Scuola: soldi per collegarsi da casa ma tante lacune

6 Maggio 2020 | Autore:
Scuola: soldi per collegarsi da casa ma tante lacune

Approvato un piano da 400 milioni per la connettività e voucher fino a 500 euro per le famiglie. Ma la didattica a distanza pone domande ancora senza risposta.

Quattro mesi sembrano un’eternità, ma si sa che il tempo passa in fretta e, senza rendercene conto, ci ritroveremo a staccare dal calendario il foglio del mese di agosto perché inizia quello di settembre. Il momento, cioè, di rimandare i figli a scuola dopo un’assenza che non ha precedenti. A quel rientro sta pensando il ministero dell’Istruzione che, dopo l’emergenza coronavirus, tenta di individuare il modo migliore per avviare il nuovo anno scolastico nel modo più sicuro e meno traumatico possibile. Per ora, a dire la verità, senza risultati molto concreti.

La ministra Lucia Azzolina ha già ipotizzato come si potrebbero svolgere le lezioni da settembre: metà classe le seguirà in presenza per una parte del mese e l’altra metà le seguirà online. E qui erano già partiti i primi siluri da parte di chi non era molto convinto della fattibilità di un progetto del genere: siamo sicuri – diceva chi non condivide l’idea di Azzolina – che tutti i ragazzi abbiano a disposizione un computer o un tablet da cui seguire la didattica a distanza? E che le loro famiglie siano economicamente in grado di procurarglielo? E siamo sicuri che la connessione alla Rete arrivi ovunque senza problemi in tutto il Paese?

Ora il Ministero risponde a questi dubbi con un Piano Scuola da 400 milioni di euro. I soldi, secondo l’annuncio della viceministra Anna Ascani, che serviranno a potenziare la connettività degli istituti scolastici, grazie al contributo del Comitato nazionale per la banca ultralarga. A questi soldi si aggiungono i voucher fino a 500 euro – l’importo varierà a seconda dell’Isee – per il collegamento alla rete veloce o per l’acquisto di un computer o di un tablet.

Si parte, dunque, dall’esperienza di questi ultimi due mesi, che hanno costretto alunni ed insegnanti a vedersi su uno schermo per seguire le lezioni. «Questa emergenza – commenta la viceministra Ascani – ha dimostrato che è necessario che le scuole dispongano di tutti gli strumenti per portare avanti metodologie didattiche innovative. Non solo in questa fase di didattica a distanza, ma anche in condizioni normali, per fornire sempre maggiori competenze agli studenti». Insomma, superato il periodo più critico, quando le cose saranno tornate ad una normalità che ancora sembra lontana, non è detto che il metodo della didattica a distanza venga abbandonato del tutto.

Non a caso, il Ministero ha pensato ad un investimento a lungo termine: «Con questo Piano – continua Ascani – vengono garantite risorse alle Regioni per portare la banda larga nelle scuole, che avranno connettività gratuita per cinque anni». Il che vuol dire che non si pensa soltanto al prossimo anno scolastico.

Tutto bene quel che finisce bene, allora? Mica tanto. Perché resta ancora qualche nodo da sciogliere per quanto riguarda la ripresa dell’attività scolastica. C’è, ad esempio, da sapere che cosa ne pensano gli insegnanti, visto che sono stati proprio loro a sperimentare sul campo, e non dagli uffici ministeriali, che cosa vuol dire impartire un insegnamento a distanza, gestire le classi dallo schermo di un computer, verificare il comportamento e l’apprendimento degli studenti, ecc.

Per loro parlano già i sindacati. Con una certa preoccupazione. Ad esempio, la Cisl Scuola si chiede se Azzolina sia davvero convinta di riuscire a tenere i bambini o i ragazzi incollati a un pc per cinque ore al giorno e non certo per vedere un cartone o per chattare sui social (cosa che, sicuramente, farebbero volentieri). C’è, poi, il capitolo sicurezza, come sottolinea la Cgil: va definito un protocollo che ancora non c’è e che deve garantire protezione a studenti e lavoratori. Ultimo, ma non ultimo, il problema del personale: è inevitabile ipotizzare che i docenti avranno un carico di lavoro diverso e che ci dovrà essere un adulto accanto al ragazzino minorenne che deve seguire le lezioni da casa. Significa che un genitore dovrà rinunciare al lavoro o che bisognerà pagare una baby-sitter? E chi compenserà il costo di non poter andare in ufficio o di assumere una persona che stia con i bambini?



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1 Commento

  1. Sicurezza o istruzione? Ecco per me vale l’istruzione in sicurezza. Giusto non far rientrare i bimbi a scuola, ma bisogna che tutti abbiamo i mezzi per poter studiare. C’è chi ha difficoltà a seguire le lezioni a distanza. bisogna intervenire

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