Coronavirus, perché colpisce più certe zone che altre

6 Maggio 2020
Coronavirus, perché colpisce più certe zone che altre

È una domanda alla quale la scienza sta cercando di rispondere. Gli indicatori ritenuti più incisivi sono quattro.

Non solo il nemico è invisibile, ma colpisce pure a caso, o comunque in modo assai disomogeneo. In Italia ne sappiamo qualcosa: le regioni del nord, alcune in particolare, sono state letteralmente falcidiate dal Coronavirus che ha, invece, risparmiato il sud, dove si contano pochi casi. Qualche dato sugli attualmente positivi: se confrontiamo le tre regioni dal più alto numero di malati con quelle dove il Covid-19 sembra meno preoccupante notiamo come tra Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna ci siano, in questo momento, 61.096 casi, contro i 1004 tra Molise, Basilicata e Calabria. Perché?

Il caso della coppia cinese

Ieri provato ha spiegarlo l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’università Campus Bio-Medico di Roma, ascoltato in commissione Igiene e sanità del Senato. Secondo Ciccozzi è stato particolarmente significativo il caso della coppia cinese ricoverata allo Spallanzani prima ancora dell’ormai famoso paziente uno di Codogno. “La coppia di cittadini cinesi – ha detto Ciccozzi – è arrivata il 31 gennaio, mentre il primo caso a Codogno è avvenuto il 21 febbraio. Questo ha fatto sì che le persone fossero più preparate. Le persone, vedendo il caso di queste due cittadini cinesi, hanno cominciato da sé a distanziarsi, ad avere le mascherine. Hanno cominciato in qualche modo a elaborare quello che poi è stato fatto durante il lockdown“.

Una visione controcorrente, potremmo dire, dal momento che sono in tanti ad accusare il governo di ritardi nella gestione di un’emergenza non percepita inizialmente come tale neppure da ampi settori di opinione pubblica. Davvero è bastato il caso della coppia cinese a farci correre da subito ai ripari come dice Ciccozzi? E perché mai più al sud che al nord?

Quello dell’aggressività differenziata del virus non interessa solo l’Italia. Oggi se ne occupa il Corriere della Sera con un articolo di Cristina Marrone: in Indonesia migliaia di morti, nella vicina Malesia, distante un braccio di mare, cento vittime. Idem nell’Iran stremato dal Covid e nell’Iraq appena sfiorato. Un enigma irrisolto, secondo il Corriere, sul quale sono state elaborate diverse teorie, che chiamano in causa i più vari fattori.

I quattro indicatori del New York Times

Secondo un’analisi pubblicata oggi dal New York Times e riportata dal CorrSera, sono quattro gli indicatori che possono dirci perché alcune aree del mondo sono più a rischio rispetto ad altre e cioè demografia, cultura, clima e reazioni dei governi. Ma ci sono eccezioni che testimoniano che non siamo in grado di dare una risposta precisa, come quella del Giappone che ha un alto tasso di anziani ed è colpito, sì, dal Coronavirus, ma non ai livelli italiani. Si può comunque generalmente dire che un paese con una popolazione più giovane ha più chance di non veder salire vertiginosamente la curva dei contagi.

L’indicatore culturale riguarda la prossemica, cioè lo studio delle distanze che l’uomo interpone tra se e gli altri. Noi italiani, per esempio, come i popoli latini in genere, amiamo il contatto, diversamente dalle culture asiatiche: Corriere e Nyt citano India e Thailandia, dove ci si saluta a distanza e dove il virus non ha avuto ampia circolazione. Ma anche qui c’è l’eccezione Iraq: abbracci e strette di mano sono tra i più comuni modi di salutare qualcuno, eppure i casi di Coronavirus sono stati pochi.

Quanto al clima, corre voce che il caldo potrà fermare il Covid, ma non tutti i ricercatori sono convinti che basterà. E qui si cita il caso Amazzonia, dove il virus si è diffuso rapidamente, a dispetto del clima tropicale. E poi il lockdown, che ha funzionato in paesi che l’hanno adottato subito, come la Grecia, ma anche altrove, dove si è agito con molto ritardo, tipo la Cambogia. Quello che non si riesce a spiegare, al di là dell’influenza dei singoli fattori, è come mai in aree geografiche con caratteristiche simili si sia registrata una diversa aggressività della malattia.



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