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Dipendente pubblico: trasformazione rapporto di lavoro part-time

9 Maggio 2020
Dipendente pubblico: trasformazione rapporto di lavoro part-time

Sono un dipendente di un ente pubblico. Ho fatto richiesta part time al 50% per poter svolgere attività lavorativa esterna ma mi è stato negato. Ho fatto una nuova richiesta per motivi personali (sempre al 50%) e mi verrà concesso probabilmente. In questo secondo caso, potrò svolgere attività lavorativa esterna (regolarmente fatturata ovviamente) non incompatibile con attività di dipendente pubblico? Devo informare il comune nel caso svolgerò attività lavorativa esterna ed averne autorizzazione?

Secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza, non sussiste un divieto di cumulo di impieghi per i dipendenti degli enti locali, i quali possono invece svolgere prestazioni per conto di altri, previa autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza, a meno che tale divieto non sia espressamente contemplato dallo statuto del singolo ente locale, o dalla contrattazione collettiva (Cassazione civile, sez. lav., 12/04/2010, n. 8642).

L’assunzione di un diverso incarico, o di diversa attività, da parte del dipendente di un ente locale non è, quindi, necessariamente illegittima. Ovviamente, ci si riferisce solo al cumulo di impieghi dei dipendenti pubblici in regime di part-time pari al 50% dell’orario previsto per il full-time; poiché, per i dipendenti full time, o part-time con orario superiore al 50% il discorso cambia completamente.

L’insussistenza di un divieto di cumulo è, da ultimo, confermata dal cosiddetto “collegato lavoro” (l. 4 novembre 2010 n. 183), il quale ha previsto (art. 18) che i dipendenti pubblici possono essere collocati in aspettativa non retribuita per un massimo di dodici mesi, anche per avviare attività professionali o imprenditoriali, e in tale periodo non trovano applicazione le disposizioni in materia di incompatibilità e di cumulo di impieghi. Se, in pendenza di rapporto, a seguito di concessione di aspettativa, è concessa la possibilità di avere altre relazioni lavorative, seppure in via autonoma, a maggior ragione tale attività è giustificata, anche in via subordinata, per i lavoratori part-time che, nel tempo libero residuo, decidano di svolgere altre mansioni, sempre non incompatibili con quelle della pubblica amministrazione.

Tuttavia, come anticipavo, è necessaria la preventiva autorizzazione del Comune, il quale – però – non può negare la seconda attività, senza un motivo valido; diversamente, Lei sarebbe costretto ad impugnare la decisione davanti all’autorità competente.

Il lavoro del Comune consiste nella verifica preventiva di una mancanza di incompatibilità tra le mansioni future e quelle svolte presso la propria amministrazione.

La preventiva autorizzazione è fondamentale, poiché – in mancanza – il lavoratore potrebbe rischiare sanzioni disciplinari severe, fino al licenziamento. Essa non è necessaria solo per gli incarichi che prevedono un rimborso spese, per le attività di collaborazione con giornali, riviste ed enciclopedie.

Pertanto, il mio consiglio è di formalizzare richiesta scritta con la quale comunicare e richiedere preventiva autorizzazione a svolgere diversa attività lavorativa (specificando nel dettaglio di cosa si tratterà) nelle ore non coincidenti con l’attività svolta in favore del Comune.

Se il Comune non dovesse rispondere entro un congruo termine (direi un massimo di trenta giorni), allora sarebbe necessario l’intervento di un legale, al fine di costringere il dirigente preposto alla risposta, tramite l’utilizzo dei mezzi giudiziali che la legge mette a disposizione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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