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Divorzio: cosa succede al mio patrimonio?

16 Maggio 2020
Divorzio: cosa succede al mio patrimonio?

In prospettiva di un matrimonio in regime di separazione dei beni e ipotizzando un malaugurato divorzio, cosa potrebbe accadere al mio patrimonio? Quali diritti vanterebbe la mia ex?

Gentile Cliente, in primo luogo è opportuno chiarirle che nel nostro ordinamento giuridico non esistono degli strumenti giuridici quali, ad esempio, i cosiddetti accordi prematrimoniali, con cui sarebbe possibile disciplinare le vicende successive ad una separazione e/o ad un divorzio. Pertanto, in tale caso, per comprendere cosa potrebbe accadere al suo patrimonio, è opportuno conoscere cosa prevede la legge [1].

Innanzitutto, quindi, deve sapere che quando due persone si sposano sottoscrivono un vero e proprio contratto dal quale derivano diritti e doveri per entrambi i coniugi, tra cui anche quello della reciproca assistenza. Con il divorzio questi obblighi e/o queste facoltà cessano, poiché il contratto di matrimonio si scioglie definitivamente e i due ex diventano degli estranei a tutti gli effetti.

Tuttavia, ci sono degli aspetti patrimoniali che riguardano marito e moglie, che si manifestano a seguito di un divorzio e che vanno esaminati. Essi riguardano:

  • l’assegno divorzile [2]. Si tratta di un importo che, eventualmente, viene previsto a carico di un coniuge ed a favore dell’altro. Esso può essere regolato su accordo tra le parti oppure stabilito dal giudice. In questo caso, però, non è automatico poiché, in base ad una recente interpretazione giurisprudenziale, non è più ancorato al cosiddetto tenore di vita avuto dalla coppia durante il rapporto. Il giudice, perciò, nel decidere se prevedere o meno l’assegno divorzile, deve valutare l’adeguatezza dei mezzi di sostentamento del coniuge beneficiario, la difficoltà a procurarseli e, ad esempio, l’eventuale contributo dato alla formazione del patrimonio personale dell’altro coniuge (pensi al caso della casalinga che, con la propria dedizione, ha consentito al marito di crearsi un patrimonio, e che, dopo il divorzio, non può e non saprebbe quale lavoro procurarsi) [3]. Quindi, tenga presente che se la sua futura sposa lavora stabilmente e lavorerà ancora al momento del divorzio, avendo i mezzi sufficienti per mantenersi, con buona probabilità non avrà diritto ad alcun assegno;
  • la quota del tfr. Si tratta del diritto del coniuge divorziato di percepire una percentuale (il 40 %) sul tfr maturato a favore dell’ex e in proporzione agli anni di durata del matrimonio [4]. Tale facoltà, però, non spetta se il coniuge, potenzialmente beneficiario, non ha diritto all’assegno divorzile.

Invece, dopo un divorzio, non permane alcun diritto successorio, fatta eccezione per una percentuale sulla cosiddetta pensione di reversibilità, ma sempre legata alla titolarità dell’assegno divorzile [5]. In altri termini, il coniuge divorziato, essendo diventato un estraneo a tutti gli effetti, non rientra nell’asse ereditario dell’ex, a meno che questi non gli abbia devoluto qualcosa per testamento (circostanza, questa, abbastanza rara).

Dunque, la sua futura sposa, a seguito dell’ipotetico divorzio, non potrebbe subentrare, neanche con una piccola quota, nel suo patrimonio: esso andrebbe in successione ad altri soggetti (ad esempio, i suoi figli oppure i suoi nipoti).

Pertanto, alla luce delle considerazioni appena espressa ed in merito agli argomenti in esse trattati, ritengo che non debba eccessivamente preoccuparsi per il divorzio.

Comunque, e qui concludo, si ricordi che, quando un matrimonio si rompe, i coniugi hanno sempre la facoltà di trovare e concordare una soluzione consensuale a tutti gli aspetti descritti in questa sede, anche durante un’eventuale azione legale in corso. Pertanto, non è scontato che la risoluzione delle potenziali problematiche connesse ad un divorzio debba essere, necessariamente, traumatica e difficile.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello


note

[1] L. 898/1970.

[2] Art. 5 co. 6 Legge 898/1970

[3] Cass. civ. S.U. sent. n. 18287/2018

[4] Art. 12bis Legge 898/1970

[5] Art. 9 co. 2 Legge 898/1970


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