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Cosa comporta il cambio di residenza ai fini fiscali

6 Maggio 2020
Cosa comporta il cambio di residenza ai fini fiscali

Isee e nucleo familiare: trasferirsi in un’altra casa, staccandosi così dai propri genitori, può comportare l’accesso al beneficio di carattere socio-assistenziale. 

Premesso che non è possibile stabilire la residenza a proprio piacimento, sicché all’anagrafe comunale bisogna sempre indicare l’indirizzo ove effettivamente si vive e non uno di comodo, spesso ci si chiede cosa comporta il cambio di residenza ai fini fiscali. 

Ciò che più interessa è ovviamente l’appartenenza a un nucleo familiare piuttosto che a un altro, con conseguenti variazioni sull’Isee, ossia sull’indicatore della situazione patrimoniale, e quindi sulle prestazioni sociali riconosciute da Stato ed enti locali.

Così, la scelta ad esempio di mantenere la residenza presso i genitori o di stabilirla presso un indirizzo differente potrebbe avere delle ricadute di tipo economico sul cittadino.

Nel seguente articolo ci occuperemo di questo delicato argomento: dopo aver ricordato cosa rischia chi fornisce al Comune una residenza non veritiera, spiegheremo cosa comporta il cambio di residenza ai fini fiscali e quali valutazioni occorre fare, ai fini del cosiddetto «nucleo familiare», prima di trasferirsi. Ma procediamo con ordine.

Residenza: dove?

La residenza non può mai essere “di comodo”. Non si può cioè andare all’ufficio anagrafe del Comune e fornire un indirizzo a proprio piacimento, secondo le necessità del caso. Al di là infatti dei controlli che la polizia municipale è chiamata ad eseguire, nei 20 giorni successivi alla dichiarazione, onde verificare che nel luogo indicato vi sia l’effettiva abitazione del dichiarante – controlli a cui è condizionata la revoca della stessa residenza – il rischio per chi dà indicazioni fasulle è quello di trovarsi impelagato in un processo penale. Difatti, secondo l’orientamento ormai costante, chi fornisce all’ufficio una residenza falsa commette il reato di «falso in atto pubblico»: il registro dell’anagrafe è, infatti, un atto pubblico ed esso raccoglie le dichiarazioni dei cittadini. 

Quindi, non si può richiedere al Comune un cambio di residenza in un luogo ove non si vive. La residenza, al contrario, deve sempre coincidere con la cosiddetta «abitazione principale» del cittadino ossia il luogo ove questi vive per gran parte dell’anno (al netto, ovviamente, di eventuali viaggi di breve durata per lavoro o per le vacanze).

Nucleo familiare e Isee

La residenza è collegata ad una serie di norme di natura fiscale per via dell’Isee e, quindi, del cosiddetto nucleo familiare. Ci spieghiamo meglio. 

Svariate agevolazioni socio-assistenziali o di carattere fiscale vengono erogate sulla base della ricchezza del contribuente per come fotografata dall’Isee, ossia l’indicatore della situazione economica equivalente. Né potrebbe essere diversamente: è noto, infatti, che i bonus vengono erogati a chi ne ha più bisogno e, quindi, per verificare tale meritevolezza bisogna prima misurare le capacità economiche del richiedente. L’Isee ha, dunque, questa funzione: fotografa il reddito di una persona o, se convivente con altri soggetti, della sua famiglia.

L’Isee viene calcolato sulla base del complessivo reddito dei soggetti che hanno la residenza nel medesimo luogo purché legati da un vincolo di familiarità (matrimonio, parentela), affinità (la famiglia del proprio coniuge), tutela, adozione o affettivo (conviventi). Tali soggetti, proprio poiché aventi la stessa residenza, sono considerati un unico nucleo familiare.

Dunque, non possono formare lo stesso nucleo familiare due studenti universitari che dividono le spese dell’appartamento o due coinquilini in quanto, pur se residenti nello stesso indirizzo, non sono legati da vincoli di matrimonio, di parentela, di affinità, di tutela, di adozione o affettivo.

Dal 2019, è stata introdotta una novità: i componenti di un nucleo familiare come definito ai fini dell’Isee continuano a farne parte anche a seguito di variazioni anagrafiche (quindi, nel caso in cui risultino in stati di famiglia differenti) qualora continuino a risiedere nella medesima abitazione. 

Normalmente, i coniugi, anche se residenti in luoghi diversi, fanno sempre parte dello stesso stato di famiglia a meno che non siano separati legalmente o divorziati. I coniugi separati o divorziati fanno parte dello stesso nucleo familiare Isee, qualora continuino a risiedere nella stessa abitazione; se la separazione o il divorzio sono avvenuto dopo il 1° settembre 2018, il cambio di residenza deve essere certificato da apposito verbale della polizia locale;

Ultimo aspetto di cui tenere conto: è possibile un nucleo familiare composto da una sola persona. Si pensi al caso del ragazzo che, dopo aver trovato un lavoro, vada a vivere da solo lasciando la residenza dei genitori e trovandone una tutta per sé.

In sintesi, gli elementi necessari a determinare il nucleo familiare e quindi, con esso, anche l’Isee, sono due:

  • la residenza;
  • ed eventuali vincoli di matrimonio, di parentela, di affinità, di tutela, di adozione o affettivo.

Cosa comporta il cambio di residenza ai fini fiscali?

Da quanto appena visto, il cambio di residenza ha importanti ricadute ai fini fiscali. Difatti, il soggetto in questione, se in presenza era residente insieme ad altre persone (ad esempio, la propria famiglia d’origine), con il cambio di residenza esce da quest’ultimo nucleo familiare, per entrare in un altro (ad esempio, quello del coniuge o del partner convivente) o per formarne uno proprio (se va a vivere da solo).

Chi, ad esempio, non poteva accedere a benefici e sussidi perché prima convivente con i propri genitori, titolari di reddito e benestanti, nel momento in cui cambia residenza e va a vivere da solo o con una persona nullatenente può invece fruire dei bonus che la legge riconosce ai soggetti meno abbienti. Per uscire da un nucleo familiare e quindi dotarsi di un Isee ridotto è sufficiente, ma anche necessario, cambiare residenza. 

Ai fini fiscali, cioè ai fini delle imposte, non esiste una vera e propria definizione di nucleo familiare, ma rilevano i familiari fiscalmente a carico del contribuente, cioè con un reddito inferiore a 2.840,51 euro annui (inferiore a 4mila euro annui, per i figli sino a 24 anni di età).

Il nucleo familiare ai fini fiscali coincide, nella pratica, con il quadro «familiari a carico» della dichiarazione redditi (modello Redditi PF o modello 730): dunque, comprende il contribuente, il coniuge (il cui codice fiscale va riportato anche se non a carico), ed eventuali figli e altri familiari a carico (i familiari, al di fuori dei coniugi e dei figli, per essere considerati a carico devono convivere col contribuente o ricevere da lui un assegno alimentare non derivante da provvedimenti dell’autorità giudiziaria).

Ai fini fiscali, non esiste una vera e propria definizione di nucleo familiare. Ciò che conta sono i «familiari fiscalmente a carico» del contribuente, cioè quelli che presentano un reddito inferiore a 2.840,51 euro annui (se si tratta di figli sino a 24 anni di età il reddito sale a 4.000 euro annui).

Normalmente, per la dichiarazione Isee la famiglia è composta dal dichiarante, dai componenti della famiglia anagrafica e dai soggetti fiscalmente a carico, anche se non conviventi.

I cosiddetti «soggetti a carico» ai fini Irpef, che danno diritto alle detrazioni fiscali, rientrano nel suo nucleo familiare, anche se risultano componenti di altra famiglia anagrafica. 

Se è a carico di più persone, rientra nel nucleo familiare della persona che sta nello stesso stato di (famiglia anagrafica).



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