopo l’accettazione dell’eredità, non resta che capire come si ripartiscono tra loro queste somme e che succede se uno di questi paga anche per conto degli altri. Bisogna distinguere a seconda del tipo di imposta.Per le imposte sui redditi (Irpef, Irap, Ires) e le imposte di successione vale la regola della «responsabilità solidale»: tutti gli eredi sono obbligati al pagamento dell’intero importo e, ovviamente, il pagamento da parte di uno libera anche gli altri. In altri termini il fisco può chiedere l’integrale versamento dell’importo anche a un solo erede, a prescindere dalla quota da questi ereditata, salvo poi il suo diritto di rivalersi sugli altri eredi per le rispettive quote. Quindi se un solo erede versa all’Agenzia delle Entrate solo una parte del debito fiscale ereditato – quello corrispondente alla propria quota di eredità – in realtà non sta scongiurando un possibile pignoramento, ben potendo questi intervenire ugualmente per le residue parti. Per mettere a tacere l’erario e dormire sonni tranquilli dovrebbe corrispondere l’intera cifra.Invece per tutte le altre imposte (ad esempio Iva, registro, Imu, Tasi, Tari, ipotecaria, bollo auto, canone Rai, ecc.) vale la regola opposta, quella della responsabilità pro quota: ciascun erede risponde solo nei limiti della quota di eredità spettatagli. Per esempio, in presenza di tre fratelli, ciascuno erede al 33%, l’Agenzia delle Entrate può chiedere a ciascuno di questi solo un terzo dell’Iva non corrisposta dal defunto e non oltre.Le stesse regole valgono per le cartelle esattoriali. Queste disposizioni valgono solo per i debiti sorti prima della morte del defunto. Mentre ben potrebbero sorgerne di successivi, che ricadono invece su tutti gli eredi (si pensi al bollo auto della macchina caduta in successione, per le annualità seguenti al decesso) e di cui questi rispondono quindi in via solidale.

  7. Ho scoperto che diventando erede di mio marito dovrei pagare i suoi debiti. Cioè io non è che navigo nell’oro… A malapena riesco ad arrivare a fine mese… Sono molto spaventata. Vorrei maggiori informazioni a riguardo. In fondo, a parte la pensione, mio marito non aveva nulla e non ho alcun interesse a diventare erede e accollarmi i suoi debiti. Come posso evitare di diventare erede del mio marito defunto? Se rinuncio all’eredità di mio marito, posso comunque avere la pensione di reversibilità? Aspetto vostri chiarimenti. Grazie in anticipo

    1. Per quanto possa essere di scarso valore, se accetti l’eredità di tuo marito, il suo patrimonio (fatto di debiti e crediti) ed il tuo si uniscono e dovrai accollarti i debiti del coniuge defunto. Pertanto, la prima cosa che devi sapere è che hai dieci anni di tempo per diventare erede e fare tutte le valutazioni del caso. Infatti, il diritto di accettare l’eredità dura per tutto questo tempo e parte dal momento in cui è defunto il tuo parente stretto. Durante questo periodo, non sei ancora erede, ma hai il diritto di gestire i beni del coniuge defunto senza con ciò diventarne il successore. Ad esempio, la cosiddetta dichiarazione di successione, dovuta ai fini fiscali, non comporta in alcun modo l’effetto di diventare erede di tuo marito, pertanto potresti anche far trascorrere questo periodo, senza avere alcuna conseguenza e senza che i creditori possano pretendere da te qualsiasi cosa. Se invece, vuoi dare un taglio ad ogni preoccupazione, il modo ancor più semplice per non diventare erede del tuo coniuge, è quello di rinunciare all’eredità: è sicuramente il modo più efficace per tutelarsi dai debiti del defunto Con un atto notarile oppure recandoti presso il Tribunale, potrai fare la detta rinuncia, in questo modo formalizzando la tua scelta, qualificandoti come non erede del defunto ed impedendo, quindi, di accollarti anche i debiti del medesimo.

      Detto ciò, volendo approfondire un caso specifico, se la persona cara scomparsa dovesse essere il tuo compagno, visto che non disdegneresti di avere la pensione di tuo marito, vorresti sapere se potresti richiederla senza vanificare la rinuncia appena fatta: è possibile? Se rinunci all’eredità di tuo marito, puoi chiedere la pensione di reversibilità? La pensione di reversibilità è definita, tecnicamente, come una pensione dovuta ai superstiti dell’assicurato. In altri termini, i superstiti del pensionato (in primo luogo coniuge e figli a carico) hanno diritto di chiedere che l’erogazione della pensione originariamente versata al defunto venga invece indirizzata e liquidata a loro favore. Fatta questa breve premessa, la tua domanda è molto semplice e scontata: visto che tuo marito era pieno di debiti e che per questo motivo hai deciso di rinunciare alla sua eredità per non avere problemi coi suoi creditori, chiedendo la reversibilità vanifico ogni cosa? Ed allora devi sapere, che puoi fare domanda per avere la pensione di reversibilità, senza che ciò comporti un’accettazione dell’eredità di tuo marito o una revoca della rinuncia appena fatta. Il tuo diritto alla pensione di reversibilità è infatti personale, intrasmissibile, di natura previdenziale/alimentare e non ha alcun legame con il fenomeno della successione ereditaria. Pertanto se hai rinunciato all’eredità, puoi fare domanda per la pensione di reversibilità di tuo marito senza preoccupazioni. Evita soltanto di chiedere il pagamento dei vecchi ratei di pensione, mai erogati o riscossi da tuo marito: in questo caso, infatti, chiederesti qualcosa che faceva parte dell’eredità di tuo marito e questo comportamento potrebbe essere qualificato come una revoca implicita della rinuncia e, conseguentemente, come un’accettazione dell’eredità.

  8. Mio zio aveva una ditta individuale. Per anni è stato nel commercio. Negli ultimi anni di attività, gli affari non andavano più bene; così ha smesso di pagare le tasse finché è morto. La sua morte prematura ha lasciato mia zia e i miei cugini tutti i problemi di una eredità da gestire, di una azienda da mandare avanti o da chiudere, dei creditori da pagare. Mio zio era un furbetto… Lo sapevamo tutti. Gli abbiamo detto più volte di non fare scherzi e non evadere… Niente, lui diceva che se un domani fosse passato a miglior vita, aveva lasciato tutto in ordine… E meno male. Ora, i miei parenti sono nella situazione di disagio e non sanno come fare. Così ho pensato di chiedere a voi maggiori delucidazioni… Potete dirmi se per l’evasione fiscale del defunto ne rispondono gli eredi? Grazie

    1. Le imposte non pagate dal contribuente deceduto costituiscono un debito che ricade solo sugli eredi che hanno accettato l’eredità. Ciò significa che, prima di tale dichiarazione (rilasciata in cancelleria o presso il notaio), qualsiasi intimazione di pagamento inoltrata dall’Agenzia delle Entrate o dall’esattore ai semplici “chiamati all’eredità” è illegittima e può essere impugnata davanti al giudice, con conseguente annullamento.Dal momento in cui l’erede accetta l’eredità (sia che ciò avvenga in modo espresso o tacito come, ad esempio, con l’utilizzo o la vendita dei beni del defunto) questi diventa debitore per tutte le imposte non versate dal parente passato a miglior vita. Per non rispondere dell’evasione fiscale di un defunto non c’è altro metodo che evitare di accettare l’eredità o, per chi è già nel possesso dei beni, fare al più presto l’inventario e la dichiarazione di rinuncia. La rinuncia all’eredità può essere fatta entro 10 anni dall’apertura della successione. Chi non ha necessità di procedere presto alla divisione dei beni ereditati può soprassedere con l’accettazione dell’eredità attendendo che i debiti del defunto cadano in prescrizione o impugnando le eventuali cartelle di pagamento a lui personalmente notificate in quanto non ancora erede. In tal caso, quando la posizione del patrimonio in successione sarà definitivamente libero da debiti, potrà procedere all’accettazione dell’eredità.
      In alternativa una sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia offre un’ulteriore soluzione per non pagare le cartelle esattoriali a suo tempo non onorate dal contribuente defunto. Il meccanismo è il seguente:
      appena si riceve la cartella si deve rinunciare all’eredità. Con la rinuncia il contribuente non è più tenuto a corrispondere i debiti del defunto;
      a questo punto l’ex erede che ha rinunciato all’eredità può impugnare la cartella davanti al giudice e farla annullare in quanto da lui non più dovuta (avendo appunto rinunciato all’eredità);
      prima che scadano 10 anni dalla morte del parente, bisognerà revocare la rinuncia all’eredità. In questo modo si torna ad essere eredi “normali” ma con l’effetto di aver già fatto annullare il debito precedente.
      Abbiamo spiegato questo meccanismo in Come non pagare la cartella esattoriale per debiti ereditati.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube