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Contravvenzioni stradali: notifiche e ricorsi

7 Agosto 2020 | Autore:
Contravvenzioni stradali: notifiche e ricorsi

Violazioni al codice della strada: verbale di contestazione e mezzi di impugnazione.

Nel linguaggio corrente, le infrazioni al codice della strada sono altrimenti dette contravvenzioni stradali, anche se si tratta di una denominazione non esatta dal punto di vista giuridico. Così come si adopera l’espressione elevare una contravvenzione per indicare la redazione del verbale di contestazione della violazione, da parte degli agenti accertatori.

In realtà, le infrazioni al codice della strada sono degli illeciti amministrativi sanzionati dalla pubblica amministrazione con una sanzione pecuniaria amministrativa, anch’essa impropriamente definita multa. In base al tipo di violazione può essere prevista una sanzione accessoria come, ad esempio, la sospensione o la revoca della patente o la riduzione dei punti della patente oltre al pagamento della multa. Per le contravvenzioni stradali le notifiche e i ricorsi sono disciplinati da specifiche norme di legge. Vediamo il legislatore italiano cosa stabilisce in merito.

Chi può contestare le contravvenzioni stradali

Gli organi che possono occuparsi della contestazione delle contravvenzioni stradali sono la polizia stradale, i carabinieri, la guardia di finanza, la polizia provinciale, la polizia municipale (i vigili urbani), i funzionari del ministero dell’Interno addetti al servizio di polizia stradale, la polizia penitenziaria e il corpo forestale dello Stato.

Sulla rete autostradale spetta solo alla polizia stradale e ai funzionari del Ministero dell’Interno addetti al servizio di polizia stradale contestare le infrazioni al codice della strada.

La legge consente, altresì, ai cosìdetti ausiliari del traffico, cioè ai dipendenti delle aziende a cui sono state date in concessione aree comunali adibite a sosta, di emettere multe in caso di accertamento di violazione dei divieti di sosta operanti in tali aree. Parimenti, possono emettere multe i dipendenti delle società di trasporto pubblico in caso di accertamento di violazioni ai divieti di sosta o di circolazione nelle corsie riservate al servizio stesso.

Come si contestano le contravvenzioni stradali

Gli agenti accertatori nel momento in cui rilevano una contravvenzione stradale, ove possibile, devono contestarla immediatamente al trasgressore, fermandolo e consegnandogli il relativo verbale.

Se la contestazione immediata non è possibile, il verbale con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, viene notificato al trasgressore mediante consegna da parte del postino. Se il postino non trova il destinatario a casa, immette un avviso nella cassetta delle lettere per il ritiro del plico presso l’ufficio postale.

In particolare, il codice della strada prevede che non sia possibile la contestazione immediata dell’infrazione nei casi di:

  1. impossibilità di raggiungere un veicolo che viaggia ad una velocità eccessiva;
  2. attraversamento di un incrocio con il semaforo rosso;
  3. sorpasso vietato;
  4. accertamento della violazione in assenza del trasgressore (si pensi all’ipotesi in cui i vigili urbani multano un veicolo in divieto di sosta, lasciando il verbale sul parabrezza perché il guidatore si è momentaneamente allontanato);
  5. accertamento delle violazione attraverso apparecchi di rilevamento che consentono la determinazione dell’illecito in un tempo successivo (il classico esempio è qui rappresentato dal rilevamento di un eccesso di velocità accertato tramite autovelox);
  6. rilevazione degli accessi di veicoli non muniti della specifica autorizzazione nei centri storici, nelle zone a traffico limitato, nelle aree pedonali o di circolazione sulle corsie e sulle strade riservate.

Qual è il termine per la notifica del verbale di contestazione

Nei casi in cui gli agenti accertatori non possono procedere alla contestazione immediata della contravvenzione stradale, il relativo verbale va notificato al trasgressore nel termine di 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione.

Detto termine inizia a decorrere dal giorno successivo a quello della violazione, conteggiando nel calcolo anche gli eventuali giorni festivi compresi nel periodo. Se il termine dovesse scadere in un giorno festivo, viene prorogato al primo giorno utile successivo.

A chi e dove va fatta la notifica del verbale di contestazione

La notifica del verbale di contestazione va fatta all’effettivo trasgressore o se lo stesso non viene identificato e la violazione è stata commessa con un veicolo a motore munito di targa, ad uno dei soggetti obbligati in solido (il proprietario del veicolo o l’utilizzatore del mezzo in caso di leasing o di noleggio), quale risulta dal Pra (Pubblico registro automobilistico) al momento del rilevamento.

La notifica del verbale va fatta presso la residenza, il domicilio o la sede del trasgressore o dell’obbligato in solido, risultante dalla carta di circolazione, dall’archivio nazionale di veicoli istituito presso il Dipartimento per i trasporti terrestri, dal Pra o dalla patente di giuda del conducente.

Per un approfondimento in tema di notifica del verbale di contestazione di una infrazione al codice della strada è consigliata la lettura dell’articolo “Quanto tempo per notificare un verbale”.

Come si impugna un verbale elevato per una contravvenzione stradale

Il verbale elevato per una contravvenzione stradale per essere valido ed efficace deve avere determinate caratteristiche e contenuti. In caso contrario, è illegittimo e, quindi, può essere impugnato.

Nello specifico, si considera illegittimo un verbale se è incompleto o se contiene errori (vizi di forma o di sostanza) oppure se viene notificato oltre i termini di legge.

Sono vizi di forma ad esempio l’errata o mancata indicazione nel verbale, delle generalità del conducente, del giorno, dell’ora e del luogo del rilevamento dell’infrazione, del tipo e della targa del veicolo o della norma violata e della sanzione da pagare.

Sono vizi sostanziali, invece, quelli che derivano dall’inosservanza da parte dell’amministrazione che ha elevato il verbale, delle regole previste dal codice della strada. Ciò avviene, ad esempio, quando gli autovelox con i quali si rileva un eccesso di velocità, non sono omologati oppure manca la segnaletica che indica il divieto di accesso ai mezzi non autorizzati in una zona a traffico limitato.

Il legislatore italiano ha previsto tre diversi strumenti per impugnare un verbale di contestazione illegittimo:

  1. l’istanza in autotutela;
  2. il ricorso al prefetto;
  3. il ricorso al giudice di pace.

Cos’è l’istanza in autotutela

L’istanza in autotutela consiste nella richiesta di annullamento di un verbale palesemente illegittimo per vizi di forma o contenente un’errata valutazione dei fatti contestati, presentata allo stesso organo amministrativo che lo ha emesso.

La richiesta va redatta in carta semplice ed inviata all’Ente competente con raccomandata a/r oppure a mezzo posta elettronica certificata (pec). Nella stessa occorre indicare i dati del richiedente, gli estremi del verbale di cui si chiede l’annullamento e i motivi sui quali si fonda l’impugnazione.

L’istanza può essere presentata indipendentemente dalla proposizione del ricorso al prefetto o al giudice di pace poiché non determina la sospensione dei termini per la proposizione degli altri due tipi di opposizione. Pertanto, se l’organo amministrativo competente a decidere non risponde in tempi brevi, l’interessato può proporre uno degli altri ricorsi prima della scadenza dei termini previsti per la presentazione.

Cos’è il ricorso al prefetto

Il ricorso al prefetto è un mezzo di impugnazione esente da spese, che può essere presentato direttamente dall’interessato senza l’ausilio di un legale.

Il termine per la proposizione è di 60 giorni, che decorrono dal momento in cui la violazione viene contestata immediatamente ovvero il verbale viene notificato al trasgressore.

Nel ricorso non vanno adoperate formule specifiche; l’importante è che vi siano riportate le generalità del ricorrente, gli estremi del verbale che si intende impugnare, la descrizione dei fatti sui quali si fonda l’opposizione nonché la richiesta di annullamento del verbale e delle sanzioni applicate. Inoltre, il ricorrente può chiedere di essere sentito.

Il ricorso può essere presentato dal ricorrente personalmente presso gli uffici della prefettura oppure può essere inviato con raccomandata a/r o via pec al prefetto del luogo della commessa violazione o al comando che ha emesso il verbale impugnato.

Nel primo caso, i tempi per la decisione si allungano in quanto il prefetto, nei 30 giorni successivi al ricevimento, invia il ricorso all’organo accertatore, il quale deve trasmettere le proprie controdeduzioni nell’ulteriore termine di 60 giorni.

Nel secondo caso, invece, l’organo accertatore invia il ricorso al prefetto entro 60 giorni dal ricevimento.

Cosa può decidere il prefetto

Il prefetto può decidere di:

  • accogliere il ricorso e, pertanto, emette un’ordinanza-ingiunzione motivata con la quale dispone l’archiviazione;
  • rigettare il ricorso e, quindi, pronuncia un’ordinanza-ingiunzione motivata con la quale condanna il ricorrente al pagamento di una somma inferiore al doppio del minimo edittale previsto per ogni singola violazione oltre alle spese.

In entrambi i casi, il termine per la decisione è di 120 giorni dalla data di ricezione degli atti e il provvedimento di accoglimento o di rigetto va notificato al ricorrente da parte dell’organo accertatore, nei successivi 150 giorni.

L’ordinanza-ingiunzione di rigetto può essere impugnata con ricorso al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica. Se il prefetto non risponde nei termini sopra indicati, il ricorso si considera accolto (silenzio-assenso).

Cos’è il ricorso al giudice di pace

Il ricorso al giudice di pace può essere proposto entro 30 giorni dalla contestazione immediata della violazione o dalla notifica del verbale a condizione che non sia stato già presentato quello dinanzi al prefetto o che non si sia proceduto al pagamento della multa.

Competente a decidere è il giudice di pace del luogo dove è stata accertata la violazione, nella cui cancelleria va depositato il ricorso o inviato a mezzo raccomandata a/r. E’ possibile anche la presentazione del ricorso online attraverso il sito gdp.giustizia.it.

Il ricorso al giudice di pace implica il pagamento del contributo unificato, il cui importo dipende da quello della multa che si contesta, e della marca da bollo di 27 euro. Considerato che la maggior parte delle multe non eccede i 1.100 euro, il contributo ammonta a 43 euro.

Cosa può decidere il giudice di pace

Il giudice di pace può decidere di:

  • accogliere il ricorso ed annullare la multa, in tutto o in parte;
  • rigettare il ricorso e condannare il ricorrente al pagamento di una sanzione di importo compreso tra il minimo e il massimo previsto dalla legge per la violazione contestata oltre alle eventuali spese del giudizio. Il pagamento deve essere effettuato entro 30 giorni;
  • dichiarare inammissibile il ricorso come nel caso in cui sia stato presentato tardivamente, ossia oltre i 30 giorni previsti dalla legge;
  • convalidare la multa, se il ricorrente non si è presentato in udienza senza valido motivo e la multa è legittima.

Contro la sentenza del giudice di pace è possibile proporre appello in tribunale.



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