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Mobbing denuncia

6 Maggio 2020
Mobbing denuncia

Posso rivolgermi all’autorità giudiziaria se sono vittima di vessazioni da parte dei colleghi?

Mettiamo che lavori come commessa in un negozio di abbigliamento. Sei diligente, volenterosa e rispettosa. Tuttavia, il tuo capo non sembra apprezzare il tuo lavoro, anzi ti rimprovera continuamente. Inoltre, non vuole concederti il part-time (previsto dal contratto). Hai deciso quindi di affrontare l’argomento, ma hai ottenuto solo offese e minacce di licenziamento. Ovviamente, non hai nessuna intenzione di piegarti a un simile comportamento, ma d’altra parte non puoi permetterti di perdere il posto di lavoro. Come comportarsi in questi casi? Come uscire da questa situazione? Devi sapere che in caso di mobbing, la denuncia va presentata solo qualora la condotta vessatoria abbia un rilievo penale, cioè dia luogo ad un reato. Se sei interessato all’argomento, allora ti invito a prenderti solo cinque minuti di tempo per proseguire nella lettura del presente articolo.

In cosa consiste il mobbing?

Il mobbing è una serie di condotte che tendono, attraverso modalità subdole e ripetute nel tempo, a sminuire, vessare, isolare e svilire un soggetto in qualsiasi contesto sociale (ad esempio sul lavoro, in famiglia, a scuola). I comportamenti persecutori consistono, più precisamente, in offese, insulti, aggressioni verbali, rimproveri, provocazioni, critiche ingiustificate, assegnazione di mansioni inferiori, ecc. tali da ledere l’integrità psicofisica del mobbizzato e a portare a conseguenze drammatiche per la sua salute. Facciamo un esempio che ti aiuti a capire.

Tizia torna al lavoro dopo un periodo di maternità. Il datore di lavoro, però, comincia a controllarla in modo ossessivo e a revocarle senza motivo i benefits aziendali, come l’auto e il computer. Dopo 8 mesi passati senza che nulla sia cambiato, Tizia inizia prendere dei farmaci per l’ansia.

I soggetti del mobbing?

Le persone coinvolte nel mobbing sono principalmente: 

  • il mobber, ossia l’autore delle vessazioni che può essere il datore di lavoro (mobbing verticale) oppure i colleghi di pari grado (mobbing orizzontale);
  • il mobbizzato, vale a dire la vittima che spesso è un lavoratore particolarmente brillante che viene visto, soprattutto dai colleghi, come un rivale da eliminare;
  • i testimoni, cioè coloro che assistono alle condotte persecutorie (ad esempio, i colleghi). 

Le caratteristiche del mobbing

Devi sapere che non è facile riconoscere il mobbing, in quanto le condotte vessatorie e persecutorie iniziano in modo silente al punto che il lavoratore si accorge troppo tardi di essere diventato una vittima. Gli elementi utili per distinguere il mobbing sono:

  • la pluralità di comportamenti vessatori e persecutori ripetuti nel tempo;
  • il danno alla salute psichica e fisica della vittima;
  • la relazione di causa-effetto tra le vessazioni e il danno sofferto;
  • l’intento persecutorio del mobber.

Mobbing denuncia

Partiamo da un esempio.

Caia lavora come segretaria in uno studio di architettura. Da circa sette mesi, il suo capo ha iniziato ad affidarle dei compiti che non rientrano nelle sue mansioni, come andare a fare la spesa o prendere i suoi figli da scuola. Inoltre, ha cominciato a farle delle avances e a mostrarsi particolarmente insistente. 

Se anche tu vivi un dramma simile, sappi che puoi sporgere una denuncia all’autorità giudiziaria competente per territorio (polizia, carabinieri, Procura della Repubblica). Attenzione: la denuncia (o la querela se si tratta di reati non procedibili d’ufficio come ad esempio lo stalking) va presentata esclusivamente qualora la condotta vessatoria e persecutoria da parte del mobber abbia un rilievo penale, cioè costituisca un’ipotesi di reato (come i maltrattamenti, le molestie, la minaccia, ecc.).

La denuncia-querela potrà essere presentata sia in forma scritta che orale, in tal caso verrà rilasciato apposito verbale. È importante raccontare bene i fatti, quindi descrivere i comportamenti vessatori subiti. Come già spiegato in precedenza, le condotte, oltre ad essere plurime, devono anche essere ripetute nel tempo (per almeno sei mesi). Inoltre, è importante allegare alla denuncia i certificati medici da cui si evince il danno psicofisico sofferto, eventuali documenti che provano il mobbing (ad esempio, sms, lettere, email, ecc.) e i testimoni che hanno assistito alle vessazioni (solitamente i colleghi di lavoro). Un volta instaurato il processo, puoi anche costituirti parte civile per ottenere il risarcimento del danno (patrimoniale e non patrimoniale).

Invece, per ottenere il risarcimento del danno in sede civile è indispensabile depositare un ricorso presso la sezione lavoro del tribunale competente per territorio e naturalmente dimostrare le vessazioni e il danno patito.

Infine, è sempre possibile rivolgersi agli sportelli anti-mobbing presenti su tutto il territorio nazionale o denunciare pubblicamente la propria storia attraverso la tv, i giornali e la radio.

Le fasi del mobbing

Il mobbing si snoda attraverso varie fasi. In particolare, numerosi studi di psicologia distinguono:

  • la prima fase, in cui viene individuata la vittima verso la quale si dirige tutta la conflittualità e la violenza psicologica;
  • la seconda fase dove ha inizio il mobbing nei confronti della vittima, la quale inizia a percepisce il disagio, ossia un cambiamento negativo nei suoi confronti da parte dei colleghi o del datore di lavoro;
  • la terza fase: la vittima inizia a sviluppare sintomi psico-somatici e problemi di salute (cefalee, ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno, anoressia e bulimia, ecc.) che si protraggono nel tempo;
  • la quarta fase: il mobbizzato manifesta in pubblico il mobbing, ad esempio lo racconta in famiglia, ma si scontra con l’incredulità e viene additato come paranoico;
  • la quinta fase: la vittima entra nello stato depressivo e si cura con psicofarmaci e varie terapie;
  • la sesta fase: a questo punto, si verifica la “risoluzione” del mobbing, nel senso che la vittima giunta sull’orlo della disperazione si dimette oppure viene licenziata. In casi estremi, il mobbizzato sviluppa pensieri suicidi o omicidi. A volte, la vittima decide di reagire, come abbiamo visto, presentando una denuncia, un ricorso o rivolgendosi agli sportelli anti-mobbing.


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