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Per una querela si può essere sospesi dal lavoro?

6 Maggio 2020
Per una querela si può essere sospesi dal lavoro?

Sospensione cautelare e procedimento disciplinare: quali riflessi sul lavoratore dipendente e quali le possibilità di un licenziamento. 

Un nostro lettore ci scrive: «La mia ex moglie mi ha fatto una denuncia-querela. Verrò sospeso dal lavoro non appena riceverò l’avviso di garanzia?». 

Il lettore parla giustamente di sospensione e non di licenziamento, essendo ben informato del fatto che, nel nostro ordinamento, vige la presunzione di innocenza fino a sentenza di condanna divenuta definitiva. Il che significa che l’azienda non potrebbe mai adottare un provvedimento definitivo nei confronti del dipendente se prima non ha certezza della commissione del crimine. In ogni caso, per come vedremo a breve, anche la condanna passata in giudicato non ha sempre ripercussioni sul rapporto di lavoro. 

Cerchiamo di fare il punto della situazione e di comprendere se, per una querela si può essere sospesi dal lavoro.

Sospensione cautelare del rapporto di lavoro

Le regole sulla sospensione cautelare del rapporto di lavoro sono diverse a seconda che si tratti di rapporto di lavoro privato o pubblico.

Nel privato, la sospensione può scattare in due casi:

  • quando al dipendente sia contestato un illecito di natura disciplinare particolarmente grave (è il caso del magazziniere sospettato di furto all’interno dell’azienda per cui lavora);
  • quando il dipendente viene coinvolto in un procedimento penale per fatti che, anche se estranei al rapporto di lavoro, possono avere sull’immagine dell’azienda delle ripercussioni negative (è il caso del dipendente di banca su cui la procura abbia avviato indagini per usura e frode). Si tratta dunque di una valutazione discrezionale che compie il datore di lavoro, in base al tipo di reato contestato e all’impatto che esso può avere sulla credibilità del dipendente e dell’azienda.

Se nel secondo caso (procedimento penale per fatti estranei al rapporto di lavoro) il datore si limita a prendere atto dell’avvio delle indagini a carico del proprio dipendente, nel primo invece è lo stesso datore di lavoro che avvia un procedimento disciplinare sicché, nelle more, può sospendere temporaneamente il lavoratore dalle sue funzioni fino a conclusione del procedimento stesso. Come noto, infatti, la procedura disciplinare presuppone un iter che potrebbe durare anche qualche mese (a seconda delle dimensioni e della struttura dell’azienda):

  • contestazione per iscritto dell’illecito comunicata al dipendente con raccomandata a.r. o con lettera consegnata a mani;
  • concessione di un termine di 5 giorni per presentare difese e/o chiedere di essere ascoltati personalmente;
  • valutazione delle difese e comunicazione del provvedimento definitivo.

Durante questo tempo, dunque, il datore può procedere alla sospensione solo se sussistono gravi motivi. 

In ogni caso, durante la sospensione, il lavoratore matura ugualmente il diritto alla retribuzione che gli deve essere corrisposta regolarmente.

Nel settore pubblico, invece, la sospensione è legata solo alla commissione di specifici reati particolarmente riprovevoli per l’immagine della pubblica amministrazione. Reati che sono innanzitutto indicati dalla legge e che possono essere anche estesi dai contratti collettivi. Ecco le principali ipotesi:

  • falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia;
  • assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione;
  • ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio;
  • falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;
  • reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui;
  • condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro;
  • gravi o reiterate violazioni dei codici di comportamento;
  • reiterata violazione di obblighi concernenti la prestazione lavorativa, che abbia determinato l’applicazione, in sede disciplinare, della sospensione dal servizio per un periodo complessivo superiore a un anno nell’arco di un biennio;
  • insufficiente rendimento dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza, e rilevato dalla costante valutazione negativa della performance del dipendente per ciascun anno dell’ultimo triennio.

Approfondimenti in: Sospensione cautelare in caso di procedimento penale

Si può essere licenziati per una querela?

Il licenziamento può scattare solo in caso di condanna penale definitiva. Non basta, quindi, la condanna di primo grado. 

L’esistenza del solo procedimento penale non è sufficiente a giustificare il licenziamento a meno che non vengano contestati fatti di gravissima entità (ad esempio, omicidio). Come visto, l’unica via possibile per il datore è di procedere alla sospensione dal servizio senza pregiudizio per la retribuzione. 

Il datore di lavoro può licenziare il dipendente a seguito di carcerazione preventiva solo se l’assenza dovesse essere particolarmente lunga da far venire ormai meno l’interesse alla prestazione. Se poi il dipendente, a seguito della carcerazione, dovesse essere dichiarato innocente, l’azienda è tenuto a riassumerlo senza però diritto allo stipendio per il periodo intermedio. 

È quindi illegittimo il licenziamento durante un processo penale quando la carcerazione preventiva è limitata a qualche giorno.

Il licenziamento per una condanna penale definitiva è ammesso solo se il reato contestato ha ripercussioni sul tipo di lavoro e sull’immagine dell’azienda (si pensi a un insegnante di una scuola privata condannato per spaccio o per pedofilia). 

Approfondimenti 

Per maggiori informazioni leggi:


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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