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Aggressione: ultime sentenze

19 Giugno 2020
Aggressione: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: agevolazione dell’aggressione contro la vittima; condotta dei concorrenti di neutralizzazione delle difese altrui; rafforzamento del proposito criminoso dell’esecutore; assenza dei presupposti della scriminante della legittima difesa.

Le condizioni di minorata difesa della vittima 

Per la verifica della condizione di “minorata difesa” della vittima richiesta dall’art. 613-bis c.p., vanno valorizzate le condizioni personali e ambientali che facilitino l’azione criminale e che rendano effettiva la signoria o il controllo dell’agente sulla vittima, agevolando il depotenziamento se non l’annullamento delle capacità di reazione di quest’ultima.

(In motivazione la Corte ha chiarito che la vulnerabilità della vittima va valutata in relazione al momento in cui l’aggressione viene perpetrata, e non già con riferimento alla possibilità di una reazione successiva, come quella che potrebbe consistere nella denuncia dei fatti).

Cassazione penale sez. V, 11/10/2019, n.50208

L’uso di arma legittimamente detenuta 

In tema di legittima difesa, l’uso di un’arma, legittimamente detenuta, rappresenta reazione sempre proporzionata nei confronti di chi si sia illecitamente introdotto, o illecitamente si trattenga, all’interno del domicilio o dei luoghi a questo equiparati a patto che il pericolo dell’offesa ad un diritto personale o patrimoniale sia attuale e che l’impiego dell’arma sia concretamente necessario a difendere l’incolumità propria o altrui, ovvero anche soltanto i beni ove ricorra un pericolo di aggressione personale.

(In motivazione la Corte ha, in fattispecie di utilizzazione di un’arma contro un soggetto che, pur trovandosi all’interno di luoghi equiparati al domicilio, non stava tenendo una condotta da cui potesse ravvisarsi l’attualità del pericolo e la necessità della difesa, precisato che l’inserimento, ad opera della legge n. 36 del 2019, nell’art. 52, comma secondo, cod. pen., dell’avverbio “sempre”, ha avuto il mero significato di rafforzare la presunzione di proporzione già prevista dalla norma).

Cassazione penale sez. III, 10/10/2019, n.49883

Legittima difesa e aggressione reciproca

In tema di lesioni volontarie, non ricorre la legittima difesa qualora i due contendenti si siano lanciati contemporaneamente alla reciproca aggressione.

Cassazione penale sez. V, 04/10/2019, n.47589

Rissa e concorso anomalo nei reati di lesioni o omicidio

La configurabilità per il reato di rissa aggravata da lesioni o morte non esclude, a carico dei corrissanti non autori materiali né morali della lesione o dell’omicidio, la concorrente responsabilità, a titolo di concorso anomalo ex art. 116 c.p. per questi ulteriori delitti, a condizione che le caratteristiche della contesa consentissero di prevedere tali sviluppi.

(Fattispecie di rissa aggravata da lesioni, in relazione alla quale la Corte, annullando con rinvio la sentenza di condanna, ha indicato la necessità di chiarire se la contesa fosse caratterizzata sin dal suo esordio da reciproci intenti lesivi, potendosi soltanto in tal caso configurare automaticamente la responsabilità, a titolo di concorso anomalo, dei corrissanti non autori del fatto lesivo, mentre, laddove si fosse trattato di uno scontro puramente verbale, degenerato in aggressione fisica a seguito dell’occasionale rinvenimento di un’arma impropria, l’affermazione della responsabilità ex art. 116 c.p. avrebbe richiesto un accertamento della prevedibilità in concreto dell’evento ulteriore, da svolgersi attraverso l’esame delle modalità dell’azione e di tutte le circostanze rilevanti del fatto).

Cassazione penale sez. V, 02/10/2019, n.45356

L’attenuante della provocazione

Ai fini della configurabilità del reato di rissa sono necessarie la partecipazione di almeno tre persone e l’individuazione, nella contesa, di più centri di aggressione reciprocamente confliggenti, ciascuno dei quali può essere composto anche da una sola persona. Nei confronti di tale reato è normalmente incompatibile l’attenuante della provocazione, a meno che non risulti che l’azione offensiva di uno dei due gruppi contendenti sia stata preceduta e determinata da una pretesa tracotante e illecita o da una gravissima offesa proveniente esclusivamente dall’altro gruppo.

Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto integrato il delitto di rissa in relazione a uno scontro violento avvenuto dinanzi a un bar tra tre persone, escludendo l’attenuante della provocazione in quanto nessuno degli imputati aveva reso dichiarazioni in merito ai motivi della scoppio della contesa.

Tribunale Cassino, 21/08/2019, n.804

La scriminante della legittima difesa presunta

La scriminante della legittima difesa presunta, disciplinata dall’art. 52 c.p., come modificato dalla l. 26 aprile 2019 n. 36, non consente un’indiscriminata reazione contro colui che si introduca fraudolentemente nella dimora altrui, ma postula che l’intrusione sia avvenuta con violenza o con minaccia dell’uso di armi o di altri strumenti di coazione fisica, così da essere percepita dall’agente come un’aggressione, anche solo potenziale, alla propria o altrui incolumità, atteso che solo quando l’azione sia connotata da tali note modali può presumersi il rapporto di proporzione con la reazione.

Cassazione penale sez. V, 13/06/2019, n.40414

Quando non è configurabile la legittima difesa?

È configurabile la legittima difesa solo qualora l’autore del fatto versi in una situazione di pericolo, attuale per la propria incolumità fisica, tale da rendere necessitata e priva di alternative la sua reazione all’offesa mediante aggressione, mentre non è configurabile l’esimente allorché il soggetto non agisce nella convinzione, sia pure erronea, di dover reagire a solo scopo difensivo, ma per risentimento o ritorsione contro chi ritenga essere portatore di una qualsiasi offesa.

Cassazione penale sez. V, 06/06/2019, n.28336

Legittima difesa: l‘assenza dei presupposti

L’assenza dei presupposti della scriminante della legittima difesa, con precipuo riguardo al bisogno di rimuovere il pericolo di un’aggressione mediante una reazione proporzionata e adeguata, impedisce di ravvisare l’eccesso colposo: esso, infatti, si caratterizza per l’erronea valutazione di detto pericolo e, in relazione a esso, dell’adeguatezza dei mezzi usati.

Cassazione penale sez. I, 14/05/2019, n.39977

Quando va esclusa la legittima difesa domiciliare?

La causa di giustificazione prevista dall’art. 52, comma 2, c.p., così come modificato dall’art. 1, l. 13 febbraio 2006, n. 59, non consente un’indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella dimora altrui, ma presuppone un attacco, o quantomeno il pericolo di un’aggressione, all’altrui sfera domestica e alle persone che in essa si trovano.

(Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità della cd. legittima difesa domiciliare in relazione alle lesioni procurate dal ricorrente ad un vicino, che si era introdotto nel balcone prospiciente la sua abitazione, senza alcuna intenzione aggressiva e al solo fine di raggiungere il balcone della propria abitazione, alla quale era momentaneamente precluso l’accesso attraverso la porta di ingresso).

Cassazione penale sez. V, 15/04/2019, n.33191

Concorso di persone nel reato di omicidio preterintenzionale

In tema di concorso di persone nel reato di omicidio preterintenzionale, quando le aggressioni siano multiple e contestuali, nel tempo e nello spazio, ai danni di più vittime (una soltanto delle quali deceda per effetto delle percosse e/o lesioni subite), configurandosi in concreto un “fatto collettivo unitario”, il contributo rilevante ai sensi dell’art. 110 cod. pen., può consistere sia nell’agevolazione dell’aggressione contro la vittima, in ragione della superiorità numerica e della concomitante condotta dei concorrenti di neutralizzazione delle difese altrui (concorso materiale), che nel rafforzamento del proposito criminoso dell’esecutore, che si senta spalleggiato ed incoraggiato dalla concomitante azione degli altri (concorso morale); in tale situazione, il dolo dei singoli concorrenti ha ad oggetto, nella dimensione monosoggettiva, le sole percosse o lesioni, e non già la prevedibilità dell’evento letale, che nel delitto preterintenzionale non è voluto da alcuno, e, nella dimensione plurisoggettiva, la volontà di concorrere nel reato altrui, che può manifestarsi anche come intesa istantanea, o conoscenza, anche unilaterale, del contributo recato alla condotta altrui, o, infine, semplice adesione all’opera di un altro che ne rimanga ignaro.

Cassazione penale sez. V, 15/10/2019, n.4715



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