Fake news: ora c’è il diritto al risarcimento

6 Maggio 2020 | Autore:
Fake news: ora c’è il diritto al risarcimento

Il tribunale di Torino condanna l’autore di un video pubblicato su Facebook per incitare gli utenti all’odio con informazioni false.

Se una fake news, cioè una notizia falsa, viene pubblicata nel tentativo di seminare odio e di spingere gli utenti del web ad insultare o a minacciare un soggetto, si configura un illecito civile e scatta il diritto al risarcimento. Lo ha deciso il tribunale di Torino.

Secondo il giudice, infatti, esula dall’esercizio del diritto di critica e di manifestazione del proprio pensiero, riconosciuto dalla Costituzione, la pubblicazione su un social network di un post o di un video che contenga delle informazioni fasulle e non veritiere al solo scopo di «aizzare» i navigatori a prendere delle iniziative contro una certa persona o un determinato ente.

Nel caso specifico di Torino, il tribunale torinese si era occupato della domanda di risarcimento presentata dalla Fondazione Museo delle antichità egizie del capoluogo piemontese nei confronti di una campagna di disinformazione e di denigrazione lanciata da un politico. Nel mirino, la campagna «Fortunato chi parla arabo», proposta per il secondo anno consecutivo dalla Fondazione a favore dei cittadini e dei turisti di lingua araba interessati a visitare il museo a prezzi agevolati (un solo biglietto per due persone) per promuovere le collezioni esposte nella comunità araba.

Qualcuno, però, aveva contestato su Facebook l’iniziativa postando un video contenente gravi opinioni sull’iniziativa ma, soprattutto, una finta telefonata in vivavoce al museo per avere delle informazioni sulle agevolazioni previste. Il falso centralinista si era sentito dire di ogni. Nell’arco di pochi giorni, il filmato era stato visto da oltre un milione di utenti. Il risultato lo si può immaginare: critiche pesantissime a chi stava «rubando i soldi agli italiani» ed altri commenti razzisti.

Ecco perché la Fondazione si era rivolta al tribunale, che non solo ha accertato la falsità del video (nessuna telefonata era stata fatta al museo) ma ha anche ritenuto che tale condotta comporti un illecito civile in grado di garantire un risarcimento del danno per le dichiarazioni fasulle diffuse sul social. Per la cronaca, un risarcimento di un danno non patrimoniale fissato in 15mila euro.



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