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Nomina difensore di fiducia: ultime sentenze

21 Ottobre 2021
Nomina difensore di fiducia: ultime sentenze

Atto di nomina a difensore di fiducia; accesso al gratuito patrocinio; validità delle notifiche all’imputato non detenuto eseguite mediante consegna al difensore di fiducia.

Nomina e sostituzione del difensore di fiducia

La dichiarazione di avvenuta nomina del difensore di fiducia, effettuata dal soggetto in stato detentivo nelle forme previste dall’art. 123 c.p.p., deve essere comunicata dal direttore dell’istituto penitenziario soltanto all’autorità giudiziaria e non anche al professionista designato, incombendo tale onere informativo esclusivamente sull’imputato, con la conseguenza che il mancato intervento del difensore fiduciario, determinato dalla negligenza del nominante, non può costituire causa di invalidità degli atti processuali.

(In motivazione la Corte ha sottolineato come anche la circolare della Direzione dell’amministrazione penitenziaria n. 77104 del 22 febbraio 2010 chiarisce che gli istituti penitenziari provvedono ad avvisare il detenuto o l’internato della necessità che egli stesso dia immediata notizia al difensore dell’intervenuta nomina, rendendolo edotto delle modalità concrete attraverso cui può essere effettuata la comunicazione).

Cassazione penale sez. VI, 07/07/2021, n.27711

Fasi iniziali del procedimento

In tema di rescissione del giudicato, l’effettiva conoscenza del processo che legittima il giudizio in assenza non può essere desunta dalla nomina, nelle fasi iniziali del procedimento (nella specie, nell’immediatezza dell’arresto), di un difensore di fiducia con elezione di domicilio presso il suo studio, alla quale abbia fatto seguito l’immediata espulsione del condannato dal territorio dello Stato, in assenza di elementi di fatto che consentano di ritenere effettivamente instaurato e stabilizzato il rapporto professionale.

Cassazione penale sez. I, 24/06/2021, n.27629

Iscrizione di nuovo procedimento penale nei confronti di medesimo indagato

L’iscrizione di un nuovo procedimento penale nei confronti del medesimo indagato e per il medesimo reato non pone nel nulla la precedente nomina fiduciaria avvenuta in relazione allo stesso fatto, in quanto la scelta del pubblico ministero di iscrivere un nuovo fascicolo è atto di natura amministrativa che non incide sulla volontà dell’indagato di essere difeso, per quello specifico fatto, dal difensore già nominato nell’ambito del primo procedimento.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale del riesame e il decreto di sequestro preventivo relativi al secondo dei due procedimenti per il medesimo fatto per omesso avviso della fissazione dell’udienza camerale al difensore nominato dall’indagato nel primo).

Cassazione penale sez. III, 09/06/2021, n.29713

Nomina di un difensore d’ufficio

La nomina di un difensore d’ufficio ai sensi dell’art. 97, comma 4, cod. proc. pen., è volta a consentire l’assistenza temporanea all’imputato in assenza del suo difensore, di fiducia, non rinunciante, o d’ufficio ex art. 97, comma 1, cod. proc. pen., impedito a partecipare, e non comporta la costituzione di un rapporto difensivo con lo stesso imputato.

(In applicazione del principio la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza che aveva dichiarato inammissibile per tardività l’istanza di rescissione del giudicato, determinando erroneamente il “dies a quo” per la presentazione di tale istanza nella data di notifica dell’ordine di esecuzione al difensore nominato nel processo, ancorché per più udienze, ai sensi dell’art. 97, comma 4, cod. proc. pen.).

Cassazione penale sez. IV, 04/06/2021, n.26348

Nomina del difensore di fiducia: legittimità

In tema di responsabilità da reato degli enti, in caso di fraudolenta cessione di azienda nel cui interesse o vantaggio diretto sia stato stato commesso uno dei reati di cui al d.lgs. 8 giugno 2001 n. 231, è legittima la nomina del difensore di fiducia da parte del legale rappresentante dell’ente cessionario, non operando il divieto di rappresentanza di cui all’art. 39 del citato d.lgs. n. 231 del 2001, in quanto l’ente cessionario non è responsabile dell’illecito, ma soggetto solidalmente obbligato al pagamento della sanzione pecuniaria.

Cassazione penale sez. V, 27/04/2021, n.25492

Conferimento dell’incarico per facta concludentia

È valida la nomina del difensore di fiducia, pur se non effettuata con il puntuale rispetto delle formalità indicate dall’art. 96 c.p.p., in presenza di elementi inequivoci dai quali la designazione possa desumersi per facta concludentia e ciò in quanto le disposizioni di cui all’art. 96, commi 2 e 3, c.p.p., pur individuando forme e modalità necessarie per la nomina del difensore di fiducia, non hanno natura inderogabile, bensì tipicamente ordinatoria e regolamentare, suscettibile, pertanto, di un’interpretazione ampia ed elastica in bonam partem e non escludono la rilevanza di comportamenti concludenti inequivocabilmente finalizzati ad accreditare il difensore verso l’autorità procedente.

Cassazione penale sez. V, 20/04/2021, n.32754

Nomina di un avvocato e cancellazione dall’Albo 

Aver nominato un difensore di fiducia che si è poi cancellato dall’Albo non consente di procedere in assenza, senza certezza della conoscenza del processo da parte dell’imputato.

Cassazione penale sez. V, 06/04/2021, n.19949

Nomina del difensore comunicata alla Procura via Pec

Deve ritenersi valida la nomina del difensore comunicata a mezzo Pec alla Procura, anche se la firma dell’indagato non risulti leggibile. In tale circostanza, infatti, non è necessaria l’autenticazione della firma, così come non rileva l’assenza in allegato di un documento d’identità. A dirlo è la Cassazione che accoglie il ricorso contro la decisione del tribunale che erroneamente, a causa della firma illeggibile sulla nomina, aveva ritenuto inammissibile il ricorso contro la misura coercitiva emessa nei confronti dell’indagato.

Cassazione penale sez. IV, 09/03/2021, n.10551

Nomina dell’avvocato di fiducia tramite PEC: è richiesta l’autenticazione della sottoscrizione?

La dichiarazione di nomina del difensore di fiducia prevede formalità semplificate sicché, mentre è imprescindibile il minimum della sottoscrizione dell’indagato o dell’imputato, attesa l’importanza e la delicatezza dell’incarico conferito, non è richiesta l’autenticazione della sottoscrizione dell’imputato o indagato, neanche se l’atto viene trasmesso con raccomandata.

(Nella specie, la Corte ha ribadito che la nomina del difensore di fiducia, inoltrata a mezzo PEC – equivalente alla raccomandata – alla Procura, mediante dichiarazione sottoscritta dall’indagato ma non autenticata dal difensore, è ritenuta valida, non rilevando che la firma sia illeggibile).

Cassazione penale sez. IV, 09/03/2021, n.10551

Nomina difensore di fiducia: validità

La nomina a difensore di fiducia deve ritenersi valida a prescindere dal rigoroso rispetto delle formalità di cui all’art. 96 c.p.p., quando il conferimento della veste di difensore sia comunque desumibile per facta concludentia.

Cassazione penale sez. I, 18/02/2020, n.11232

Nomina di due difensori 

Nel processo civile l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato è esclusa se il richiedente è assistito da più di un difensore e, in ogni caso, gli effetti dell’ammissione cessano a partire dal momento in cui la persona alla quale il beneficio è stato concesso nomina un secondo difensore di fiducia.

Cassazione civile sez. II, 27/01/2020, n.1736

Fissazione dell’udienza in camera di consiglio

L’avviso di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la trattazione, davanti al tribunale di sorveglianza, dell’istanza di concessione di una misura alternativa alla detenzione presentata a seguito della sospensione dell’ordine di esecuzione della pena, deve essere notificato, in assenza di diversa nomina dell’interessato, al difensore che ha assistito il condannato nella fase di cognizione. (Fattispecie in cui il difensore di fiducia nominato in sede di cognizione era anche l’autore dell’istanza di concessione della misura alternativa).

Cassazione penale sez. I, 07/11/2019, n.2982

La rinuncia al mandato da parte del difensore

Nel giudizio di cassazione, la rinuncia al mandato da parte del difensore di fiducia, al quale sia già stato notificato l’avviso di udienza, non ha effetto con riferimento a tale udienza, che può essere ritualmente celebrata, essendo il difensore rinunciante ancora onerato della difesa dell’imputato fino alla eventuale nomina di un difensore di ufficio; ne consegue che l’assenza del difensore di fiducia all’udienza non comporta l’obbligo di nominarne uno d’ufficio al ricorrente, nè costituisce condizione ostativa alla regolare celebrazione del processo di legittimità.

Cassazione penale sez. III, 04/10/2019, n.50004

L’obbligo di sostituire il difensore d’ufficio 

L’inosservanza dell’art. 97, comma 5, c.p.p. – che prevede che il difensore di ufficio possa essere sostituito solo per giustificato motivo – non dà luogo, in difetto di espressa previsione, ad alcuna nullità, atteso che l’assistenza dell’imputato è comunque assicurata (ove non intervenga nomina di un difensore di fiducia) dal nuovo difensore di ufficio.

(Nella fattispecie, i n cui l’avviso ex art. 415-bis c.p.p. era stato notificato a difensore d’ufficio diverso da quello originariamente nominato nella fase delle indagini preliminari, la S.C. ha statuito che, pur a volere ritenere che l’irrituale sostituzione del difensore d’ufficio originariamente nominato, senza che ricorrano le condizioni previste dall’art. 97, commi 4 e 5, c.p.p., dia luogo ad un’invalidità processuale, quest’ultima si traduce in una nullità degli atti successivi solo in presenza di una concreta lesione del diritto di difesa).

Cassazione penale sez. V, 30/09/2019, n.49287

Validità delle notifiche all’imputato non detenuto 

Le notificazioni all’imputato non detenuto, eseguite mediante consegna al difensore di fiducia ai sensi dell’art. 161, comma 4, c.p.p. sono valide anche ove il difensore, nell’atto di nomina, abbia dichiarato di non accettare le notificazioni ai sensi dell’art. 157, comma 8-bis, c.p.p., in quanto le discipline di notifica previste dalle norme citate sono alternative tra loro e non si sovrappongono, presupponendo la prima un’elezione di domicilio, in presenza della quale è inapplicabile la disciplina di cui all’art. 157, comma 8-bis, c.p.p.

Cassazione penale sez. IV, 18/09/2019, n.39748

Nomina del difensore di fiducia da parte dell’imputato detenuto

La dichiarazione di nomina del difensore di fiducia effettuata ai sensi dell’art. 123 c.p.p. dall’imputato o dall’indagato detenuto ha efficacia immediata indipendentemente dall’osservanza dell’obbligo di comunicazione della stessa all’autorità giudiziaria procedente, a nulla rilevando che detta dichiarazione, immediatamente efficace ai sensi dell’art. 123 c.p.p., non sia pervenuta all’autorità procedente.

Cassazione penale sez. II, 25/09/2019, n.44197

Interrogatorio di garanzia svolto senza avvisare il difensore di fiducia

L’omessa citazione del difensore di fiducia, qualora sia intervenuta la nomina di un altro difensore di fiducia in tempo utile al fine di consentirgli la partecipazione all’interrogatorio, integra una nullità a regime intermedio che, se non eccepita in udienza dal difensore di fiducia presente, è sanata ai sensi dall’art. 182, comma 2, c.p.p..

Cassazione penale sez. VI, 08/10/2019, n.45885

Nomina di un legale di fiducia in sostituzione di quello indicato dall’azienda

L’amministrazione datrice di lavoro, anche a tutela dei propri diritti ed interessi, ove si verifichi l’apertura di un procedimento penale nei confronti di un suo dipendente per fatti o atti direttamente connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei compiti d’ufficio, assume a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interessi, ogni onere di difesa sin dall’apertura del procedimento, facendo assistere il dipendente da un legale, previa comunicazione all’interessato per il relativo assenso.

Qualora il dipendente intenda nominare un legale di sua fiducia in sostituzione di quello indicato dall’azienda o a supporto dello stesso, i relativi oneri saranno interamente a carico dell’interessato. È dunque da reputarsi infondata la pretesa del dipendente di ottenere il rimborso delle spese del patrocinio legale a seguito di una scelta del tutto autonoma e personale nella nomina del proprio difensore.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 03/12/2019, n.1332

Nomina del difensore di fiducia: può essere limitata ad un solo atto di procedimento?

La nomina del difensore di fiducia, ex art. 96 c.p.p., non può essere limitata ad un solo atto del procedimento, atteso che un ipotetico mandato “ad acta” (nella specie, secondo la prospettazione del ricorrente, al fine compiere le attività di verifica previste dall’art. 335, comma 3, c.p.p.) non ha alcuna rilevanza esterna, per cui eventuali limitazioni del “munus” difensivo attengono esclusivamente al rapporto interno difensore – cliente e non possono produrre effetto nel procedimento penale, dove prevale l’esigenza di certezza quanto all’individuazione del difensore e allo svolgimento da parte dello stesso di tutti i compiti che, secondo le previsioni di legge, conseguono al conferimento di tale incarico professionale.

Cassazione penale sez. II, 19/11/2019, n.1974

Nomina del difensore di fiducia e querela

In tema di formalità della querela, non è valido l’atto di querela qualora l’autenticazione della firma del querelante sia effettuata da un avvocato non designato come difensore, ma semplicemente incaricato della sua presentazione, in quanto l’autenticazione della firma del querelante, effettuata da un avvocato, deve ritenersi valida solo nel caso in cui questi sia nominato difensore della persona offesa, a norma degli art 96, comma 2, e 101, comma 1, c.p.p.

(Nella specie, la Corte ha peraltro affermata la ritualità della querela, risultando dagli atti che lo stesso giorno erano stati contestualmente depositati dall’avvocato, nella segreteria del p.m., sia l’atto di nomina a difensore di fiducia della persona offesa con firma autenticata dallo stesso legale, sia l’atto di querela fìrmato dalla persona offesa, onde proprio la contestualità della presentazione, stante l’autenticazione della firma della persona offesa da parte del difensore in calce all’atto di nomina, rendeva inequivoca la provenienza della querela da parte del soggetto titolare del diritto).

Cassazione penale sez. IV, 14/10/2008, n.42140

Autenticazione da parte del difensore non espressamente nominato

In tema di presentazione dell’atto di querela, è valida l’autenticazione della firma del querelante effettuata dal difensore anche quando questi non sia stato nominato formalmente, sempre che la volontà di nomina possa essere ricavata da altre dichiarazioni rese dalla parte nell’atto di querela, quale l’elezione di domicilio presso il difensore che ha autenticato la sottoscrizione.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto l’elezione di domicilio presso il difensore che ha autenticato la sottoscrizione elemento tale da esprimere anche la nomina a difensore di fiducia).

Cassazione penale sez. un., 11/07/2006, n.26549

Nomina difensore di fiducia: presupposti

La nomina a difensore di fiducia, regolata dall’art. 96 comma 2 c.p.p., pur non richiedendo alcuna speciale formalità, presuppone una chiara manifestazione di volontà da parte dell’imputato. (Fattispecie in cui è stata esclusa la possibilità di dedurre la nomina dalla dicitura contenuta nel verbale di udienza “assistit.. e difes.. da: avv. Fid. “Aulo Augelio”, con procura speciale”, in quanto il riferimento alla procura speciale riguardava solo la procura speciale, contenuta in atti, per richiedere l’applicazione della pena e lo stesso atto conteneva la nomina di altro avvocato di fiducia).

Cassazione penale sez. V, 06/04/1998, n.5204



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17 Commenti

  1. Trovare un professionista serio e qualificato, piuttosto che un azzeccagarbugli non è affatto semplice. Ci sono avvocati senza scrupoli che ti soennano vivo pur di guadagnarci qualcosa e magari tu resti in attesa di risvolti positivi della vicenda e poi resti con la bocca asciutta perché il giudice è stato scorretto. Quando invece sono quegli avvocati a cui ti affidi che a volte sono dei veri incompetenti. Non lasciatevi imbambolare dalle tariffe più alte, dagli studi in cui sembra che l’avvocatuccio sia pieno di soldi perché vinca empre le sentenze. Non è così..magari guadagna sulle vostre spalle e voi rimanete i poveri disgraziati senza giustizia

  2. Io avevo diritto al gratuito patrocinio a spese dello stato e quell’infame dell’avvocato ha cercato di chiedermi altri soldi dopo aver vinto la causa. Allora, mi sono informato perché sinceramente non sapevo come procedere. Qui sul sito ho letto che se io non posso permettermi l’avvocato perché non ho abbastanza soldi e poi accedo al gratuito patrocinio, il mio avvocato non deve chiedermi soldi perhé comunque è già pagato dallo stato appunto. Ecco, se non mi fossi informato, pensavo di doverlo pagare e sarei rimasto fregato.

  3. Il difensore di fuducia dovrebbe essere sempre onesto e guardare agli interessi dei clienti e non solo alle proprie tasche. Ci sono delle sanguisughe che non hanno il minimo di sensibilità e ti vedono come un sacco pieno di soldi da prosciugare… E poi dicono che sono i paladini della giustizia!

  4. Quanti avvocati corrotti ci sono in giro? avvocati che si mettono d’accordo con la controparte e tu ingenuamente affidi la tua causa e il tuo destino a loro? Questi soggettoni meritano di essere radiati dall’albo, perché infangano la categoria fatta anche dai bravi professionisti che stanno ad ascoltarti con pazienza e accolgono i tuoi problemi cercando davvero di risolverli

  5. Ora, non facciamo di tutta l’erba un fascio. Sicuramente, ci sono gli avvocati pescecani che non hanno alcuna morale e venderebbero anche la loro madre pur di vincere e guadagnare fior di quattrini e poi c’è chi ti difende sapendo che i tempi dei pagamenti sono lunghi e decidono di aiutarti lo stesso.

  6. Ad un certo punto della causa, dopo il primo grado, visto che il mio avvocato non mi sembrava molto preparato sulla materia, aveva sì accettato la causa, ma non lo vedevo convinto, ho deciso di rivolgermi ad un altro avvocato affinché i miei interessi potessero essere difesi nel migliore dei modi. Ovviamente, lui ha compreso la situazione e secondo me ha riconosciuto i suoi limiti, anche se figuratevi, non l’avrebbe mai ammesso. Infatti, mi ha detto, si credo che piò rivolgersi ad un altro avvocato anche perché io non riesco a seguire anche questa causa visto che ho tante altre situazioni più gravi su cui dovermi concentrare in questo periodo…Si vabbè…la scusa.

  7. Sto provando a ricontattare il mio avvocato ma non risponde. Ho inviato email, ho proato a contattarlo al telefono dello studio e al suo numero di cellulare. Ma niente di niente. Sembra essersi eclissato… Lui resta irreperibili da tempo…Cosa posso fare? Quali sono i miei diritti?

    1. Il codice deontologico forense pone a carico dell’avvocato degli specifici obblighi di informazione nei riguardi del proprio assistito. Questi obblighi informativi non sussistono solo al momento del conferimento dell’incarico, ma anche successivamente, cioè durante lo svolgimento dello stesso.Nello specifico, il codice deontologico afferma che l’avvocato, ogni qualvolta ne venga richiesto, deve informare il cliente sullo svolgimento del mandato a lui affidato e deve fornire copia di tutti gli atti e documenti, anche provenienti da terzi, concernenti l’oggetto del mandato e l’esecuzione dello stesso sia in sede stragiudiziale che giudiziale.Ma non solo. L’avvocato deve comunicare alla parte assistita la necessità del compimento di atti necessari ad evitare prescrizioni, decadenze o altri effetti pregiudizievoli relativamente agli incarichi in corso.L’avvocato deve inoltre riferire alla parte assistita, se nell’interesse di questa, il contenuto di quanto appreso legittimamente nell’esercizio del mandato.Dunque, il difensore è tenuto ad aggiornare costantemente il proprio assistito sull’evoluzione dell’incarico conferitogli. Nello specifico, l’obbligo di informazione sussiste nel momento in cui il cliente si rivolga al legale per avere informazioni riguardanti la propria pratica, ovvero quando occorre compiere tempestivamente azioni legali a salvaguardia dei diritti del cliente (ad esempio, atti interruttivi della prescrizione).

    2. Se il tuo avvocato non risponde mai al telefono, potresti legittimamente revocargli l’incarico, in quanto il rapporto fiduciario tra voi è venuto meno. Quanto detto vale tanto più se pensi che il prolungato silenzio del professionista nascondi un grave inadempimento nei tuoi confronti. Ricorda che la revoca del mandato non ti solleva dall’obbligo di pagare la parcella del professionista, almeno relativamente al lavoro fino a quel momento svolto.

    3. Inoltre, l’avvocato che non risponde mai al telefono può essere denunciato al Consiglio dell’ordine degli avvocati di appartenenza, il quale valuterà l’applicazione della sanzione disciplinare della censura. Tuttavia, devi sapere che se l’avvocato non comunica dettagli inutili del procedimento (ad esempio, ciò che accade nelle udienze meramente interlocutorie, ecc.), allora non gli si potrà muovere alcun addebito. Ugualmente, l’avvocato che non tiene costantemente aggiornato il cliente che, a propria volta, non ha mai mostrato alcun interesse a riguardo, non potrà essere accusato di inadempimento.

  8. Buongiorno, avrei una domanda per voi esperti del diritto. Potreste dirmi se il patrocinio a spese dello Stato copre anche la redazione della querela? Grazie in anticipo

    1. Purtroppo la risposta è negativa: se intendi affidare al tuo avvocato l’incarico di prepararti una denuncia/querela, dovrai pagargli l’onorario. Questo avviene perché la querela può essere sporta personalmente dal diretto interessato, senza la necessità di nominare un avvocato. Chi decide di farsi rappresentare sin da subito da un avvocato lo fa spontaneamente, senza che ve ne sia un obbligo: è quindi giusto che retribuisca il difensore per il lavoro svolto. Detto ancora in altri termini: l’atto di sporgere querela non richiede l’assistenza necessaria di un avvocato, ecco perché chi decide di farsi assistere anche nella redazione di questo documento deve pagare.

  9. Salve, mi spiegate come funziona il gratuito patrocinio? Se vengo ammessa al gratuito patrocinio, quali diritti ho? Spero possiate rispondermi urgentemente, grazie.

    1. Tutti coloro che non hanno avuto un reddito imponibile a fini Irpef risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi superiore ad 11.493,82 euro possono chiedere di accedere al gratuito patrocinio in qualsiasi tipo di procedimento (civile, penale, amministrativo, contabile, tributario e negli affari di volontaria giurisdizione ecc.), purché la propria azione appaia fondata.Accertata la sussistenza del requisito reddituale, l’istanza di ammissione al gratuito patrocinio deve essere inoltrata:
      nel caso di procedimento civile, al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del luogo in cui deve incardinarsi il processo;
      nell’ipotesi di procedimento penale, invece, all’ufficio del magistrato innanzi al quale pende il procedimento (per la possibilità di allegare l’istanza direttamente all’atto di querela, leggi l’ultimo paragrafo).

    2. La persona che abbia ottenuto l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato non solo ha diritto a nominare un avvocato che possa seguirlo gratuitamente, ma andrà esente anche da tutte le altre spese collegate all’instaurarsi di un procedimento. In altre parole, il gratuito patrocinio consente di non pagare ogni costo legato alla giustizia, tipo: il contributo unificato per l’iscrizione a ruolo del procedimento; le marche da bollo per la costituzione di parte civile o per chiedere il rilascio di copie in cancelleria; le spese di notifica degli atti; ecc.

  10. La parcella del mio avvocato mi sembra un po’ troppo gonfiata…. Cosa posso fare se il compenso che mi richiede l’avvocato è sproporzionato?

    1. Ci sono due mezzi di tutela per il cliente a cui l’avvocato richieda un compenso sproporzionato, mezzi che possono essere esercitati congiuntamente. Innanzitutto, è possibile segnalare l’avvocato al Consiglio dell’Ordine degli avvocati a cui questi è iscritto; il Consiglio attiverà la procedura prevista dal Codice deontologico per l’applicazione delle sanzioni disciplinari. In secondo luogo, il cliente può rifiutarsi di pagare il compenso preteso dal professionista, il quale sarà così costretto a ricorrere al giudice. Così adito, spetterà poi al tribunale riqualificare la parcella del professionista alla luce di quanto apparirà congruo ed equo.

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