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Nomina amministratore di sostegno: ultime sentenze

4 Agosto 2021
Nomina amministratore di sostegno: ultime sentenze

Procedura di nomina dell’amministratore di sostegno; collocamento del beneficiario in casa di cura; strumento di assistenza.

Nomina dell’amministratore di sostegno

L’amministrazione di sostegno, ancorché non esiga che la persona versi in uno stato di vera e propria incapacità di intendere o di volere, nondimeno presuppone una condizione attuale di menomata capacità che la ponga nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi mentre è escluso il ricorso all’istituto nei confronti di chi si trovi nella piena capacità di autodeterminarsi, pur in condizioni di menomazione fisica, in funzione di asserite esigenze di gestione patrimoniale, in quanto detto utilizzo implicherebbe un’ingiustificata limitazione della capacità di agire della persona, tanto più a fronte della volontà contraria all’attivazione della misura manifestata da un soggetto pienamente lucido.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto sottoponibile ad amministrazione di sostegno un’anziana signora sul presupposto di una scarsa cognizione delle proprie possidenze patrimoniali, non paventata come conseguenza di una patologia psico-cognitiva, ma quale semplice effetto dell’organizzazione di vita già da tempo assunta e imperniata su una fiduciaria delega gestionale delle risorse alla figlia).

Cassazione civile sez. I, 31/12/2020, n.29981

Il rispetto dell’autodeterminazione della persona interessata

In tema di amministrazione di sostegno, l’equilibrio della decisione deve essere garantito dalla necessità di privilegiare il rispetto dell’autodeterminazione della persona interessata, così da discernere le fattispecie a seconda dei casi: se cioè la pur riscontrata esigenza di protezione della persona (capace ma in stato di fragilità) risulti già assicurata da una rete familiare all’uopo organizzata e funzionale, oppure se, al contrario, non vi sia per essa alcun supporto e alcuna diversa adeguata tutela; nel secondo caso il ricorso all’istituto può essere giustificato, mentre nel primo non lo è affatto, in ispecie ove all’attivazione si opponga, in modo giustificato, la stessa persona del cui interesse si discute.

Cassazione civile sez. I, 31/12/2020, n.29981

Ricovero in casa di cura e individuazione del giudice competente

In tema di nomina dell’amministratore di sostegno, ai sensi dell’art. 404 c.c., la competenza per territorio spetta al giudice tutelare del luogo in cui la persona interessata abbia stabile residenza o domicilio; pertanto, in caso di collocamento del beneficiario in una casa di riposo, qualora venga meno il carattere transitorio della sua permanenza, sull’istanza di sostituzione dell’amministratore è competente il giudice nel cui territorio si trovi detta struttura di assistenza.

Il ricovero presso una casa di cura o di riposo non implica di per sé anche il trasferimento del domicilio in tale luogo, poiché esso può avere carattere solamente temporaneo o comunque non continuativo, potendo il beneficiario tornare nel luogo lasciato per brevi o lunghi periodi e voler concentrare lì il centro principale dei suoi rapporti.

Cassazione civile sez. VI, 17/09/2020, n.19431

Nomina dell’amministratore di sostegno: la competenza territoriale

Ai fini della nomina dell’amministratore di sostegno è competente territorialmente il giudice della dimora abituale del beneficiando anche in considerazione della necessità di interloquire con il Giudice tutelare anche successivamente alla nomina. Trattandosi di un procedimento di volontaria giurisdizione non contenziosa la competenza del Tribunale può essere valutata, ed eccepita, in qualsiasi momento dell’amministrazione.

Cassazione civile sez. VI, 09/09/2020, n.18682

Amministrazione di sostegno: il compendio normativo

Il compendio normativo concernente l’amministrazione di sostegno attribuisce ampi poteri ufficiosi in merito al contenuto del decreto di apertura al giudice tutelare, il quale non solo può individuare gli atti bisognosi della attività di sostegno e scegliere il regime giuridico a cui assoggettare tale attività nell’ambito dell’alternativa prevista dall’art. 405, comma 5, n. 3 e 4 c.c., ma addirittura può, ai sensi dell’art. 407, comma 4, c.c. in ogni tempo e anche d’ufficio, modificare o integrare le decisioni assunte con il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno.

Cassazione civile sez. I, 19/02/2020, n.4266

La nomina dell’amministratore di sostegno

La procedura di nomina dell’amministratore di sostegno presuppone una condizione attuale di incapacità, il che esclude la legittimazione a richiedere la misura di protezione in capo a colui il quale si trovi nella piena capacità psico-fisica, ma non esige che questi versi in uno stato di incapacità d’intendere o di volere, essendo sufficiente che il richiedente sia privo, in tutto o in parte, di autonomia per una qualsiasi “infermità” o “menomazione fisica”, anche parziale o temporanea e non necessariamente di ordine mentale, che lo ponga nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi.

Cassazione civile sez. I, 15/05/2019, n.12998

Donazione da parte del beneficiario di amministrazione di sostegno

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 774, comma 1, primo periodo, c.c., censurato, per violazione degli artt. 2 e 3, commi 1 e 2, Cost., nella parte in cui non prevede che siano consentite, con le forme abilitative richieste, le donazioni da parte dei beneficiari di amministrazione di sostegno. Il giudice rimettente muove dal non condivisibile presupposto interpretativo che il divieto di donazione stabilito dalla disposizione censurata operi anche nei confronti dei beneficiari di amministrazione di sostegno, mentre esso è sempre stato inteso come rivolto in modo esclusivo agli interdetti, agli inabilitati e ai minori di età.

Il provvedimento di nomina dell’amministratore di sostegno, diversamente dal provvedimento di interdizione e di inabilitazione, non determina infatti uno status di incapacità della persona, ma si presenta come uno strumento volto a proteggere senza mortificare la persona affetta da una disabilità, che può essere di qualunque tipo e gravità, consentendo al giudice di adeguare la misura alla situazione concreta della persona e di variarla nel tempo.

Pertanto, tutto ciò che il giudice tutelare, nell’atto di nomina o in successivo provvedimento, non affida all’amministratore di sostegno, in vista della cura complessiva della persona del beneficiario, resta nella completa disponibilità di quest’ultimo.

Una tale interpretazione risponde del resto al principio personalista, affermato anzitutto dall’art. 2 Cost., a fronte del quale comprimere senza un’obiettiva necessità la libertà della persona di donare gratuitamente ciò che le appartiene costituisce un ostacolo ingiustificato allo sviluppo della sua personalità e una violazione della dignità umana, e al principio di eguaglianza di cui all’art. 3, comma 1, Cost., garantito a prescindere dalle «condizioni personali», e comma 2, il quale affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli, qual è appunto la condizione di disabilità, che impediscono la libertà e l’eguaglianza nonché il pieno sviluppo della persona (sentt. nn. 440 del 2005, 119 del 2015, 258 del 2017).

Corte Costituzionale, 10/05/2019, n.114

Condizione di disabilità dello straniero 

Ritenuto che, secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, lo straniero che acquisisca la cittadinanza italiana è esentato dalla prestazione del giuramento previsto dalla legge qualora, a causa di grave ed accertata condizione di disabilità, non sia in grado di adempiere siffatto obbligo, rientra tra le competenze del Giudice Tutelare valutare la fondatezza, o meno, della richiesta di esenzione presentata dall’amministratore di sostegno dell’interessato ed accertare, quindi, la sussistenza della predetta disabilità, dovendosi escludere l’automaticità dell’esenzione. Nel compiere l’accertamento de quo il Giudice Tutelare non è obbligato a disporre l’audizione dell’interessato, potendo essere sufficienti gli elementi già acquisiti, con particolare riferimento a quanto constatato in sede di nomina dell’amministratore di sostegno .

Tribunale Modena sez. II, 12/01/2018

Collocamento del beneficiario in casa di cura

In tema di nomina dell’amministratore di sostegno, nel caso di collocamento del beneficiario in casa di cura, ove non ricorra prova della natura non transitoria del ricovero e della volontà dello stesso di ricollocare ivi il centro dei propri interessi e delle proprie relazioni personali, la competenza per territorio spetta al giudice tutelare del luogo in cui la persona interessata si presume abbia ancora la propria abituale dimora.

Cassazione civile sez. VI, 18/11/2016, n.23571

Inammissibilità del ricorso per Cassazione

È inammissibile il ricorso per cassazione avverso i provvedimenti emessi in sede di reclamo in tema di designazione o nomina di un amministratore di sostegno che sono emanati in applicazione dell’art. 384 c.c. (richiamato dal successivo art. 411, comma 1, c.c.) e restano logicamente e tecnicamente distinti da quelli che dispongono l’amministrazione, dovendosi limitare la facoltà di ricorso ex art. 720 bis, ultimo comma, c.p.c., ai soli decreti di carattere decisorio, quali quelli che dispongono l’apertura o la chiusura dell’amministrazione, assimilabili, per loro natura, alle sentenze di interdizione ed inabilitazione, senza estendersi ai provvedimenti a carattere gestorio.

Cassazione civile sez. I, 16/02/2016, n.2985

Amministrazione di sostegno e capacità di agire dell’assistito

Recentemente la Corte di Cassazione ha precisato che ” Non integra il reato di elusione del provvedimento del giudice civile che ha disposto la nomina dell’amministratore di sostegno la condotta di chi, con il provvedimento adottato a norma dell’art. 404 cod. civ., trasferisce quest’ultimo in altro luogo contro la volontà del titolare dell’incarico, in quanto l’istituto dell’amministrazione di sostegno costituisce uno strumento di assistenza tendente a sacrificare il meno possibile la capacità di agire dell’assistito.

Corte appello Palermo sez. IV, 12/03/2015, n.1056

Amministratore di sostegno: come si impugna la nomina?

Il decreto col quale il Giudice Tutelare nomina un amministratore di sostegno, disattendendo la designazione compiuta dal beneficiario, ha un contenuto solo ordinatorio e amministrativo. È pertanto inammissibile il reclamo contro tale decreto, proposto dinanzi alla Corte di Appello invece che dinanzi al Tribunale.

Corte appello Milano sez. famiglia, 25/11/2015, n.2487

Autorizzazione del Presidente del Tribunale

La p.a. eccezionalmente può servirsi dei messi comunali per notificare i propri atti (e non gli atti giudiziari), previa autorizzazione del Presidente del Tribunale, qualora la mancanza o l’impedimento dell’ufficiale giudiziario possa nuocere all’interesse delle parti.

(Nel caso di specie, il Dirigente Responsabile del servizio Socio-educativo-assistenziale del Comune aveva chiesto di poter effettuare mediante propri messi comunali le notifiche, previste per il procedimento di nomina dell’amministratore di sostegno, affermando di non riuscire ad effettuarle tempestivamente tramite Ufficiali Giudiziari per asseriti disservizi di questi ultimi. In applicazione del principio di cui in massima, il Giudice ha respinto la richiesta).

Tribunale Modena, 07/04/2015

Decreto di nomina dell’amministratore di sostegno

La previsione dell’art. 404 c.c. non esime il giudice dalla nomina di un amministratore di sostegno, in presenza di una condizione di incapacità. E’ da ritenere che la discrezionalità rimessa al giudice attenga alla scelta della misura più idonea (amministrazione di sostegno, inabilitazione, interdizione). In caso contrario, il soggetto incapace sarebbe privato anche di quella forma di protezione dei suoi interessi, meno invasiva, costituita appunto dall’amministrazione di sostegno.

Cassazione civile sez. VI, 18/06/2014, n.13929

Amministrazione di sostegno: la nomina è sempre necessaria?

Non va nominato l’amministratore di sostegno a beneficio di persona disabile che sia in grado di esercitare con pienezza i propri diritti laddove la stessa fruisca del proficuo aiuto da parte di terze persone, posto che la nomina dell’amministratore di sostegno implica la privazione, seppur parziale, della capacità di agire.

Tribunale Vercelli, 16/10/2015

Attivazione del procedimento di nomina dell’amministratore di sostegno

Il d.lg. n. 231/2007 ha la funzione di “prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminosa e di finanziamento del terrorismo”, sicché siffatta “ratio” non sussiste ove il correntista sia impossibilitato a sottoscrivere il modulo necessario alla “adeguata verifica della clientela” (art. 18, d.lg. cit.) a causa dell’età molto avanzata ovvero per ragioni di salute, dovendo in tal caso farsi applicazione analogica delle norme stabilite con riferimento all’impossibilità di sottoscrivere (art. 51, comma 7, l. n. 89 del 1913; art. 126, comma 2, c.p.c.).

(Nel caso di specie, l’istituto bancario aveva congelato il conto al proprio correntista – novantacinquenne ed affetto da demenza di Alzheimer – che non era stato in grado di sottoscrivere il “Questionario per accensione di rapporto continuativo”, introdotto dal d.lg. n. 231 cit., costringendolo all’attivazione del procedimento di nomina dell’amministratore di sostegno).

Tribunale Modena sez. II, 12/05/2014



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