Diritto e Fisco | Articoli

Diffamazione per false accuse

6 Maggio 2020
Diffamazione per false accuse

Quando si può denunciare una persona che infanga l’altrui reputazione: calunnia, diffamazione e risarcimento del danno.

Non c’è bisogno di sporgere una querela o una denuncia infondata contro qualcuno per essere incriminati. Mettere in giro cattive voci su una persona può costare un’incriminazione se i fatti non sono veri. La diffamazione per false accuse si può configurare anche quando i destinatari delle rivelazioni sono privati cittadini e non il giudice, la polizia o i carabinieri. Peraltro, da un comportamento del genere, scatta quasi sempre anche la pretesa al risarcimento dei danni. 

È bene dunque sapere quando c’è l’illecito penale e cosa si rischia. Ma procediamo con ordine.

False accuse: quando sono reato

Accusare ingiustamente una persona di un reato integra la calunnia solo se: 

  • le dichiarazioni vengono riferite al giudice o ad altra autorità tenuta a informare il giudice (ad esempio, carabinieri o polizia). Quindi, le false accuse fatte dinanzi al datore di lavoro, al preside di una scuola o agli amici non fa scattare la calunnia (come avremo modo di vedere a breve, però, il comportamento è classificabile come diffamazione);
  • l’accusa attiene a un reato. Quindi, non c’è calunnia se una persona accusa un’altra di infedeltà coniugale o di non aver pagato un debito (anche in questo caso, però, il comportamento non esclude la sussistenza della diffamazione);
  • il reo è consapevole dell’altrui innocenza e l’accusa viene quindi fatta in malafede. Pertanto, non c’è calunnia se una persona sporge querela contro un’altra per un fatto che egli ritiene sia stato effettivamente commesso, ma di cui non ha le prove o la cui qualificazione, in termini giuridici, non costituisce reato (si pensi a una persona che denuncia un’altra di fumare uno spinello, non sapendo che tale condotta non integra un reato).

False accuse: quando sono diffamazione

Tutte le volte in cui si comunica a terzi un fatto non vero, imputabile a un’altra persona, che ha ripercussioni sulla reputazione di quest’ultima si commette diffamazione. A tal fine, però, è necessario che sussistano i seguenti presupposti: 

  • la comunicazione deve avvenire nei confronti di almeno due persone. Quindi, chi rivela a un solo amico una falsa accusa nei confronti di un terzo non commette reato. Se, però, nella stessa occasione, parla con almeno due persone o se si rivolge, in occasione differenti, a due o più persone scatta il reato di diffamazione; è diffamazione anche se si parla con una sola persona, con la consapevolezza che questa lo dirà ad altri;
  • il fatto contenuto nell’accusa deve avere una valenza diffamatoria, ossia pregiudicare l’onore e la reputazione della vittima a prescindere dal fatto che esso costituisca o meno un reato. Rivelare a terzi che un soggetto tradisce la moglie, costituisce diffamazione anche se l’infedeltà non integra alcun reato. Lo è anche il fatto di rivelare a terzi che una persona non paga i debiti ed è morosa (leggi sul punto Dire che una persona ha debiti si può?). E difatti, anche se l’inadempimento contrattuale non è un illecito penale ma solo civile, esso riveste comunque un disvalore sociale e, in più, finisce per pregiudicare la privacy della vittima di cui si vengono a sapere le condizioni economiche. Rivelare i debiti altrui non è un reato in un contesto di soggetti che hanno diritto a conoscere tali informazioni: si pensi a una riunione di condominio (ove tutti i proprietari possono esigere di sapere chi non paga le quote) o in una assemblea di soci.

Da quanto visto, la diffamazione può scattare a prescindere dal fatto che l’accusa si riveli fondata o meno. Ciò che conta è la valenza diffamatoria della stessa, a prescindere dall’esistenza di prove, dalla veridicità del fatto o dalla buona o malafede di chi agisce.

Ultima precisazione: le false accuse pronunciate nell’ambito di un processo civile, che non attengano a reati, non costituiscono diffamazione. Esse sono, infatti, esercizio del diritto di difesa riconosciuto dalla Costituzione. Semmai, nel caso di domanda infondata, il giudice potrà far scaturire la condanna alle spese processuali e al risarcimento del danno per lite temeraria. 

A quanto ammonta un risarcimento per false accuse?

Una volta stabilito che le false accuse possono integrare diffamazione alle condizioni sopra esposte, dobbiamo valutare anche le conseguenze risarcitorie di tale condotta. 

Indubbiamente, la diffamazione può avere delle ripercussioni economiche sulla vittima quando ne viene menomata la credibilità professionale o commerciale. Si pensi a un avvocato accusato falsamente di perdere le cause, tanto da subire un danno patrimoniale per la perdita dei clienti o a un commerciante di vendere roba scadente. 

In tal caso, la valutazione del risarcimento si baserà sull’entità delle perdite ossia sulle ricadute patrimoniali dimostrabili (cosa tutt’altro che facile: il reddito perso è, infatti, un evento futuro e non certo, dunque solo supposto).

Poi ci sono i danni morali, quelli conseguenti allo “stigma” subito da un punto di vista sociale. E anche qui il risarcimento dipende dal fatto attribuito alla vittima e al disvalore che ad esso è socialmente attribuibile. 

Quando non è possibile quantificare in modo certo il danno, il giudice ricorre a una «valutazione equitativa»: si tratta cioè di un calcolo fatto sul proprio prudente apprezzamento, in base a quanto questi ritiene equo e giusto. 

False accuse e diffamazione: ultime sentenze

No diritto di critica se si accusa l’amministratore condominiale di usare i soldi dei condomini per spese personali

Va esclusa l’applicabilità del legittimo esercizio del diritto di critica nella condotta dei condomini che, senza averne prova alcuna, accusano gli amministratori di aver distratto illecitamente il denaro condominiale per far fronte a propri debiti od impiegandolo in spese personali.

Cassazione penale sez. V, 16/10/2019, n.11913

Non si applica l’esimente per le accuse calunniose contenute negli atti dinanzi all’autorità giudiziaria

L’esimente di cui all’art. 598 c.p. – per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e nei discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie e amministrative – non si applica alle accuse calunniose contenute in tali atti, considerato che la predetta disposizione si riferisce esclusivamente alle offese e non può, pertanto, estendersi alle espressioni calunniose. (Fattispecie relativa ad esposto disciplinare, recante l’accusa a carico di un legale di aver preteso dalla controparte in una causa civile, con toni intimidatori, somme di denaro non dovute).

Cassazione penale sez. V, 06/02/2019, n.32823

Sulla rilevanza penale della accuse mosse dal cliente nei confronti del proprio avvocato

Le accuse di condotte deontologicamente rilevanti, tenute da un professionista nei confronti del cliente denunciate, possono costituire esercizio di legittima tutela degli interessi di quest’ultimo, attraverso il diritto di critica, a condizione che ne ricorrano i requisiti ad esso connaturati, vale a dire che le accuse abbiano un fondamento o che, almeno, l’accusatore sia fermamente ed incolpevolmente convinto di quanto afferma.

Cassazione penale sez. V, 01/10/2018, n.53196

Diffamazione a mezzo stampa 

In tema di diffamazione a mezzo stampa, per ritenersi assolto l’obbligo di contestazione è sufficiente che venga richiamato il testo dell’articolo ritenuto diffamatorio con la precisa indicazione degli estremi per la sua identificazione – adempimento sufficiente per conoscere i termini dell’accusa e per apprestare le proprie difese – non essendo invece necessario che venga riportato integralmente il contenuto dell’articolo stesso.

(In motivazione la Corte ha altresì precisato che il richiamo contenuto – anche implicitamente – all’intero testo dello scritto attribuito all’imputato, comporta che l’addebito non debba essere circoscritto alle sole espressioni riportate nella contestazione, non essendo necessaria l’integrale trascrizione dell’articolo, dovendosi viceversa fare riferimento al complessivo contesto comunicativo elaborato dal giornalista).

Cassazione penale sez. V, 27/09/2018, n.55796

Diffamazione e diritto di critica

Il criticante quando giunge ad accusare il criticato di veri e propri comportamenti antigiuridici, deve quantomeno indicare il fondamento fattuale delle sue accuse, precisando donde abbia tratto il suo convincimento, e ciò sul rilievo che se la critica è svincolata dal presupposto della verità, non è svincolato da tale presupposto il fatto che si intende criticare (confermata la condanna per l’imputato che aveva accusato su Facebook l’impiegata comunale di aver favorito il fratello).

Cassazione penale sez. V, 12/06/2017, n.34160

Nessuna diffamazione se l’articolo risulta obiettivo e privo di ogni elemento denigratorio

In tema di diffamazione a mezzo stampa, non sussiste alcuna violazione del principio di continenza allorquando l’articolo risulti improntato ad obiettività e privo di ogni elemento denigratorio, tale da rende chiare al lettore le contrapposte tesi dell’accusa e della difesa, astenendosi dal pronunciare certezze in ordine al comportamento del interessato.

Cassazione civile sez. III, 14/10/2016, n.20728

La critica giudiziaria non può trasmodare nella accusa di malafede all’organo inquirente

L’esercizio del diritto di critica giudiziaria non può trasmodare nella accusa di malafede all’organo inquirente, non essendo consentito ledere la reputazione professionale e la sfera di onorabilità della persona offesa.

Cassazione penale sez. V, 07/07/2016, n.41671

Diffamazione: superano il limite della continenza le espressioni infamanti o inutilmente umilianti

In tema di diffamazione, il limite della continenza viene a mancare laddove le espressioni utilizzate, per il loro carattere gravemente infamante o inutilmente umiliante, diano luogo ad una mera aggressione verbale nei confronti della persona destinataria delle stesse, che ne risulti di conseguenza denigrata in quanto tale (nella specie, relativa all’accusa di diffamazione mossa nei confronti di un Sindaco che aveva fortemente critica la locale sovrintendenza ai beni architettonici, le dichiarazione dell’imputato si rivolgevano alla posizione assunta dalla sovrintendenza, e si appuntavano sulla asserita estraneità della stessa alle funzioni ed alle competenze tecniche proprie dell’ente, con particolare riguardo alla riferibilità delle modalità di esecuzione della bonifica al vincolo architettonico apposto su un edificio.

In questo contesto, le frasi specificamente riferite alla persona offesa erano dirette a stigmatizzarne l’acritica adesione alla linea dell’ente, ed a segnalarne le ricadute sulla credibilità personale della stessa persona offesa; ed in ciò, a detta delle Corte, non era dato ravvisare quel gratuito attacco alla dimensione personale del soggetto criticato idoneo a travalicare il limite della continenza delle espressioni).

Cassazione penale sez. V, 03/03/2016, n.17217

L’offesa rivolta ad una generalità di individui e fondata su luoghi comuni non integra reato di diffamazione

Non integra il reato di diffamazione l’affermazione offensiva, caratterizzata da preconcetti e luoghi comuni, che non consenta l’individuazione specifica ovvero riferimenti inequivoci a circostanze e fatti di notoria conoscenza attribuibili ad un determinato individuo, giacché il soggetto passivo del reato deve essere individuabile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell’offesa, quale si desume anche dal contesto in cui è inserita. Tale criterio non è surrogabile con intuizioni o con soggettive congetture che possano insorgere in chi, per sua scienza diretta, può essere consapevole, di fronte alla genericità di un’accusa denigratoria, di poter essere uno dei destinatari (nella specie, l’imputato, nel corso di una trasmissione radiofonica aveva affermato che i veneti erano “un popolo di ubriaconi ed alcolizzati”).

Cassazione penale sez. V, 23/02/2016, n.24065

La notizia trasmessa a mezzo stampa è diffamatoria se basata su accuse infondate

In tema di immagine e danni da diffamazione a mezzo stampa, la totale assenza di prova in ordine alla veridicità delle gravi accuse che hanno formato il nucleo di quanto affermato nelle dichiarazioni dell’articolo in contestazione, costituisce elemento tale da rendere diffamatorio il contenuto della notizia.

Tribunale Torino sez. IV, 02/02/2016


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube