Coronavirus e disturbi alimentazione, l’allarme dell’Iss

6 Maggio 2020
Coronavirus e disturbi alimentazione, l’allarme dell’Iss

Esperti preoccupati per un possibile aumento di casi di anoressia, bulimia e binge eating, in concomitanza con l’epidemia di Covid-19.

L’Istituto superiore di sanità (Iss) ritiene che l’epidemia di Coronavirus possa provocare un aumento/peggioramento dei disturbi alimentari, in particolare anoressia, bulimia nervosa e binge eating (mangiare compulsivo). È quanto si legge su un approfondimento pubblicato oggi sul sito dell’istituto. In particolare, gli esperti ritengono che i pericoli siano i seguenti: rischio di ricaduta o peggioramento della patologia; aumento del rischio di infezione da Covid-19 tra chi soffre di disturbi dell’alimentazione; possibile comparsa di un disturbo dell’alimentazione ex novo o comportamenti di addiction.

Si tratta di rischi collegati in gran parte alle misure di restrizione imposte dalle necessità di contrasto al virus. “In generale – si legge sull’approfondimento dell’Iss – le imposizioni suscitano in queste persone disagio e rabbia e incrementano il desiderio di non rispettare le regole. La paura di un contagio si associa spesso alla sensazione di non avere il controllo della situazione che, per le persone con un disturbo dell’alimentazione, conduce a un ulteriore aumento delle restrizioni alimentari (o di altri comportamenti estremi di controllo del peso) o, all’opposto a un aumento degli episodi di alimentazione incontrollata“.

Restare a casa significa pensare di più, mangiare di più o comunque avere più cibo a disposizione, avere meno occasioni di praticare attività sportiva, a meno che non ci si attrezzi con il fitness casalingo. Ma c’è anche la convivenza forzata con i familiari, non per tutti piacevole, e l’isolamento sociale in genere. Tutte circostanze che, secondo gli esperti Iss, possono peggiorare lo stato d’animo di chi ha già un disturbo alimentare o indurre chi non ne ha a svilupparne.

L’Iss ricorda anche come chi è sottopeso e soffre di un disturbo dell’alimentazione sia “più esposto a maggior rischio di complicanze mediche, a un maggior rischio di infezione, a un maggior rischio di avere un decorso grave. Le persone malnutrite hanno scarse riserve di carboidrati, il che le pone maggiormente a rischio di ipoglicemia durante i periodi di stress”.

Quanto poi al pericolo di sviluppare un disturbo alimentare, proprio in tempo di lockdown e in Fase 2, per l’Iss il meccanismo è lo stesso che può provocare un picco di depressioni, disagi psicologiciabuso di alcol e sostanze: “Una forte pressione emotiva può rendere fragili e portare a perdere il controllo degli impulsi; la ricerca di un appagamento nel corso di uno stress da isolamento prolungato può avvenire non solo attraverso il fumo, l’alcol, gli psicofarmaci, le droghe, ma anche attraverso il cibo“.

L’emergenza Coronavirus ha anche comportato la sospensione di molte attività, in termini di trattamenti intensivi e presa in carico dei pazienti in strutture residenziali mediche e psichiatriche, con ricoveri rinviati. Con l’inizio della Fase 2, è tempo di tornare ai livelli standard di assistenza.

“È importante, ora più che mai – scrivono gli esperti Iss – in previsione di un ritorno alla regolarità delle attività assistenziali, un aggiornamento della mappatura delle strutture pubbliche e convenzionate e delle associazioni dedicate ai disturbi alimentari al fine di garantire ai cittadini affetti da tali patologie, alle loro famiglie e ai vari operatori sanitari a cui tali soggetti afferiscono (medici di Medicina generale, pediatri, gastroenterologi, endocrinologi, dietologi, eccetera) i migliori livelli di accesso e appropriatezza dell’intervento”. L’istituto continuerà nel progetto della mappatura dei centri, in collaborazione con il ministero della Salute, esperti del settore, società scientifiche e associazioni di settore.



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