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I migranti spaccano il Governo: c’è chi vuole dimettersi

6 Maggio 2020 | Autore:
I migranti spaccano il Governo: c’è chi vuole dimettersi

Il M5S respinge l’idea del ministro Bellanova (Iv) di regolarizzare i clandestini per farli lavorare nell’agricoltura. Lei: se non passasse, potrei andarmene.

Tutto ci si poteva aspettare tranne che un Governo sostanzialmente di sinistra, in cui non c’è più la Lega da quasi un anno, si spaccasse sugli immigrati. Eppure, sono loro gli inconsapevoli ed involontari responsabili di quella che si profila come una pericolosa frattura all’interno dell’Esecutivo che può provocare la fuoriuscita (sbattendo la porta) di una delle forze di maggioranza.

A far diventare l’aria di Palazzo Chigi più che pesante, ormai, irrespirabile è la proposta avanzata dalla ministra per le Politiche agricole, la renziana Teresa Bellanova, di far lavorare nelle campagne italiane i lavoratori extracomunitari presenti nel territorio nazionale senza permesso di soggiorno. Una sorta di sanatoria, insomma, che consegnerebbe i documenti in regola a circa 600mila migranti che oggi ne sono sprovvisti. D’altra parte, sostiene Bellanova, il raccolto deve essere fatto e se gli italiani non hanno voglia di sporcarsi le mani di terra e nessuno può arrivare dall’estero per via delle restrizioni sul coronavirus, qualcuno dovrà pur farlo. Qualcuno che, da anni, lo fa a prezzi stracciati favorendo il caporalato senza che qualcuno al Governo si sia mai scandalizzato.

Proposta sulla quale il Movimento 5 Stelle si è impuntato: «No ad una sanatoria dei migranti in stile Maroni», ha tagliato corto l’attuale capo politico dei pentastellati, Vito Crimi, ricordando quella famosa sanatoria firmata dall’allora ministro leghista di uno dei governi Berlusconi per far entrare e rimanere in Italia colf e badanti. Crimi è stato così categorico che Bellanova non ha esitato a rispondere per le rime: «Se è così, valuto le dimissioni». Il problema non sarebbe la fuoriuscita dal Governo di un solo ministro: il problema è che con lei se ne andrebbe il 50% della rappresentanza che Italia Viva, cioè Matteo Renzi, ha nell’Esecutivo (l’altro ministro è quello per le Pari Opportunità e per la Famiglia, Elena Bonetti).

Ecco, quindi, che arrivano i pompieri a sirene spiegate. Il parlamentare del Partito Democratico, Matteo Orfini, srotola la manichetta antincendi e tenta di spegnere le fiamme: «Credo che su questo punto si debba fare di tutto per superare le difficoltà politiche e andare avanti», osserva Orfini. Forse, però, non si è reso conto che invece del rubinetto dell’acqua ha aperto quello della benzina, perché poi difende la proposta di Bellanova: «Anche se, poi, difende la proposta di Bellanova: «È la cosa giusta, non ci manchi il coraggio di farla».

A favore della sanatoria è arrivata perfino la benedizione del Papa. Francesco, accogliendo l’appello dei braccianti agricoli, tra cui ci sono non pochi immigrati, ha invitato a restituire a tutti i lavoratori sfruttati la dignità delle persone e del lavoro. Mica poco.

Forte, quindi, dell’appoggio ricevuto da una parte degli alleati di Governo e, addirittura, dal Vaticano, Teresa Bellanova alza i toni e minaccia le dimissioni: «La questione mi pone di fronte a una riflessione attentissima – spiega la ministra –, per me è motivo anche di permanenza del Governo. Non sono qui a fare tappezzeria. Per me – conclude Bellanova – questa non è una battaglia strumentale, queste persone non votano. In questo Paese tanti guardano al consenso, noi stiamo facendo una battaglia per quelli che non voteranno».

Tra i due litiganti c’è sempre un terzo che gode. Ed eccolo Matteo Salvini, che aspettava al varco. Il leader della Lega, nel ribadire il suo «no» a quella che definisce una «maxisanatoria su irregolari», si dice anche «allarmato dalla notizia che un ministro di un settore strategico come l’agricoltura minacci le dimissioni perché al governo stanno litigando sulla regolarizzazione di 600 mila lavoratori irregolari». Già, suona strano che un Governo senza la Lega e senza FdI possa cadere per colpa degli immigrati: non era mai successo in nessuna delle occasioni in cui il Carroccio ha fatto parte di un Esecutivo.


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