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Mobbing a chi rivolgersi

6 Maggio 2020
Mobbing a chi rivolgersi

Sportelli anti-mobbing e avvocato: quando chiedere aiuto può salvarti la vita.

Lavori come impiegata in una grande azienda che si occupa di computer. Il tuo compito è quello di occuparti della contabilità e delle pratiche amministrative. Di recente, però, sei stata trasferita ad un altro reparto per gestire semplicemente l’archivio. Tu non ci stai. Sei laureata in economia aziendale e controllare un semplice archivio non rientra tra le tue mansioni. Nei hai parlato con il tuo superiore gerarchico, il quale ti ha comunicato che se il lavoro non ti piace puoi anche andartene. Per giunta, tale situazione ti ha creato un tale stato ansioso al punto che cominci a soffrire di attacchi di panico. Ma in caso di mobbing, a chi rivolgersi? Forse non sai che esistono centri e sportelli anti-mobbing che offrono assistenza e consulenza gratuita. Inoltre, è utile rivolgersi ad un avvocato esperto in materia, nel caso in cui le vessazioni o le persecuzioni subite abbiano un rilevo penale oppure se hai intenzione di chiedere un risarcimento del danno sofferto. Ma procediamo con ordine e vediamo insieme cos’è il mobbing e a chi rivolgersi quando si è vittima di una condotta vessatoria sul luogo di lavoro.

Cosa significa la parola mobbing?

La parola mobbing include un insieme di condotte vessatorie che vengono messe in atto nei confronti di un lavoratore con lo scopo preciso di danneggiarlo psicologicamente e indurlo alle dimissioni. Ti faccio subito due esempi per rendere più chiaro il concetto.

Caio lavora in una banca come consulente finanziario. Da un po’ di tempo, inizia ad essere preso di mira dai colleghi gelosi delle sue qualità professionali. Le offese, gli attacchi e le prese in giro sono continue e, a lungo andare, causano a Caio cefalee e disturbi del sonno tanto da non voler più andare a lavorare.

Tizia è un medico e lavora in una clinica privata. Tuttavia, non riesce a fare il suo lavoro perché il primario non le permette di visitare i pazienti. Nonostante le lamentele da parte di Tizia, la situazione non cambia, pertanto decide di dare le dimissioni e andare a lavorare altrove.

Gli esempi che ti ho riportato mettono in luce il mobbing messo in atto dai colleghi (nel primo caso) e dal datore di lavoro (nel secondo caso) a causa di antipatie o gelosie professionali. Il problema, però, è che il lavoratore subisce, con il passare del tempo, un danno al suo equilibrio psicofisico (ad esempio, comincia a soffrire di tachicardia oppure inizia ad andare da uno psicologo).

Come si riconosce il mobbing?

Come già detto, il mobbing consiste in comportamenti persecutori e vessatori finalizzati ad attuare il cosiddetto terrorismo psicologico nei confronti del lavoratore. In pratica, si tratta di offese, prese in giro, attacchi verbali, controlli ossessivi, dinieghi di ferie o permessi, demansionamento e così via.

Tuttavia, per riconoscere il mobbing è necessaria la compresenza dei seguenti fattori: 

  • condotte persecutorie e vessatorie ripetute nel tempo per almeno sei mesi; 
  • danno all’integrità psicofisica della vittima, la quale a causa delle vessazioni inizia a non stare bene;
  • relazione di causa-effetto tra le vessazioni e il danno patito;
  • la consapevolezza nel mobber dell’intento persecutorio.

Quante tipologie di mobbing esistono?

A dispetto di quanto si pensi, il mobbing si verifica in diversi contesti sociali. Al riguardo, la giurisprudenza distingue:

  • il mobbing familiare: quando offese, accuse, attacchi, ecc. sono rivolti nei confronti del coniuge allo scopo di sminuire il suo ruolo all’interno della famiglia (pensa, ad esempio, al papà che non riesce a vedere suo figlio dopo che si è separato dall’ex moglie oppure la donna che viene insultata ripetutamente dal compagno convivente);
  • il mobbing militare: ad esempio, l’ufficiale a cui viene impedito l’avanzamento di carriera;
  • il mobbing scolastico: pensa all’insegnante che viene controllato insistentemente dal preside, il quale blocca ogni sua iniziativa culturale.

In ambito lavorativo poi si parla di:

  • mobbing verticale: perpetrato dal datore di lavoro o comunque dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente (anche detto bossing);
  • mobbing orizzontale: perpetrato dai colleghi di pari grado che, spinti dalla gelosia, si uniscono contro un lavoratore solitamente brillante per impedirgli l’avanzamento di carriera all’interno dell’azienda.

Mobbing a chi rivolgersi

Partiamo da un esempio pratico.

Tizia lavora come cassiera in un supermercato. A causa del genitore gravemente malato è costretta a chiedere dei permessi che le vengono puntualmente negati. Inoltre, le colleghe approfittano di ogni momento per screditarla agli occhi del suo superiore. Dopo circa un anno di ripetuti attacchi, Tizia cade in uno stato di profondo stress che la porta a perdere i capelli.

A questo punto viene da domandarsi: in caso di mobbing a chi rivolgersi? Esistono delle associazioni? Ebbene, devi sapere che in tutta Italia ci sono gli sportelli anti-mobbing in grado di offrire un aiuto concreto al soggetto mobbizzato. Basterà, quindi, consultare il sito internet del tuo Comune per conoscere il centro più vicino a te. 

Indispensabile poi rivolgersi ad un legale di fiducia, il quale sarà in grado di tutelare la tua posizione lavorativa. Devi sapere, inoltre, che nel caso in cui le vessazioni diano luogo a reati (pensa, ad esempio, alle molestie o alle minacce) è importante presentare una denuncia presso le autorità competenti per territorio (carabinieri, polizia o Procura della Repubblica). In questo modo, potranno essere svolte delle indagini finalizzate all’individuazione del colpevole e all’accertamento dei fatti. Qualora dovesse partire un processo penale, potrai costituirti parte civile per ottenere il risarcimento del danno qualora il responsabile del mobbing venisse condannato.

Dal punto di vista civile, invece, è necessario depositare un ricorso presso la sezione lavoro del tribunale competente per territorio per chiedere un risarcimento del danno sofferto.

In ogni caso, prima di rivolgerti al legale oppure a uno degli sportelli anti-mobbing è indispensabile avere in mano le prove per inchiodare il mobber. A tal fine, sono utili:

  • i certificati medici che attestano il danno fisico e/o psicologico subito;
  • eventuali testimoni che possano raccontare di aver assistito alle vessazioni (ad esempio, i colleghi di lavoro);
  • annotare su un diario la data delle vessazioni subite; 
  • i documenti da cui risulta l’intento persecutorio del mobber, come ad esempio email, lettere, sms, messaggi, ecc.

Attenzione: in questi casi, è importante non abbandonare il posto di lavoro ed evitare di prolungare le assenze per malattie oltre il periodo di tempo previsto dal contratto.

Quali danni comporta mobbing?

Le vittime del mobbing subiscono pian piano danni fisici e psicologici a volte irreversibili. Spesso, si fa l’errore di non reagire agli attacchi personali con la conseguenza di accumulare stress, disturbi del sonno e dell’umore. Un mix di sintomi fisici e psichici che con il tempo può portare il soggetto mobbizzato a sviluppare patologie gravi, come un’ulcera, l’anoressia o pensieri suicidi. È bene, quindi, non aspettare e rivolgersi al centro anti-mobbing più vicino oppure chiedere aiuto ai familiari o agli amici fidati. 



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