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Si può escludere il subappalto?

7 Agosto 2020 | Autore:
Si può escludere il subappalto?

Rapporti tra impresa e committente. Libertà contrattuale, divieti e responsabilità per eventuali infrazioni.

Finalmente, sei riuscito a mettere da parte un po’ di soldi e vuoi realizzare il tuo sogno di avere una casa in campagna. Hai bisogno di commissionare a qualcuno la costruzione del tuo appartamento. Ti rivolgi a un’impresa edile di tua fiducia alla quale vuoi affidare l’incarico. Ti è stato detto che il titolare e i suoi dipendenti sono particolarmente competenti. Non vuoi quindi che questi si rivolga a ditte diverse.

Se ti stai chiedendo se si può escludere il subappalto, in questo articolo proviamo a illustrarti la normativa esistente in materia.

La disciplina in tale settore è piuttosto articolata e, in molti casi, alcune disposizioni sono lasciate al libero accordo delle parti. Ed è proprio a tale ultimo aspetto che devi fare riferimento: puoi, infatti, introdurre una specifica clausola che impedisca all’appaltatore di affidare, in tutto o in parte, il lavoro a imprese diverse.

Vediamo nel dettaglio come si opera in tale ambito.

Il contratto di appalto

L’appalto è il contratto attraverso il quale una parte assume l’impegno di compiere un’opera o un servizio a fronte del pagamento in denaro di un corrispettivo. La realizzazione di tale attività viene effettuata con i mezzi propri dell’appaltatore. Quest’ultimo si assume altresì ogni rischio connesso all’operazione da realizzare.

Il contratto di appalto presenta dunque le seguenti caratteristiche:

  • è tipico: esso è “tipicamente” definito dal codice civile sia con riferimento alla determinazione del corrispettivo sia in relazione alle garanzie da prestare e al loro ambito di applicazione;
  • prevede un risultato: il committente investe l’appaltatore dell’obbligo di portare a compimento l’opera che gli è stata commissionata;
  • è a prestazioni corrispettive: entrambe le parti si impegnano a fare qualcosa a favore dell’altra. Infatti, l’appaltatore esegue l’opera e il committente paga il corrispettivo in denaro.

Le parti sono lasciate libere di definire il contenuto del progetto. Tuttavia, dopo aver trovato un accordo sul punto, l’opera finale deve corrispondere esattamente a quanto preventivato. In caso di difformità o di vizi del lavoro, infatti, il committente può chiedere la loro rimozione a spese dell’appaltatore oppure la riduzione del prezzo da pagare come corrispettivo. In entrambi i casi, la parte lesa ha il diritto di chiedere il risarcimento del danno sia in sede giudiziale sia in sede stragiudiziale.

In altri termini, quando assume l’incarico, l’appaltatore deve fornire al committente una specifica garanzia sulla qualità dell’opera consegnata. Tale dovere incontra un limite soltanto nel caso di concorso di colpa del cliente. Infatti, se questi ha notato le difformità e non le ha contestate entro il termine tassativo di sessanta giorni non può esperire l’azione nei confronti dell’appaltatore.

Il contratto di subappalto

Nella prassi commerciale, soprattutto quando si fa riferimento a grandi società edili, è frequente l’ipotesi della stipula di un contratto di subappalto.

Il contratto di subappalto è un accordo attraverso il quale l’appaltatore affida a un altro soggetto la realizzazione dei lavori per i quali ha ricevuto un incarico di esecuzione. In tal caso, è, quindi, possibile individuare tre soggetti del rapporto: il committente, l’appaltatore e il subappaltatore.

Facciamo un esempio.

Tiziano è un imprenditore edile e viene contattato da Mario perché costruisca il suo edificio a tre piani. I due si accordano per un determinato corrispettivo e stabiliscono che su ciascun piano deve essere realizzato un appartamento autonomo. Mario, infatti, intende trasferirsi insieme ai suoi due figli con le rispettive famiglie. Tiziano reputa il lavoro troppo gravoso e stipula un contratto con un’altra ditta di cui è titolare Francesco. A questi viene commissionata la costruzione dell’ultimo piano dell’immobile.

Occorre chiedersi, a questo punto, quali sono le conseguenze se il subappaltatore non rispetta le indicazioni del committente. E, soprattutto, bisogna domandarsi se è ammessa la cessione del contratto.

Per rispondere a tali interrogativi dobbiamo fare riferimento al codice civile. Al suo interno, infatti, è contenuta una specifica disposizione [1] che introduce la regola generale del divieto di subappalto. È, però, possibile derogare a tale prescrizione se il committente presta il suo consenso.

In altri termini, all’interno del contratto di affidamento dell’incarico le parti possono ammettere la possibilità di un subappalto. Tuttavia, in assenza dell’assenso del committente il contratto di subappalto è nullo.

Nel caso di affidamento dei lavori a un subappaltatore non viene meno la responsabilità dell’affidatario nei confronti del committente per i difetti dell’opera. Tuttavia, questi può agire in regresso sull’esecutore materiale del lavoro se contesta i vizi entro sessanta giorni dalla loro scoperta. In termini più chiari: l’appaltatore, in un primo momento, interviene a favore del committente per riparare all’errore e, successivamente, si rivolge al subappaltatore per chiedere il rimborso delle spese sostenute.

Il codice dei contratti pubblici

I contratti di appalto e di subappalto nell’ambito delle pubbliche amministrazioni seguono una normativa specifica. Tali ipotesi, infatti, vengono espressamente disciplinate dal codice dei contratti pubblici [2].

In tale contesto, il legislatore conferma la regola generale del divieto di subappalto in assenza del consenso del committente. Tuttavia, egli introduce un limite ulteriore a quello previsto dal codice civile. Infatti, l’eventuale subappalto non può superare la soglia del 30% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture.

Inoltre, sul contraente gravano una serie di obblighi per cui egli:

  • continua a essere il soggetto responsabile in via esclusiva nei confronti della stazione appaltante;
  • deve depositare il contratto di subappalto presso la stazione appaltante almeno venti giorni prima della data di effettivo inizio delle operazioni;
  • deve indicare espressamente la terna di subappaltatori ai quali fa riferimento;
  • deve provvedere a sostituire i subappaltatori se accerta l’esistenza di comportamenti non in linea con le direttive del committente o con le disposizioni di legge.

Infine, con riguardo agli enti pubblici, occorre fare un’ultima puntualizzazione.

Come hai potuto notare, nel codice dei contratti pubblici si fa espresso riferimento alla figura della stazione appaltante. Ti spieghiamo subito di cosa si tratta. Con tale espressione si indica il soggetto che affida a un terzo l’appalto pubblico per l’esecuzione di opere o per l’erogazione di servizi o forniture.

Tale può essere:

  • un’amministrazione dello Stato;
  • un ente pubblico territoriale;
  • un ente pubblico non economico;
  • un organismo di diritto pubblico.

In tutti i casi, l’affidamento dell’incarico è subordinato alla pubblicazione di un bando di gara, all’espletamento di una procedura a evidenza pubblica e alla comunicazione dei soggetti selezionati come affidatari del servizio.


note

[1] Art. 1656 c.c.

[2] D.Lgs. 18.04.2016 n. 50


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